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Pomigliano Jazz Festival 2013, il programma completo

A pochi giorni dall’avvio, è stato pubblicato il programma definitivo del Pomigliano Jazz Festival 2013. Le date vanno dal 18 al 22 settembre, con l’anteprima del giorno 15 affidata a Ludovico Einaudi (non poteva mancare almeno un concerto che nulla ha a che vedere con il jazz).

Anche quest’anno struttura itinerante in vari comuni, ad una prima lettura appare particolarmente stimolante l’appuntamento del 19 con il trio D’Andrea/D’Agaro/Ottolini. Desta curiosità anche la presenza dell’ottantaquattrenne Benny Golson, che si esibirà nella serata del 21.

Per il resto, le consuete presenze di jazzisti campani (trio Nastro, Onorato, M. Zurzolo il 18, la ONJ che affianca il ritorno di Archie Shepp il giorno 20), e la chiusura del 22 con due nomi di sicuro richiamo, Gianluca Petrella in duo e Enrico Rava & PMJL.

Live – Anthony Braxton Diamond Curtain Wall Trio

Foto di Titti Fabozzi

Pomigliano, 11 luglio 2009

Unica data italiana per il prestigioso multistrumentista e compositore americano, affiancato nell’occasione dalla chitarrista Mary Halvorson e dal trombettista Taylor Ho Bynum.

I tre partono all’unisono, confezionando inizialmente una massa sonora densa e impenetrabile, completata da un bordone di rumori controllati da Braxton tramite un laptop. Gli strumenti a fiato sono esplorati ai limiti delle loro possibilità, mentre più canonico (nei limiti del contesto) è l’approccio della Halvorson, che alla sei corde elettrica mostra buona personalità ed un misurato e sapiente uso degli effetti.

Nella parte centrale del concerto il leader limita l’uso delle sue ance e dilata la trama dei suoni, lasciando più spazio nel contempo agli altri due musicisti: in particolare Ho Bynum, che fa massiccio uso di sordine varie, si mostra perfetto interprete dell’estetica braxtoniana, con la sua raffinata tecnica e la costante esplorazione timbrica.

Breve ripresa di intensità e la composizione/improvvisazione volge poi al termine, spegnendosi ancor prima che sia completato lo scorrere della sabbia di una grossa clessidra, utilizzata probabilmente da Braxton per stabilire un limite alla durata massima dell’evento.

In sintesi una prestazione di buona qualità, una conferma del coerente percorso di un artista che ha saputo costruirsi uno spazio importante nella storia della musica contemporanea, al di là dell’oggettiva difficoltà che la sua musica impone all’ascolto, mantenendo intatto il rigore formale e lo spirito di ricerca.

Per la cronaca, la serata ha avuto un ulteriore epilogo con l’ estemporaneo trio formato da Anthony Braxton, Don Moye alla batteria e il contrabbassista William Parker, che con il suo Chamber Trio (Leena Conquest voce, Eri Yamamoto piano) aveva preceduto l’esibizione del Diamond Curtain Wall.

I tre hanno eseguito due improvvisazioni dedicandole agli operai della Fiat di Pomigliano, fabbrica a rischio di chiusura o ridimensionamento.

Alfonso Tregua

Live – Stefano Battaglia Re: Pasolini

Foto di Titti Fabozzi

Pomigliano, 10 luglio 2009

Alla sua seconda partecipazione alla rassegna campana (si era esibito nel 2006 in solo), il pianista Stefano Battaglia si presenta con il suo Re: Pasolini, sontuoso progetto realizzato nel 2007 per la ECM, in forma di doppio CD, con differenti organici nei due dischi.

La formazione sul palco corrisponde alla sezione ritmica del CD1, con Salvatore Maiore al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria. L’assenza dei fiati e del cello, rispetto alla prova discografica, rende probabilmente più austera la proposta, ma non ne limita invero l’impatto e l’elevata caratura.

Come Pasolini districava la sua produzione in un ventaglio ampio di stimoli ed emozioni, diviso tra elevata spiritualità ed estrema crudezza, così i temi di Battaglia rappresentano in suoni quell’esperienza.

I brani partono spesso con incipit “popolari”, frasi semplici e cantabili, che danno lo spunto per dipanare trame sottili e raffinate, ora spigolose e lanciate verso l’improvvisazione, ora più fluide e morbide, aderenti in pieno all’estetica dell’etichetta tedesca di Manfred Eicher.

Fondamentale l’apporto dei compagni d’avventura del pianista milanese: lirico e rotondo il suono di Maiore, che sostiene la pulsazione interiore dei brani e ne arricchisce il lato melodico, e assolutamente straordinario Roberto Dani, con il suo drumming del tutto libero da costrizione ritmica, connubio di elevata tecnica e fantasia creativa che a nostro avviso si riconduce, seppure in contesto diverso, alla lettura innovativa dello strumento data da grandi come Chris Cutler, Han Bennink o Tony Williams.

Una bella e convincente prova di maturità per Battaglia, un artista che scientemente rinuncia al puro sfoggio del suo cospicuo bagaglio di strumentista, per concentrarsi sull’espressione più emotiva e profonda del fare/essere musica.

Alfonso Tregua