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Dominique Vantomme – Vegir

MJR 090

Un riff liquido del Fender Rhodes che richiama alla mente, per vaga analogia, un incipit del maestro Ratledge (a voi scoprirlo…): in rapida successione l’ingresso del poderoso basso di Tony Levin, con un’elegante fraseggio sostenuto dal tempo medio, qua e là punteggiato da lievi controtempo, della batteria di Maxime Lessens. Il tutto in graduale progresso di intenità sonora, fino a sfociare nel penetrante guitar solo di Michel Delville. Il pezzo è Double Down, opening di grande impatto per Vegir, lavoro interamente firmato da Dominique Vantomme, al suo esordio con l’etichetta di Leo Pavkovic.

Pur restando più spesso dietro le quinte che in primo piano, lasciando ampi spazi in tal senso ai compagni di percorso impegnati alle corde, il tastierista belga mostra gran disinvoltura e gusto negli interventi solistici, sia al Mini Moog (Equal Minds, con intrigante chiusura rumoristica) che al Rhodes, con egregi risultati ad esempio in The Self Licking Ice-cream Cone

Il materiale tematico, fin troppo lineare, non riserva particolari sorprese: la sostanza del disco è tutta nelle lunghe e ben riuscite sequenze improvvisative, dove, ben sostenuto dal “marchio di qualità” Levin, appare davvero in gran forma Michel Delville. Prende forma e corpo nei suoi solo un ideale compendio di un Hendrix appena appena “ripulito”, e un di Rypdal poco più sanguigno della norma. Entrambi, del resto, amori dichiarati e fonte di ispirazione per il grande axeman di Liegi.

Un’ora e un quarto che scorre via facile, senza mai pigiare il tasto stop.

1.Double Down 07:36
2.Equal Minds 10:19
3.Sizzurp 10:45
4.Playing Chess With Barney Rubble 09:04
5.The Self Licking Ice-cream Cone 13:08
6.Plutocracy 04:38
7.Agent Orange 09:46
8.Emmetropia 09:00

DOMINIQUE VANTOMME: Fender Rhodes Electric Piano, Piano, Mini Moog, Mellotron
MICHEL DELVILLE: Electric Guitar
TONY LEVIN: Bass Guitar, Chapman Stick
MAXIME LENSSENS: Drums

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Machine Mass – Plays Hendrix

MJR 084 (2017)

Chitarrista fra i più inventivi della generazione “di mezzo” nell’ambito jazz-rock-prog, Michel Delville ha progressivamente incrementato il bagaglio tecnico, l’arguzia nella ricerca timbrica, ma soprattutto l’approccio che fa della libertà espressiva la chiave per giungere ad un suono coinvolgente, ricco di potenza e raffinato al tempo stesso.

Le tappe del suo percorso musicale sono scandite da numerosi eventi fondativi, concretizzati in numerose band fra le quali ricordiamo The Wrong Object, medio combo del quale si trovano eccellenti prove discografiche, a partire dell’incontro con un autentico gigante del genere, il mai abbastanza compianto Elton Dean, documentato in The Unbelievable Truth. A seguire, ancora più maturo e convincente Stories from the Shed e in tempi più recenti After the Exhibition.

Veloce cenno merita anche douBt, formazione in trio strutturata in modo analogo a quella del disco del quale parleremo a breve. Anche qui due Cd di notevole spessore, Never Pet a Burning Dog e Mercy, Pity, Peace and Love, dove già troviamo un germe del progetto su Hendrix qui realizzato, con una prima versione di Purple Haze.

E infine Machine Mass, attuale trio dove il drummer è sempre (come in douBt) Tony Bianco, mentre le tastiere sono affidate ad Antoine Guenet, che rileva Alex Maguire. L’assunto è esplicito nel titolo, il repertorio è celeberrimo ma il risultato è comunque fresco, e caratterizzato dalla cifra stilistica del chitarrista belga, dove istinto e controllo vengono convogliati in un percorso che sfocia in un’energia che, pur mantenendosi sostanzialmente fedele alle atmosfere della psichedelia tipica dell’epoca, con masse sonore che ricordano a tratti anche Sun Ra (citato dallo stesso Delville nei ringraziamenti), riesce a riequilibrare la “datazione” con sonorità, stile e scelte armoniche in più punti sorprendenti.

