Archivi tag: Marco Giaccaria

Collettivo Apostrophe – Sempre più lontano (2013)

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Tre musicisti di estrazione assai diversa, alla ricerca di connessioni esplicite o profonde, dove elaborare un comune e originale percorso sonoro. Il nome del gruppo lascia già presagire uno dei numi tutelari dell’operazione (occorre citarlo?): dal punto di vista timbrico e armonico, la scelta di rinunciare al basso e all’effettistica spinta rende scarno il tessuto sonoro, a configurare un rock cameristico che affida il repertorio alle firme del chitarrista Eugenio Mirti e del polistrumentista Marco Giaccaria, di cui si è più volte scritto su questo blog. Continua a leggere Collettivo Apostrophe – Sempre più lontano (2013)

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Marco Giaccaria – Nomad (2013)

Spirito errante come pochi (il titolo è quanto mai indicativo), Marco Giaccaria propone a pochi mesi di distanza dal meditativo SUFMNS, un lavoro diverso nella scelta di ritornare ad un progetto interamente composto, e nell’ampliamento del ventaglio timbrico, che da un solo flauto si allarga a dismisura, comprendendo una quindicina di strumenti.

Ventidue brevissimi frammenti (raramente si supera il minuto) in cui il polistrumentista torinese miscela l’inquietudine contemporanea dell’ostinato bordone elettronico, alla quiete antica/eterna della parte melodica esposta dagli strumenti acustici, con leggiadri intrecci tra i flauti a becco e il violino, a tratti rafforzati dalla chitarra elettrica.

I due percorsi non soggiacciono ad una mera integrazione, ma sembrano più viaggiare su due piste parallele, a volte consonanti, a volte agenti in maniera alternata, quasi antagonista. Ne risulta un esercizio di stile intellettuale altamente stimolante ma al tempo stesso sanguigno, con l’apice emotivo nella (apparentemente) conclusiva Nomad – the Composition, dove i suoni prima distillati prendono forma in maniera organica e compiuta; a spiazzare ulteriormente, infatti, L’EP riserva una enigmatica coda con Fragmented Fractal 12 and Other Fractal, quasi a volere a tutti i costi evitare il punto fermo, la sosta, il finale… del resto Marco è un nomade, come detto in premessa, che altro potrebbe fare?

Il singolo è in vendita su CD Baby, mentre l’EP completo si scarica gratuitamente da Mininova.org

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  • 01. Start of the Canon in 4 Parts 0:27
  • 02. Fragmented Fractal #1 0:34
  • 03. Fragment from Nomad #1 0:34
  • 04. Fragmented Fractal #2 1:27
  • 05. Fragment from Nomad #2 0:26
  • 06. Fragmented Fractal #3 0:55
  • 07. Fragment from Nomad #3 1:10
  • 08. Fragmented Fractal #4 0:31
  • 09. Fragment from Nomad #4 0:58
  • 10. Fragmented Fractal #5 0:36
  • 11. Fragment from Nomad #5 0:21
  • 12. Fragmented Fractal #6 0:21
  • 13. Fragment from Nomad #6 0:05
  • 14. Fragmented Fractal #7 0:36
  • 15. Fragment from Nomad #7 0:09
  • 16. Fragmented Fractal #8 0:21
  • 17. Fragment from Nomad #8 1:31
  • 18. Fragmented Fractal #9 0:36
  • 19. Fragment from Nomad #9 1:14
  • 20. Fragmented Fractal #10 1:14
  • 21. Fragment from Nomad #10 0:17
  • 22. Fragmented Fractal #11 1:17
  • 23. Nomad – the Composition 3:53
  • 24. Fragmented Fractal #12 and Other Fractal 1:02

All music composed, performed, arranged, recorded, mixed and edited by Marco Giaccaria

Instruments: 3 recorders (soprano, alto and tenor); 2 flutes; violin and electric violin; mandola and bouzouki; lead and rhythm electric guitars; 2 sampled electric basses; FM synthesizer; sampled percussion and drums.

Marco Giaccaria – Solo Un Flauto, Ma Non Solo

Venti brani, per la maggior parte brevi, frutto di improvvisazioni registrate in 4 diversi luoghi. Ancora una volta nessuna concessione a strade facili, il timbro unico del flauto a tracciare un percorso intenso e quieto, fatto di sensazioni sottili. Soli ed episodici suoni a sostegno, acqua, insetti o uccelli (questi ultimi a volta veri e propri coprotagonisti, come in Taverno III), a completare un quadro sonoro a tinte tenui; è un disco fatto di soffio e respiro, non solo nell’ovvio significato tecnico, ma nell’accezione più ampia di un’esplorazione profonda e primitiva del fare musica, in cerca di un’ecologia del suono e dell’ascolto.
La sensazione complessiva è di tempo dilatato, anche quando il fraseggio si infittisce. La solida preparazione tecnica non cede mai il passo all’accademia (solo qualche eco, forse inconscio, di Debussy in Ondo VIII e IX), ma resta mero strumento per veicolare le emozioni.
E’ un oggetto sonoro introverso, di spessore notevole, che non si lascia catturare con facilità ma richiede più ascolti per essere apprezzato in pieno. Ottimo.

