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Adriano Clemente_The Mingus Suite

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In ideale comunione con lo spirito furioso e al contempo poetico del gigante di Nogales, innervato da un vero e sentito meaning of the blues,  merita senz’altro un attento ascolto

The Mingus Suite di Adriano Clemente

che attraverso un articolato percorso in sette movimenti e tre interludi, composizioni originali del pianista leader, coglie in pieno l’essenza musicale espressa dalle migliori pagine del geniale contrabbassista, esplicitando solo a tratti, come in Last Blues, evidenti parafrasi a mo’ di omaggio. Il corpus maggiore del lavoro è poi integrato da una dedica a Sun Ra, e dal conclusivo requiem For My Father, con la  partecipazione di Roberto Ottaviano.  Ora trascinante ora meditativo, swingante e ben nutrito di assolo incisivi, il disco scorre senza intoppi. Raccomandato.

The Mingus Suite
1st mov.   1) Inner Fires
2nd mov.   2) Memories Of Duke
interlude  3) Urban Jungle I
3rd mov.   4) Circus
4th mov.   5) Blues In Rags
interlude  6) Night City Blues
5th mov.   7) While You Are Asleep
interlude  8) Urban Jungle II
6th mov.   9) Last Blues
7th mov.  10) Requiem/Inner Fires Reprise
11) Brown Bear’s Love Waltz
12) For my Father
All compositions and arrangements by Adriano Clemente

AKASHMANI ENSEMBLE (1 – 11)

Francesco Lento, trumpet
Mario Corvini, trombone
Daniele Tittarelli, alto sax
Marco Guidolotti, baritone sax, clarinet, bass clarinet
Riccardo Fassi, piano
Dario Rosciglione, double bass (except 4)
Raffaele Toninelli, bowed double bass (1, 4)
Andrea Nunzi, drums
Roberto Ottaviano, soprano sax (12)
Adriano Clemente, piano (12)

Freschi di stampa (Marzo) _The Good Storyteller – Elisabetta Guido

Si continua, per ora, con la nuova formula: veloci segnalazioni di una o più novità discografiche giunte in redazione, scelte fra quelle che già al primo ascolto hanno impressionato positivamente.

Il disco di oggi è

The Good Storyteller – Elisabetta Guido

già recensita su queste pagine per il suo precedente Let your voice dance, la vocalist salentina sbriglia il suo talento in molteplici rivoli, spaziando con uguale disinvoltura dal funky alla pura melodia, ritagliando agli estremi opposti del percorso, sostanzialmente jazzistico, spazi di pura impro e una rigorosa pizzica; a completare il tutto, omaggi a Chick Corea, Mingus e Joni Mitchell in forma di personali ed eleganti cover. Bello e di sostanza.

 

 

Roberto Ottaviano FORGOTTEN MATCHES. THE WORLDS OF STEVE LACY (1934 – 2004)

lacyDodicilune ED334
Un doppio cd (uno in quartetto, l’altro in duo) per ricordare, nel decennale della scomparsa, il musicista statunitense. Un omaggio ad uno dei suoi maestri, forse autentico nume tutelare, che Roberto Ottaviano esplicita calandosi nei timbri, nel fraseggio e negli sviluppi delle composizioni originarie con una mimesi a tratti impressionante.

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Elisabetta Guido – Let your voice dance (2013)

e. guidoKoinè KNE020

Un disco dove la voce assume ruolo paritario con gli strumenti. Del resto, con l’organico schierato, ampio e validissimo (leggere per credere), la scelta della leader Elisabetta Guido appare la più logica ai fini della riuscita del lavoro. L’assunto di questo progetto è già evidente dalla title-track, frammentaria e aerea, che lascia ampio spazio all’estro sottile delle ance, sostenute dal determinante lavoro alle sei corde di Mauro Campobasso, qui autore anche della musica.

L’evidente passione della vocalist per l’America Latina innerva buona parte del programma (Sueño, Fronteras, L’equilibrista, la tautologica Tango), e sicuramente l’interpretazione ne dà conto, irrobustita in intensità dai grintosi interventi di Javier Girotto; ma i momenti più creativi nascono quando scansioni tutto sommato prevedibili sono intervallate da atmosfere più libere e meno incasellabili, come la seconda parte de El desayuno de los gauchos o la meditativa intro di Night of the soul.

Fra gli episodi più riusciti, molto bella la pura astrazione di Nevermind, fresca e briosa l’apertura di Moonlight Party, con gli incisivi solo di piano e tromba a rincorrersi in un percorso swingante con misura.

Nel complesso, quindi, un disco essenzialmente di genere, senz’altro adattissimo agli appassionati del modern tango, che però non disdegna le escursioni in territori alieni, come dimostra l’enigmatica e potente chiusura Chorale and processional, piccolo gioiello alla soglie del minimalismo.