Com’è ovvio, le cose più belle sono i guitar solo, fin dall’apertura di Third Stone From The Sun, impossibile citarne uno a discapito dell’altro. Il drumming di Tony Bianco fornisce il sapore più jazzistico (l’intro di Purple Haze, ad esempio), ed anche la necessaria propulsione in battere. Più defilato,  Antoine Guenet ha comunque modo di mettersi talora in evidenza, ad esempio fornendo corpo e sostanza “organica” al suono in Spanish Castle Magic, e nella successiva Fire.

Per dichiarata scelta produttiva, i brani sono proposti nella sequenza di registrazione, e in pratica non editati, quasi a voler rendere integralmente la sessione, con le inevitabili (seppur piccole) imperfezioni di un quasi-live dove la componente improvvisativa trova ampia applicazione. Forse qualche taglietto in più (pensiamo ad esempio a You Got Me Floating) avrebbe giovato alla scorrevolezza dell’ascolto, ma trattasi di gusti personali, e come tali del tutto opinabili. Resta comunque un disco intenso, ricco di spunti godibili e dotato di grande spinta. Play it Loud.

MICHEL DELVILLE guitar, Roland GR09, loops, stylophone, electronics, samples
TONY BIANCO drums, percussion
ANTOINE GUENET keyboards, synth, acoustic piano

Third Stone From The Sun; Purple Haze; Little Wing; Spanish Castle Magic; Fire; Voodoo Chile; Burning of The Midnight Lamp; You Got Me Floatin’; The Wind Cries Mary

The Wrong Object – After the Exhibition

Dopo un congruo numero di lavori dedicati a progetti collaterali (citiamo Doubt e Machine Mass trio), Michel Delville ritorna alla sua principale line-up con il nuovo disco di The Wrong Object. E l’attesa è pienamente ripagata da un percorso sonoro potente ed obliquo, ricco di inventiva e coinvolgente, dove i richiami alla tradizione RIO e prog sono rielaborati con grande freschezza.

Linee melodiche intricate e assolo eccellenti (Spanish Fly), atmosfere cupe disegnate dalle ance di Marti Melia e Francoise Lourtie (Yantra, con uno strepitoso Benoit Moerlen al vibrafono), libera improvvisazione (Jungle Cow part I), una memorabile chiusura con Stammisch, il disco mette in luce nel miglior modo possibile il talento creativo del chitarrista belga, che impone l’impronta della sua carismatica espressività al di là delle consistenti variazioni di organico: del precedente gruppo, in effetti, la formazione vede la permanenza del solo Laurent Delchambre alla batteria e percussioni. Fra le new entry, lungimirante appare la scelta dell’acerbo talentino in ascesa Antoine Guenet, tastierista “fresco di nomina” negli Univers Zero (e scusate se è poco…..).

A cinque anni di distanza dall’eccellente ed enciclopedico Stories from the Shed, questo disco evidenzia forse meno esuberanza ma maggior compattezza, in termini di maturazione, nella carriera di Delville: i modelli già citati all’epoca sono chiaramente sempre presenti, ma sempre più mimetizzati, metabolizzati in una ormai compiuta elaborazione di una personale cifra stilistica.

cover_300p-wideMJR 055 (2013)

http://moonjune.com/mjr_web_2013/home_mjr/

http://www.wrongobject.com

Tracklist:

1. Detox Gruel (4:13)
2. Spanish Fly (5:19)
3. Yantra (8:04)
4. Frank Nuts (3:38)
5. Jungle Cow Part I (5:50)
6. Jungle Cow Part II (4:40)
7. Jungle Cow Part III (6:07)
8. Glass Cubes (8:30)
9. Wrong But Not False (5:28)
10. Flashlight Into Black Hole (3:05)
11. Stammtisch (5:59)

Musicians:

