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Roberto Ottaviano QuarkTet – Sideralis

Dodicilune ED364

L’assoluto microcosmo evocato dal nome del quartetto apre all’infinitamente grande nel titolo del disco. Ancora una volta affiancato dal pianista Alexander Hawkins, già sodale nel precedente omaggio a Lacy FORGOTTEN MATCHES, Roberto Ottaviano torna con un disco davvero ricco e composito, mutevole e interessante ad ogni riascolto.

L’apertura con Vulpecula ha andamento danzante ostinato, suoni secchi e nitidi, un solo centrale che mette in luce fraseggio chiaro e spazioso, coerente nello spirito di ricerca, intenso e rigoroso ma al tempo stesso comunicativo. Tratti che da sempre caratterizzano l’estetica musicale dell’artista barese.

Nella successiva Berenice’s Code, assai elegante nell’incipit, nei suoni in circolo di Planet John Lee Hooker e in On The Harmonica Wake il procedimento esplorativo degli spazi sonori consegna all’ascolto una musica assorta, sia nei materiali tematici che nelle ampie fasi a sviluppo libero.

I momenti più sanguigni e marcatamente ritmici si ritrovano nell’esplicito omaggio al pianista Herbie Nichols, swingante e ben sostenuto dal lavoro di un eccellente Michael Formanek, ed impreziosito dal conclusivo solo di Gerry Hemingway, drummer versatile ed aperto come pochi; e in Holy Gravity, dove è ancora il potente avvio del contrabbasso che detta le mosse ad un rilassato funky, declamato insolitamente dal nostro con l’uso del baritono. Ancor più intenso è Centaurus, unico spazio in cui i suoni si fanno più serrati e febbrili in tipico stile post-free.

Interamente composto dal leader, il disco raggiunge il picco nella conclusiva Sideralis, otto minuti di pura astrazione sonora, evocazione degli eterei spazi suggeriti dal titolo, dove l’equilibrio fra suono e silenzio, fra nota e rumore supera di slancio gli steccati di genere e facile etichettatura, e richiama alla mente la musica contemporanea colta più attenta all’interiorità dei suoni (pensiamo a Scelsi o ancor di più a Luigi Nono) raggiungendo risultati comparabili ai migliori esiti in tale ambito.

Da menzionare anche l’alta qualità della registrazione, che garantisce perentoria ed equilibrata presenza degli strumenti, perfetta definizione e spazialità, assoluta fedeltà timbrica.

Eccellente, tutto.

1 – Vulpecula
2 – Berenice’s Code
3 – Planet Nichols
4 – Planet John Lee Hooker
5 – Ellingtonia
6 – Afro Asteroids Game
7 – On The Harmonica Wake
8 – Holy Gravity
9 – Centaurus
10 – SideralisAll compositions by Roberto Ottaviano (Dodicilune edizioni)

Roberto Ottaviano, soprano, sopranino, alto & baritone saxophones
Alexander Hawkins, piano
Michael Formanek, bass
Gerry Hemingway, drums, mouth harp

Adriano Clemente_The Mingus Suite

211

In ideale comunione con lo spirito furioso e al contempo poetico del gigante di Nogales, innervato da un vero e sentito meaning of the blues,  merita senz’altro un attento ascolto

The Mingus Suite di Adriano Clemente

che attraverso un articolato percorso in sette movimenti e tre interludi, composizioni originali del pianista leader, coglie in pieno l’essenza musicale espressa dalle migliori pagine del geniale contrabbassista, esplicitando solo a tratti, come in Last Blues, evidenti parafrasi a mo’ di omaggio. Il corpus maggiore del lavoro è poi integrato da una dedica a Sun Ra, e dal conclusivo requiem For My Father, con la  partecipazione di Roberto Ottaviano.  Ora trascinante ora meditativo, swingante e ben nutrito di assolo incisivi, il disco scorre senza intoppi. Raccomandato.

The Mingus Suite
1st mov.   1) Inner Fires
2nd mov.   2) Memories Of Duke
interlude  3) Urban Jungle I
3rd mov.   4) Circus
4th mov.   5) Blues In Rags
interlude  6) Night City Blues
5th mov.   7) While You Are Asleep
interlude  8) Urban Jungle II
6th mov.   9) Last Blues
7th mov.  10) Requiem/Inner Fires Reprise
11) Brown Bear’s Love Waltz
12) For my Father
All compositions and arrangements by Adriano Clemente

AKASHMANI ENSEMBLE (1 – 11)

Francesco Lento, trumpet
Mario Corvini, trombone
Daniele Tittarelli, alto sax
Marco Guidolotti, baritone sax, clarinet, bass clarinet
Riccardo Fassi, piano
Dario Rosciglione, double bass (except 4)
Raffaele Toninelli, bowed double bass (1, 4)
Andrea Nunzi, drums
Roberto Ottaviano, soprano sax (12)
Adriano Clemente, piano (12)

Freschi di stampa (Marzo) _The Good Storyteller – Elisabetta Guido

Si continua, per ora, con la nuova formula: veloci segnalazioni di una o più novità discografiche giunte in redazione, scelte fra quelle che già al primo ascolto hanno impressionato positivamente.

