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Roccella Jazz Festival 2013 (3) – Lala & Sade

L’itinerario del Roccella Jazz 2013 fa tappa a Màrtone, paesino dell’entroterra, il 17 agosto. Il primo concerto vede impegnate sul palco la vocalist Laura Lala e la pianista Sade Mangiaracina con il loro ultimo progetto “Anche le briciole hanno un sapore”.

Laura Lala
Laura Lala
Sade Mangiaracina
Sade Mangiaracina

Il materiale presentato, più che jazzistico, è fortemente orientato verso la forma canzone: brani di ispirazione intima e personale, cantati più spesso in siciliano che in italiano, ai quali gioverebbe forse una maggiore concisione. E’ vero che si chiamano ritornelli, ma a volte ripetuti più di due volte inducono a pensare “e vabbè…. abbiamo capito”. Nei limitati spazi lasciati alle fasi strumentali si apprezza, al di là del tocco un pò ruvido, l’approccio grintoso della giovane pianista, e il consistente apporto di Alessandro Marzi alla batteria, fluido e molto efficace nell’interpretare l’unico breve spazio “solistico” a disposizione, in Idda, pezzo che tocca il tema femminicidio. Completato da Giacomo Buffa al basso elettrico, il gruppo ha chiuso con la bella S’Iddu Moru, che prendendo le mosse da una frase della Cavalleria Rusticana ripropone il tradizionale Abballati Abballati evitando l’ovvio, con una saggia e toccante lettura in chiave di moderata ballad.

Sade (particolare)

Foto di Anna Clara D’Aponte

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Roccella Jazz Festival 2013 (2) – Neko / Elina Duni Quartet

Ancora una sede “archeologica” per l’appuntamento di ferragosto del Roccella Jazz 2013. Nella villa Romana di Casignano, a sud di Locri sulla mitica statale 106, il doppio concerto di Neko e Elina Duni Quartet.

Apertura affidata al gruppo guidato dal chitarrista Francesco Diodati:

Foto Anna Clara D'Aponte
Francesco Diodati & Francesco Ponticelli

il set regala le migliori cose in apertura, con una eterea e riuscita improvvisazione, e nella conclusiva, frizzante versione della monkiana Brilliant corner. Per il resto, repertorio proveniente dalle due prove discografiche a sigla Neko: la musica stenta a decollare, nonostante la presenza di un sassofonista di elevata caratura quale è Gaetano Partipilo, vista la prestazione non esaltante della sezione ritmica, affidata a Ermanno Baron e Francesco Ponticelli.

Foto Anna Clara D'Aponte
Gaetano Partipilo


Foto Anna Clara D'Aponte
Diodati, Ponticelli & E. Baron

A seguire, Elina Duni Quartet:

Foto Anna Clara D'Aponte
           Elina Duni    

la vocalist di origini albanesi ma residente in Svizzera dà luogo ad una esibizione dai toni prevalentemente tenui, senz’altro impeccabile dal punto di vista tecnico e formale, che risente però della evidente impronta del produttore Manfred Eicher. La Duni è infatti fresca di incisione dell’album di debutto per la ECM (Matane Malit), e anche in questo caso il marchio di fabbrica dell’etichetta di tedesca si sente eccome, con i pregi qualitativi e i difetti di omologazione di cui si è parlato fin troppo spesso. Repertorio di tradizionali albanesi arrangiati dalla leader, ben affiancata dagli stessi componenti che hanno partecipato all’incisione discografica: leggera e discreta la sezione ritmica con Norbert Pfammater e Patrice Moret,

Foto Anna Clara D'Aponte
Patrice Moret & Norbert Pfammater

rispettivamente batteria e contrabbasso, fondamentale l’apporto del pianista Colin Vallon, che più volte modifica i timbri del suo strumento con minime preparazioni o agendo sulle corde, a simulare le sonorità tradizionali balcaniche. Positiva la risposta del pubblico.

Foto di Anna Clara D’Aponte

Roccella Jazz Festival 2013 (1) – Pippo Matino “Joe Zawinul tribute”

Caratterizzato da una struttura itinerante in otto diverse sedi, il festival jazz di Roccella Jonica 2013 ha aperto i battenti il 14 agosto. L’offerta di concerti è talmente vasta da risultare ipertrofica, già dalla prima serata si impone una scelta fra due eventi in contemporanea, a Reggio C. e Locri. Qui, nella suggestiva cornice dell’area archeologica, Pippo Matino ha presentato il suo “Joe Zawinul tribute“. Le eccellenti doti tecniche del bassista sono ben note, e anche in quest’occasione sono ben evidenziate. Specialmente nella prima parte il set è ad alta intensità, e mette in luce la buona vena creativa della macchina ritmica, alimentata dagli ospiti Roger Biwandu (batteria) e dalle percussioni di Giovanni Imparato, che estemporaneamente si esibisce anche con vocalizi di ispirazione africana.

Più lineari le prestazioni di Antonio de Luise, a cui è affidato il compito di emulare i timbri e il fraseggio alle tastiere del grande musicista viennese, e del sassofonista Giulio Martino, che nel contesto non ha avuto molti spazi per mettere in luce le sue doti di solido strumentista. Completato dalla presenza saltuaria della vocalist Silvia Barba, i cui interventi hanno contribuito a dilatare e variegare le atmosfere, il gruppo ha offerto un’esibizione di buon impatto.

Per la cronaca, la seconda parte della serata era affidata a Sarah Jane Morris, accompagnata da un chitarrista. Ennesimo esempio di scelta quantomeno discutibile in un jazz festival.