Michel Delville / Guitar, Roland GR-09
Antoine Guenet / Keyboards, Vocals
Marti Melia / Bass & Tenor saxes, Clarinet
François Lourtie / Tenor, Alto & Soprano Sax, Voice
Pierre Mottet / Bass
Laurent Delchambre / Drums, Percussion, Objects, Samples
Benoît Moerlen / Marimba & Electronic Vibraphone (2,3, 5-7 & 11)
Susan Clynes / Vocals (8)

douBt – Mercy, Pity, Peace and Love

Dopo l’impressionante “Never Pet a Burning Dog,” già recensito qui, douBt ritorna con un nuovo album. Il trio appare, come è ovvio, ancor più amalgamato e telepatico rispetto al già ottimo esordio. Si avverte un maggior lavoro sulle strutture tematiche e armoniche, con un risultato che pur mantenendo un’alto tasso di libertà espressiva, si orienta solidamente verso i territori jazz-rock e progressive. Appare in grande forma Michel Delville, che disegna con grande efficacia e ispirazione le trame dei suoi spazi solistici, fornendo in più di un’occasione spunti davvero pregevoli e coinvolgenti,  come in Jalal e nella cover di Purple Haze; fondamentale anche il suo contributo compositivo, con la migliore espressione nel gioiellino The Invitation, rilassata ballad dall’andamento sincopato ed elegante.

Bella anche  No More Quarrel With The Devil, sempre dalla penna del chitarrista belga, con un’apertura in stile Black Sabbath e una parte centrale che richiama i timbri cari a Mike Ratledge. Pur se ridotta, non manca la componente più strettamente jazzistica e free, che prende il sopravvento in Rising Upon Clouds, The Human Abstract e nella seconda metà della lunga title-track, altro brano dalla struttura bifronte, caratterizzato nella prima parte da una solenne intro dove le tastiere di Alex Maguire si pongono in chiara evidenza.

A dare corpo e sostanza al tutto, ancora una prova di notevole caratura da parte di Tony Bianco, possente nel garantire il sostegno ritmico e al tempo stesso sciolto e fantasioso, elemento portante di questo atipico e brillante trio, che lascia prevedere sviluppi di grande interesse nel caso si consolidi come gruppo stabile.

index

MJR 049 – 2012

Line up:

ALEX MAGUIRE: keyboards
MICHEL DELVILLE: guitar, Roland GR09, samples
TONY BIANCO: drums, sequencer
Track listing:

douBt – never pet a burning dog

never petMJR 032 (2010)

Non tragga in inganno il delicato avvio (Corale di San Luca) in puro Canterbury-style, con l’ospite Richard Sinclair a vocalizzare alla maniera di Robert Wyatt: i tre minuti in questione sono un mero trampolino di lancio per le incisive ed aspre timbriche della chitarra di Michel Delville e del Rhodes di Alex Maguire, che nei  successivi Laughter e Over Birkerot (efficace ripresa di un brano del grande Terje Rypdal) vanno a delineare un paesaggio sonoro assai denso, con volumi al limite della saturazione in stile hard rock, in un contesto che però, musicalmente, rivela più l’attitudine all’inventiva libera e furiosa che fu del free-jazz anni ’60.

Buon esempio in merito è Sea, ad alto tasso improvvisativo, che mette in luce il poderoso drumming di Tony Bianco (che dei tre ha un’estrazione più puramente jazzistica).

Si tira il fiato per qualche istante con Passing Cloud, elegante intermezzo con lo “stiloso” Sinclair impegnato nella classica forma canzone, per poi riprendere, fino alla fine, a seguire un lavico ed emotivo fiume di suoni amplificati, distorti,  febbrili, potenti e liberi, che nella conclusiva Beppe’s Shelter raggiungono l’apice, a compendio di un lavoro impressionante per l’energia che trapela intatta dai solchi del CD, conferendo all’ascolto un’intensità simile a quella di un concerto live.

Alex Maguire (piano elettrico Fender Rhodes, organo Hammond, Mellotron, synth); Michel Delville (chitarra elettrica, Roland GR-09); Tony Bianco (batteria); Richard Sinclair (basso in 1,2 e voce in 1,5)

01. Corale Di San Luca

02. Laughter

03. Over Birkerot

04. Sea

05.Passing Cloud

06. Cosmic Surgery

07. Aeon

08. Beppe’s Shelter