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Hugh Hopper/Simon Picard/Steve Franklin/Charles Hayward – Numero D’Vol ** Hugh Hopper/Jumi Hara Cawkwell – Dune

Assiduo sperimentatore ed esploratore del suono, strumentista e compositore di rango (Facelift, Kings and Queens, Virtually… l’elenco sarebbe lunghissimo) Hugh Hopper non ha certo bisogno di presentazioni, forte di una quarantennale carriera indissolubilmente legata all’avventura sonora nota come Soft Machine.

Al fianco delle emanazioni di quella indimenticabile stagione (da Gilgamesh a Soft Heap, fino ai più recenti Soft Works e Soft Machine Legacy), l’attività parallela del bassista di Canterbury non ha disdegnato, in particolare negli ultimi tempi, la pratica dell’improvvisazione (quasi) radicale: ne sono testimonianza queste due prove discografiche, pubblicate dall’etichetta Moonjune.

L‘uscita più recente è “Dune“, frutto di due sessioni a cavallo fra il 2007 e il 2008, nelle quali il bassista di Canterbury è affiancato dalla poliedrica performer Jumi Hara Cawkwell, ex psichiatra, qui vocalist e tastierista, ma attiva anche in diversi contesti sonori (drum’n’bass) come DJ Anakonda.

I dieci brani del disco ci restituiscono un Hopper in buona forma, ancora ispirato e creativo, che armato del fido strumento elettrico dispensa a più riprese suggestivi paesaggi sonori, conditi dal solito, sapiente uso delle distorsioni e da un misurato e incisivo uso di loops campionati.

Più di una perplessità, invece, desta la prova della partner, il cui apporto appare qui condizionato da un ventaglio espressivo limitato, caratterizzato da un pianismo spesso monocorde, involuto e privo di dinamica, ai limiti della naiveté, nonostante i vari titoli e dottorati in composizione acustica ed elettroacustica citati nelle note biografiche.

Ne risulta, nel complesso, un disco dagli esiti disuguali, che alterna momenti ben riusciti (Seki no Gohonmatsu, Hopeful Impressions of Happiness) a fasi in cui il percorso dei suoni si avvita su sé stesso, restando allo stadio larvale.

1. Long Dune
2. Shiranui
3. Seki no Gohonmatsu
4. Circular Dune
5. Scattered Forest
6. Hopeful Impressions Of Happiness
7. Awayuki I
8. Awayuki II
9. Distant Dune
10. Futa

Hugh Hopper – bass guitar, loops, electronics
Yumi Hara Cawkwell – voice, keyboards, percussion

Ben altra sostanza, a nostro avviso, si ritrova in “Numero D’Vol“, senz’altro il titolo giusto per chi abbia voglia di ascoltare le alchimie di Hugh, in analogo contesto, con il supporto di talenti più consolidati.

La registrazione di queste 11 tracce risale al 2002, ma la pubblicazione avviene ben cinque anni dopo. E’ l’unica occasione in cui i quattro abbiano suonato in questa configurazione, organizzata e fortemente voluta da Hopper, che aveva già incrociato le strade dello storico drummer Charles Hayward e del tastierista Steve Franklin (rispettivamente, nel progetto Oh Moscow! di Lindsay Copper e nelle prime formazioni In Cahoots di Phil Miller). A completare l’organico, il sassofonista Simon Picard.

Siamo nell’ambito della composizione istantanea, affrontata con piglio energico, pienezza di volumi e timbri, uso marcato del riff e della tensione ritmica. Ne risulta un oggetto sonoro affascinante e godibile, mutevole alle diverse prospettive d’ascolto (rilassato, analitico, critico, fazioso), che riesce a scompaginare le abituali coordinate senza mai accelerare oltre misura il passo o divenire sterilmente puntillista, come può accadere quando idee e/o tecnica latitano.

Al contrario, qui il controllo dei materiali è evidente in ogni situazione, dalla sorprendente partenza della title-track, quieta e venata di un tocco dub-ambient, alla evolvente e “progressiva” On The Spot, che in rapida successione ci presenta il fuzz-bass di Hopper a introdurre uno sfrangiato tappeto minimalista delle tastiere che ricorda Terry Riley, per proseguire su un’ostinata pulsazione della batteria che sostiene lo sviluppo di un incisivo solo di sax.

Sfogliando le altre pagine, molto belle anche Free Bee e Bootz, quasi lineari nel loro svolgersi, lacerti di spurio jazz che vedono Picard in grande spolvero e il trio a rendere angoloso il tutto, con le liquide note del piano di Franklin ed i mutevoli accenti di basso e batteria.

Anche se la forza del disco sta nell’ottima interazione fra i quattro, riteniamo doveroso rimarcare le prove dei singoli, a partire dai due nomi meno noti, Franklin e Picard, che forniscono una prestazione superba, potente e nitida, all’altezza dei più celebri compagni di viaggio: Hayward, la cui fantasiosa intensità ritmica risulta determinante anche in un contesto diversissimo da quelli a cui ci ha abituato (come This Heat o Camberwell Now), e Hopper, brillante e misurato, nume tutelare di un progetto probabilmente irripetibile, fatto che accresce il valore già alto di questo “Numero D’Vol“.

1. Numero D’Vol (9:23)
2. On The Spot (8:53)
3. Earwigs Enter (4:17)
4. Free Bee (6:01)
5. Get That Tap (5:58)
6. Bootz (3:15)
7. Shovelfeet (4:59)
8. Bees Knees Man (7:39)
9. Straight Away (6:26)
10. Twilight (4:51)
11. Some Other Time (2:37)

Hugh Hopper – Bass Guitar
Simon Picard – Saxophone
Charles Hayward – Drums
Steve Franklin – Keyboards

In memoria di Hugh Hopper  (29 aprile 19457 giugno 2009)

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Soft Machine – Drop

MJR023

di Alfonso Tregua

Disco importante sia per valore storico che per qualità dei contenuti, “Drop” raccoglie in un accurato editing inediti materiali live, registrati dai Soft Machine nell’autunno 1971, durante un tour tedesco.

