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Hobby Horse – Helm

AU9069

Gruppo in attività da otto anni circa, Hobby Horse realizza una produzione assai valida, vero e proprio collettivo sonoro nella totale parità dei ruoli assegnati ai tre musicisti, anche se è il sassofonista Dan Kinzelman a rivestire il ruolo di principale compositore.

Ostinati loop elettronici a sostegno di materiali tematici spesso scarni ed essenziali, e grande attenzione allo sviluppo delle parti solistiche, con particolare enfasi del lavoro percussivo-creativo di un eccellente Stefano Tamborrino.

I brani prendono forma per progressivo accumulo, più spesso energetici ma anche sommessi e meditativi (Cascade), capaci di inaspettati spunti di lirismo come nel finale di Buckle, ma sempre comunque innervati da una opportuna pulsazione ritmica.

Oltre ai pregevoli originali, i tre si/ci concedono il piacere di ascoltare una bella versione di Born Again Cretin, con annessa voce registrata del maestro Wyatt. E a chiudere il tutto, la lenta, profonda e tribale Amundsen va a sfociare nella poderosa costruzione Evidently Chickentown, che prendendo le mosse dallincalzante rap di John Cooper Clarke sviluppa una ipnotica e lunghissima sequenza minimalista, richiamando alla memoria il seminale Come Out di Steve Reich.

Dan Kinzelman tenor saxophone, clarinets, electronics, voice
Joe Rehmer basses, electronics, voice
Stefano Tamborrino drums, electronics, voice

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Roccella Jazz Festival 2013 (5) – Enrico Zanisi Trio

Dopo aver toccato 7 diverse sedi in pochi giorni, e avviato le sessioni pomeridiane il 17 agosto, due giorni dopo anche i concerti serali di Roccella Jazz tornano nella sede naturale, precisamente al porto delle Grazie, ampio spazio dove gli organizzatori, per motivi che sfuggono, hanno predisposto un numero di sedie irrisorio rispetto all’afflusso.

Nella dimensione un pò caotica tipica di molti eventi a ingresso gratuito, senz’altro non consona alla concentrazione, si è quindi aperta la serata con l’esibizione dell’Enrico Zanisi trio.

Enrico Zanisi trio
Enrico Zanisi trio

Il pianista romano mette in mostra doti di strumentista già maturo, a dispetto del dato anagrafico (classe ’90): il tocco è fluido e le dinamiche sono ben controllate, l’approccio e l’impostazione mostrano i proficui frutti di uno studio classico adeguatamente metabolizzato. I materiali proposti mostrano, come è ovvio, marcate influenze dei musicisti di riferimento nell’ambito del piano trio, su tutti Keith Jarrett e Brad Mehldau: impeccabile dal punto di vista tecnico, Zanisi dà però la sensazione di andare col freno tirato a livello emotivo per buona parte del conciso set, quasi avesse timore di sbagliare. Solo nei due brani conclusivi, quando finalmente lascia da parte le remore, allarga di più le braccia e l’apertura delle mani, dà un assaggio abbastanza compiuto (purtroppo breve) delle sue ampie potenzialità.

J. Rehmer - A. Paterlini
J. Rehmer – A. Paternesi

Valido e collaudato anche l’interplay con il contrabbassista Joe Rehmer e con Alessandro Paternesi, autore di una prestazione convincente col suo fantasioso drumming: la stessa formazione, infatti, ha dato alle stampe il secondo e recente lavoro discografico da leader di Zanisi, Life Variations.

Alessandro Paterlini
Alessandro Paternesi

Foto di Anna Clara D’Aponte