Il disco di oggi è

The Good Storyteller – Elisabetta Guido

già recensita su queste pagine per il suo precedente Let your voice dance, la vocalist salentina sbriglia il suo talento in molteplici rivoli, spaziando con uguale disinvoltura dal funky alla pura melodia, ritagliando agli estremi opposti del percorso, sostanzialmente jazzistico, spazi di pura impro e una rigorosa pizzica; a completare il tutto, omaggi a Chick Corea, Mingus e Joni Mitchell in forma di personali ed eleganti cover. Bello e di sostanza.

 

 

Roberto Ottaviano FORGOTTEN MATCHES. THE WORLDS OF STEVE LACY (1934 – 2004)

lacyDodicilune ED334
Un doppio cd (uno in quartetto, l’altro in duo) per ricordare, nel decennale della scomparsa, il musicista statunitense. Un omaggio ad uno dei suoi maestri, forse autentico nume tutelare, che Roberto Ottaviano esplicita calandosi nei timbri, nel fraseggio e negli sviluppi delle composizioni originarie con una mimesi a tratti impressionante.

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Elisabetta Guido – Let your voice dance (2013)

e. guidoKoinè KNE020

Un disco dove la voce assume ruolo paritario con gli strumenti. Del resto, con l’organico schierato, ampio e validissimo (leggere per credere), la scelta della leader Elisabetta Guido appare la più logica ai fini della riuscita del lavoro. L’assunto di questo progetto è già evidente dalla title-track, frammentaria e aerea, che lascia ampio spazio all’estro sottile delle ance, sostenute dal determinante lavoro alle sei corde di Mauro Campobasso, qui autore anche della musica.

L’evidente passione della vocalist per l’America Latina innerva buona parte del programma (Sueño, Fronteras, L’equilibrista, la tautologica Tango), e sicuramente l’interpretazione ne dà conto, irrobustita in intensità dai grintosi interventi di Javier Girotto; ma i momenti più creativi nascono quando scansioni tutto sommato prevedibili sono intervallate da atmosfere più libere e meno incasellabili, come la seconda parte de El desayuno de los gauchos o la meditativa intro di Night of the soul.

Fra gli episodi più riusciti, molto bella la pura astrazione di Nevermind, fresca e briosa l’apertura di Moonlight Party, con gli incisivi solo di piano e tromba a rincorrersi in un percorso swingante con misura.

Nel complesso, quindi, un disco essenzialmente di genere, senz’altro adattissimo agli appassionati del modern tango, che però non disdegna le escursioni in territori alieni, come dimostra l’enigmatica e potente chiusura Chorale and processional, piccolo gioiello alla soglie del minimalismo.

1 – Moonlight party (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
2 – Let your voice dance (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
3 – Sueño (musica E. Guido – testo M. D’Anna)
4 – Fronteras (testo e musica di R. Darwin)
5 – El Desayuno de los gauchos (musica M. Campobasso)
6 – Night of the soul (musica M. Manzoni – testo M. D’Anna)
7 – Interlude: Nevermind (musica M. Campobasso)
8 – Equilibrista (musica A. Impullitti – testo E. Guido)
9 – Tango (musica e testo R. Sakamoto)
10 – Un’altalena sopra un prato (musica P. Di Sabatino – testo E.Guido)
11 – Epilogue: Chorale and processional (musica M. Campobasso)
Personnel
Elisabetta Guido, voce
Mauro Campobasso, chitarre e arrangiamenti
Marco Tamburini, tromba
Javier Girotto, sax soprano e baritono
Roberto Ottaviano, sax soprano e tenore
Raffaele Casarano, sax alto e soprano e live electronics
Barbara Errico, voce
Maurizio D’Anna, voce recitante
Paolo di Sabatino, piano
Mirko Signorile, piano e fender Rhodes
Marco Bardoscia, basso acustico ed elettrico
Luca Bulgarelli, bass synth
Alessandro Monteduro, percussioni
Marcello Nisi, batteria
Erica Scherl, violino
Carla Petrachi e Anita Tarantino, cori
ENGLISH VERSION

A disc where the voice becomes equal role with instruments. Moreover, with the organic fielded here, large and very effective (read for yourself), the choice of leader Elisabetta Guido seems the most logical for the success of the work. The assumption of this project is already evident from the title track, fragmented and airy, which leaves plenty of room to play creatively reeds, supported by the decisive work at six-string by Mauro Campobasso, who also wrote the music here.

The singer’s evident passion for Latin America innervates most of the program (Sueño, Fronteras, Tightrope, the tautological Tango), and surely the interpretation gives an account, strengthened in intensity by gritty interventions by Javier Girotto, but the most creative moments arise when scans altogether predictable are interspersed with more free atmospheres less classifiable, as the second part of El desayuno de los gauchos or meditative intro of Night of the soul.

Among the most successful episodes, very beautiful the pure abstraction of Nevermind, fresh and lively the opening with Moonlight Party, with the sharp solos of piano and trumpet to chase each other in a path with swinging measure.

Overall, therefore, essentially a work of gender, certainly highly suitable to fans of modern tango, but does not disdain hiking in alien territories, as evidenced by the enigmatic and powerful closing Chorale and processional, a small jewel at the threshold of minimalism.