Orfano di Robert Wyatt e in attesa di John Marshall, il trio Hopper/Dean/Ratledge è coadiuvato qui dal drumming esuberante e libero da schemi di Phil Howard, che con una spinta propulsiva notevole, a tratti al limite dell’indisciplina, conferisce al gruppo grande energia vitale.

L’orientamento para-jazzistico del batterista australiano trova il sodale perfetto nel sax di Elton Dean, che disegna a più riprese spunti mirabili, come in Slightly All The Time, dove il sostegno di Howard è davvero determinante.

Ma è straordinaria anche Drop, con Ratledge in gran spolvero, e la successiva M.C. , dove a far la parte del leone è ancora Phil, con le sue  percussioni fantasiose e sbrigliate.

Il materiale tematico (pur se integrato da Slightly All The Time e Out-Bloody-Rageous, da Third), è in gran parte una versione flamboyant dell’algido (seppur ancora bellissimo) coevo album di studio Fifth, alle cui sessioni Howard partecipò nei brani del lato A, prima di lasciare il posto a John Marshall.

Di lì a poco, e di certo non a caso, anche Elton Dean abbandonò il gruppo, ormai a disagio negli schematismi che apparvero evidenti nel successivo Six, per tentare l’avventuroso passo Just Us, proprio in compagnia di Phil Howard. Il progetto diede vita ad un solo vinile (i due scorpioni nel piatto… all’epoca quasi introvabile) e pochi concerti, segnando nel contempo anche una svolta decisiva per la musica dei Soft Machine, che invero, dopo Six, non hanno lasciato prove memorabili…..

Un disco di grande valenza, quindi, non solo per l’esplicita dedica al talentoso batterista, ma quale testimonianza diretta e coinvolgente dell’ultimo, vero periodo fecondo e creativo della Morbida Macchina. Imperdibile per i fan, anche per le ricche e preziose note di copertina di Steve Lake,  ma decisamente consigliabile anche ai neofiti.

Mike Ratledge Lowrey organ, Fender Rhodes electric piano
Elton Dean saxello, alto sax, Fender Rhodes electric piano
Hugh Hopper bass guitar
Phil Howard drums

01. Neo Caliban Grides 6:23
02. All White 6:14
03. Slightly All The Time 13:16
04. Drop 7:40
05. M.C. 3:25
06. Out-Bloody-Rageous 11:30
07. As If 6:10
08. Dark Swing 1:55
09. Intropigling 0:53
10. Pigling Bland 4:44

Delta Saxophone Quartet

Dedicated to you…but you weren’t listening – The music of Soft Machine

017MJR017 – 2008

Il Delta Saxophone Quartet è un ensemble attivo, fin dal 1984, nella proposizione di pagine assai variegate, partendo dalla musica da camera contemporanea fino a spaziare nel minimalismo ormai considerato classico (Reich, Glass, Nyman), senza precludersi incursioni nel “puro” jazz eseguendo, ad esempio, brani di Mike Westbrook, di cui Peter Whyman (alto sax del quartetto) è storico collaboratore.

Non desta sorpresa, quindi, la scelta di ampliare ulteriormente il campo d’azione all’ibrido territorio jazz/rock/prog, rileggendo alcune delle più significative pagine del catalogo Soft Machine.

Accademici nella solida preparazione strumentale, ma mentalmente aperti e votati a scelte eterodosse, i quattro superano a pieni voti la prova, confezionando un prodotto di elevata qualità che non si limita al mero tecnicismo, ma risulta convincente anche sul piano emotivo.

Il materiale tematico viene a volte scandagliato e del tutto riscritto/improvvisato (l’ipnotica apertura Dedicated, o …Kings and Queens 33 years later), in altri casi riproposto in maniera più canonica e rispondente all’originale (come avviene in Mousetrap o Facelift, con la presenza dell’ospite Hugh Hopper e il soprano di Blevins in evidenza); in ogni caso i DSQ disegnano all’interno della trama spazi creativi e originali, per cui ogni composizione acquista nuove prospettive d’ascolto, rivive pur restando sostanzialmente fedele alla propria essenza, lungi dalla sterile celebrazione che è rischio implicito in operazioni di questo tipo.

 Degne di nota, oltre alle già citate, l’assorta e pastorale Everything is You, il medley Outrageous Moon, che in sei minuti scarsi condensa la terza e quarta facciata del monumentale Third (!), ed il solenne Epilogue. Ma si rischia di far torto a un disco compatto e riuscitissimo nella sua interezza, che mantiene intatto il suo fascino anche dopo più ascolti.

Alfonso Tregua

 Graeme Blevins: Soprano Sax
Peter Whyman: Alto & Soprano Sax
Tim Holmes: Tenor & Soprano Sax
Chris Caldwell: Baritone & Soprano sax
Special guests
Hugh Hopper: Bass Guitar, Loops (on Facelift)
Morgan Fischer: Vocals, Hurdy Gurdy, Background Electronics (on Outrageous Moon)

01. Dedicated
02. Facelift
03. Somehow with the Passage of Time (Kings and Queens 33 Years Later)
04. Mousetrap
05. Everything Is You
06. To
07. Outrageous Moon
08. Aubade
09. Noisette
10. Floating World
11. You
12. Tale of Taliesin
13. Dedicated to You
14. Epilogue

http://www.moonjune.com/

http://www.musicontheedge.com/delta.html