Immagine

Musica Mancina, 2012 – MGCD59

  • 01. Ondo I 0:54
  • 02. Ondo II 1:36
  • 03. Taverno I 1:49
  • 04. Taverno II 3:58
  • 05. Taverno III 4:11
  • 06. Ondo III 2:11
  • 07. Ondo IV 2:41
  • 08. Ondo V 1:49
  • 09. Kelo I – Sharadhun 1:48
  • 10. Kelo II 3:44
  • 11. Kelo III 2:51
  • 12. Ondo VI 1:14
  • 13. Ondo VII 1:08
  • 14. Ondo VIII 1:03
  • 15. Ondo IX 0:53
  • 16. Ondo X – Sharadhun 2:21
  • 17. Ondo XI – Sharadhun 2:12
  • 18. Ondo XII 0:41
  • 19. Lesivejo I – Melodia 3:44
  • 20. Lesivejo II 4:43

Marco Giaccaria: improvisations on flute, environmental recordings and photos.
Recorded between April and December 2012 in Porquerolles, Torino, Piossasco and Cumiana.

http://www.cdbaby.com/cd/marcogiaccaria

http://www.marcogiaccaria.it

Marco Giaccaria – Musica Mantecata vol.3 – Six Solos For Strings

A conclusione di un processo compositivo durato sei anni circa, il terzo volume di “Musica Mantecata” vede all’opera sei solisti di diversa estrazione, fra cui l’autore Marco Giaccaria, che improvvisano su stralci di elettronica provenienti dal secondo omonimo volume, di cui si è già parlato qui.

La partenza è potentissima, con la sei corde elettrica di Damir Nefat lanciata in una scorribanda power metal di grande intensità, che sfumando lascia posto alle compassate atmosfere etniche disegnate dall’oud di Sergio Pugnalin, in un episodio impeccabile dal punto di vista dell’integrazione con il tappeto sonoro originario.

Un breve “interludio” di drum machine e tastiere sintetiche introduce il solo del leader, che sceglie i suoni taglienti del violino elettrico e costruisce una trama fascinosa e cangiante, a tratti dal sapore vagamente orientale.

Ancora una pulsante cesura (“whà?”) fra gli string solos, e poi tocca al contrabbasso di Enrico Fazio, che muove la sua cavata nitida e libera su una fluida base percussiva, confluendo nell’episodio successivo, dove con lentissimo incedere Paolo Avanzo apre un classico raga, affiancando a tratti il canto armonico al suono del sitar. In graduale e canonica progressione ritmica, la splendida e ipnotica performance si chiude dopo 16′ circa.

Ultima breve “intermission” e infine la chitarra elettrica di Claudio Lodati, che firma l’episodio forse più intransigente dell’intero disco, un solo febbrile caratterizzato da fraseggio spezzettato e momenti alle soglie del rumore, in cadenze para-free-jazzistiche.

Brevissimo ed enigmatico “postludio” in chiusura, per un ottimo lavoro che compendia e a nostro avviso supera il pur validissimo volume precedente, grazie al determinante apporto di dita, corde vocali, talento e ispirazione, elementi non surrogabili da qualsivoglia elettronica.

Ah, come al solito, tutto gratis e in alta fedeltà: il link è qui. Buon ascolto, fidatevi.

Alfonso Tregua

Marco Giaccaria – Sussurro e Fragore / Musica Mantecata

Pluristrumentista dalla solida preparazione accademica, da sempre affiancata ad un indomito spirito di ricerca, Marco Giaccaria si presenta con due nuovi lavori che costituiscono, in qualche misura, una vera e propria summa dei molteplici percorsi sonori intrapresi e battuti in 25 anni di carriera (l’esordio in vinile, Folkestralia, è datato 1986).

Poliedrico negli interessi e rigoroso nelle (invero assai diverse) produzioni, il nostro ha spaziato dal folk italiano e irlandese a materiali di impronta rigorosamente classica, dal progressive alle musiche innovative, dall’elettronica alle collaborazioni para-jazzistiche, mantenendo sempre una fresca vena comunicativa al di là della maggiore o minore cerebralità delle proposte.

Sussurro e Fragore (2009), è un godibile raccolta nella quale, in totale solitudine, Giaccaria rende omaggio a gran parte delle sue fonti d’ispirazione, dall’Irlanda all’India passando per i Balcani, il blues e l’improvvisazione, destreggiandosi con una quantità davvero notevole di flauti (strumento d’elezione), plettri, violini, suoni computerizzati. Un ascolto assai scorrevole, con il picco di intensità nella lunga suite finale […] e Fragore, che viene poi sviluppata nella sua pienezza nel successivo lavoro.

Musica mantecata – volume 2 (2010) mette infatti a fuoco aspetti più sperimentali ed esplorativi. Un lungo, unico tappeto di suoni elettronici, un muro compatto, poco penetrabile, dall’incedere lento e ipnotico. 57′ circa di quieta trance meditativa, con intensa progressione in basse frequenze (intorno ai 33′ circa) ad introdurre una pulsante e ritmica conclusione, con percussioni sintetiche a sostegno in buona evidenza.

Last but not least, entrambi i CD sono liberamente scaricabili, con licenza Creative Commons, (gradita eventuale donazione volontaria). Qui il primo e qui il secondo, entrambi in formato flac, per cui anche la qualità del suono è ai massimi livelli.

Altre notizie e materiali sonori sono reperibil sul blog di Marco Giaccaria, e sul sito di Musica Mancina.

Alfonso Tregua