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Elisabetta Guido – Let your voice dance (2013)

e. guidoKoinè KNE020

Un disco dove la voce assume ruolo paritario con gli strumenti. Del resto, con l’organico schierato, ampio e validissimo (leggere per credere), la scelta della leader Elisabetta Guido appare la più logica ai fini della riuscita del lavoro. L’assunto di questo progetto è già evidente dalla title-track, frammentaria e aerea, che lascia ampio spazio all’estro sottile delle ance, sostenute dal determinante lavoro alle sei corde di Mauro Campobasso, qui autore anche della musica.

L’evidente passione della vocalist per l’America Latina innerva buona parte del programma (Sueño, Fronteras, L’equilibrista, la tautologica Tango), e sicuramente l’interpretazione ne dà conto, irrobustita in intensità dai grintosi interventi di Javier Girotto; ma i momenti più creativi nascono quando scansioni tutto sommato prevedibili sono intervallate da atmosfere più libere e meno incasellabili, come la seconda parte de El desayuno de los gauchos o la meditativa intro di Night of the soul.

Fra gli episodi più riusciti, molto bella la pura astrazione di Nevermind, fresca e briosa l’apertura di Moonlight Party, con gli incisivi solo di piano e tromba a rincorrersi in un percorso swingante con misura.

Nel complesso, quindi, un disco essenzialmente di genere, senz’altro adattissimo agli appassionati del modern tango, che però non disdegna le escursioni in territori alieni, come dimostra l’enigmatica e potente chiusura Chorale and processional, piccolo gioiello alla soglie del minimalismo.

1 – Moonlight party (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
2 – Let your voice dance (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
3 – Sueño (musica E. Guido – testo M. D’Anna)
4 – Fronteras (testo e musica di R. Darwin)
5 – El Desayuno de los gauchos (musica M. Campobasso)
6 – Night of the soul (musica M. Manzoni – testo M. D’Anna)
7 – Interlude: Nevermind (musica M. Campobasso)
8 – Equilibrista (musica A. Impullitti – testo E. Guido)
9 – Tango (musica e testo R. Sakamoto)
10 – Un’altalena sopra un prato (musica P. Di Sabatino – testo E.Guido)
11 – Epilogue: Chorale and processional (musica M. Campobasso)
Personnel
Elisabetta Guido, voce
Mauro Campobasso, chitarre e arrangiamenti
Marco Tamburini, tromba
Javier Girotto, sax soprano e baritono
Roberto Ottaviano, sax soprano e tenore
Raffaele Casarano, sax alto e soprano e live electronics
Barbara Errico, voce
Maurizio D’Anna, voce recitante
Paolo di Sabatino, piano
Mirko Signorile, piano e fender Rhodes
Marco Bardoscia, basso acustico ed elettrico
Luca Bulgarelli, bass synth
Alessandro Monteduro, percussioni
Marcello Nisi, batteria
Erica Scherl, violino
Carla Petrachi e Anita Tarantino, cori
ENGLISH VERSION

A disc where the voice becomes equal role with instruments. Moreover, with the organic fielded here, large and very effective (read for yourself), the choice of leader Elisabetta Guido seems the most logical for the success of the work. The assumption of this project is already evident from the title track, fragmented and airy, which leaves plenty of room to play creatively reeds, supported by the decisive work at six-string by Mauro Campobasso, who also wrote the music here.

The singer’s evident passion for Latin America innervates most of the program (Sueño, Fronteras, Tightrope, the tautological Tango), and surely the interpretation gives an account, strengthened in intensity by gritty interventions by Javier Girotto, but the most creative moments arise when scans altogether predictable are interspersed with more free atmospheres less classifiable, as the second part of El desayuno de los gauchos or meditative intro of Night of the soul.

Among the most successful episodes, very beautiful the pure abstraction of Nevermind, fresh and lively the opening with Moonlight Party, with the sharp solos of piano and trumpet to chase each other in a path with swinging measure.

Overall, therefore, essentially a work of gender, certainly highly suitable to fans of modern tango, but does not disdain hiking in alien territories, as evidenced by the enigmatic and powerful closing Chorale and processional, a small jewel at the threshold of minimalism.

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Kekko Fornarelli – Circular Thought

Album d’esordio per Kekko Fornarelli, giovane pianista barese, questo Circular Thought cattura immediatamente l’attenzione grazie al suo perentorio avvio, una vigorosa e incalzante Footprints, che mette subito in luce l’incisivo interplay del trio, ampliato con la grintosa voce strumentale del sempre più convincente Francesco Bearzatti. Il versatile sassofonista contribuisce con misura anche nella pacata versione dello standard For Heaven’s Sake e nel vivace originale Il Grande Bluff, caratterizzato dalla notevole libertà espressiva che i componenti del gruppo si concedono, mai disgiunta dall’indispensabile controllo della forma.

Più meditativi e lirici risultano invece i tre episodi, ulteriori esempi della vena compositiva del leader, in cui il quarto componente è Marco Tamburini. Si va dalla delicata ballad che dà il titolo al disco, con il piano a fornire elegante contrappunto alle volute sonore intessute dal trombettista, al conclusivo Andante passando per le cadenze da love song di Mari, brano dagli accenti evocativi, permeato da un equilibrato tocco di romanticismo: qui Fornarelli, oltre a ritagliarsi un riuscito intervento solistico, concede spazio, in apertura e chiusura, ai calibrati virtuosismi di Maurizio Quintavalle e Mimmo Campanale.

Particolare attenzione, ovviamente, meritano le due esecuzioni in trio, dove il maggiore spazio disponibile permette di valutare al meglio le peculiarità strumentali del nostro, ben sostenuto dall’efficace sezione ritmica. Un classico, Bluesette di Toots Thielemans, con il fraseggio fluido e insieme frastagliato del pianista in evidenza; ed ancora un originale, The Acrobat, la cui atmosfera in continuo ed evolutivo mutamento è ben rappresentata dal titolo, che richiama l’immagine di un precario equilibrio, di una situazione in bilico e per questo tonificante, atta a tenere i sensi in continua allerta.

In conclusione, Circular Thought è un lavoro pregevole, frutto di un serio e ben meditato approccio alla pubblicazione discografica. Fornarelli mostra, come tratto distintivo, un pianismo angoloso e moderno, derivante da un tenace spirito di ricerca e da una salutare tendenza a sfuggire in maniera sistematica ai cliché, ai percorsi stereotipati e privi di rischi. Traspare in controluce un ascolto attento ed una buona conoscenza dei maestri del passato (e contemporanei), ma al tempo stesso una sicura ed istintiva rielaborazione della materia sonora, una chiara e positiva tensione verso una cifra stilistica personale.
1. Footprints
2. Circular Thought
3. The Acrobat 
4. Mari
5. For Heaven’s Sake
6. Bluesette
7. Il Grande Bluff
8. Andante

Kekko Fornarelli – piano
Francesco Bearzattitenor sax on tracks 1, 5, 7
Marco Tamburinitrumpet & flugelhorn on tracks 2, 4, 8
Maurizio Quintavalle – double-bass
Mimmo Campanaledrums