1 – Moonlight party (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
2 – Let your voice dance (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
3 – Sueño (musica E. Guido – testo M. D’Anna)
4 – Fronteras (testo e musica di R. Darwin)
5 – El Desayuno de los gauchos (musica M. Campobasso)
6 – Night of the soul (musica M. Manzoni – testo M. D’Anna)
7 – Interlude: Nevermind (musica M. Campobasso)
8 – Equilibrista (musica A. Impullitti – testo E. Guido)
9 – Tango (musica e testo R. Sakamoto)
10 – Un’altalena sopra un prato (musica P. Di Sabatino – testo E.Guido)
11 – Epilogue: Chorale and processional (musica M. Campobasso)
Personnel
Elisabetta Guido, voce
Mauro Campobasso, chitarre e arrangiamenti
Marco Tamburini, tromba
Javier Girotto, sax soprano e baritono
Roberto Ottaviano, sax soprano e tenore
Raffaele Casarano, sax alto e soprano e live electronics
Barbara Errico, voce
Maurizio D’Anna, voce recitante
Paolo di Sabatino, piano
Mirko Signorile, piano e fender Rhodes
Marco Bardoscia, basso acustico ed elettrico
Luca Bulgarelli, bass synth
Alessandro Monteduro, percussioni
Marcello Nisi, batteria
Erica Scherl, violino
Carla Petrachi e Anita Tarantino, cori
ENGLISH VERSION

A disc where the voice becomes equal role with instruments. Moreover, with the organic fielded here, large and very effective (read for yourself), the choice of leader Elisabetta Guido seems the most logical for the success of the work. The assumption of this project is already evident from the title track, fragmented and airy, which leaves plenty of room to play creatively reeds, supported by the decisive work at six-string by Mauro Campobasso, who also wrote the music here.

The singer’s evident passion for Latin America innervates most of the program (Sueño, Fronteras, Tightrope, the tautological Tango), and surely the interpretation gives an account, strengthened in intensity by gritty interventions by Javier Girotto, but the most creative moments arise when scans altogether predictable are interspersed with more free atmospheres less classifiable, as the second part of El desayuno de los gauchos or meditative intro of Night of the soul.

Among the most successful episodes, very beautiful the pure abstraction of Nevermind, fresh and lively the opening with Moonlight Party, with the sharp solos of piano and trumpet to chase each other in a path with swinging measure.

Overall, therefore, essentially a work of gender, certainly highly suitable to fans of modern tango, but does not disdain hiking in alien territories, as evidenced by the enigmatic and powerful closing Chorale and processional, a small jewel at the threshold of minimalism.

Roberto Ottaviano: Arcthetics – Soffio primitivo (2013)

index.phpDodicilune ED313 (2013)

http://www.dodiciluneshop.it/

A sei anni di distanza dalla effettiva realizzazione, va alle stampe “Arcthetics – Soffio primitivo”. Lo spunto ispirativo è nelle liriche di Vittorino Curci, a sottolineare la duplicità del sentire sia il sottile legame con la propria terra, che la naturale urgenza alla ricerca del nuovo e della conoscenza. In altre parole, l’attitudine al viaggio, inteso nelle sue molteplici accezioni.

Sostenuto da batteria ed un atipico quartetto d’archi, rafforzato nel registro basso, il soprano di Roberto Ottaviano si staglia con nitidezza, e va a disegnare un percorso sonoro fascinoso ed evocativo, che esplora territori oltremodo diversi: gli opposti limiti si collocano nella libertà improvvisativa di Sospeso tra due solitudini estreme, dove i nuclei tematici sono ridotti all’essenziale, e negli inaspettati spunti melodici che caratterizzano Il confinato, dove la frase diventa cantabile e il ritmo assume cadenze di lenta danza.

Enucleando il brano in coda, rilettura di un tradizionale albanese, Lule t’bukura ka Tirana, unico pezzo non dovuto alla penna di Ottaviano, il disco si sostanzia poi in quattro ulteriori composizioni, quasi una summa delle molteplici esperienze pregresse del musicista barese.

Il canto triste e solenne de Il pane degli addii cede il posto ad un accenno di ostinato ritmico nell’incipit della successiva Crosta bizantina, dove il leader lascia spazio alla fantasia percussiva di Roberto Dani. Il lavoro di Giovanni Maier caratterizza l’andamento oscillante, con frequenti cambi di passo nella ritmica, di Era notte a Sud. Molto bella e godibile l’incalzante Zone di guerra, dove il sax parte mimando in maniera quasi didascalica raffiche di armi da fuoco, per poi sviluppare un solo di rara intensità, a compendio di questo ben riuscito progetto, sempre coerente e ben intellegibile anche nelle sue componenti più cerebrali.

1 – Il pane degli addii

2 – Crosta bizantina

3 – Era notte a sud

4 – Sospeso tra due solitudini estreme

5 – Il confinato

6 – Zone di guerra

7 – Lule t’bukura ka Tirana 

Tutti i brani sono di Roberto Ottaviano tranne 7, tradizionale albanese arrangiato da Roberto Ottaviano

Personnel:

Roberto Ottaviano – sax soprano

Emanuele Parrini – violino

Paolo Botti – viola

Salvatore Maiore – violoncello

Giovanni Maier – contrabbasso

Roberto Dani – batteria