Archivi tag: dewa budjana

Freschi di stampa (Ottobre) _ Dewa Budjana – Zentuary

Funambolico chitarrista, ormai annoverabile tra le punte di diamante dell’etichetta di Leo Pavkovic, Deva Budjana realizza un progetto in grande stile, il più ambizioso della sua carriera, con il doppio album

Zentuary

spaziando con la consueta disinvoltura fra l’elettrico e l’acustico, il prog e l’etnico, ormai padrone di una ben definita cifra stilistica. Prestigiose le collaborazioni, in particolare quella di Jack DeJohnette alle bacchette, e dello stickman Tony Levin. E a completare la definitiva prova di maturità, due brani con la CZECH SYMPHONY ORCHESTRA diretta da Michaela Růžičková.

Annunci

Power trio per due (part I)

Formazione di gran moda negli ultimi tempi, il classico trio rock (sezione ritmica + axeman). Ne abbiamo riprova in due recenti uscite della Moonjune: iniziamo qui parlando di Surya Namaskarcover_300p-wide, che vede in azione il potente deva Budjana, del quale si è già scritto a proposito del recente Joged Kahyangan. Continua a leggere Power trio per due (part I)

Dusan Jevtovic – Am I walking Wrong? / Dewa Budjana – Joged Kahyangan

Un finale di 2013 ricco di novità discografiche per l’etichetta di Leo Pavkovic. Sulla scia dei numerosi power trio pubblicati di recente si colloca “Am I walking Wrong?”, opera del chitarrista serbo Dusan Jevtovic.  cover_300p-wideUn calderone ribollente di varie influenze, vagamente frippiano nella spigolosità dei temi ma robusto e godibile nello svolgimento dei solo, declamati con chiarezza di idee anche nei momenti più ricchi di effettistica. Menzione speciale per la poliritmica Drummer’s Dance, che mette in luce ovviamente il valido batterista Marko Djordjevic, e a seguire molto buona anche l’insinuante One on One, con una frase spezzettata che suona come richiamo-omaggio alla hendrixiana Woodoo Chile.

 Mjr 058 LINK

Ancora un leader chitarrista, ma atmosfere assai diverse, per “Joged Kahyangan”, con Dewa Budjana alla guida di un quintetto prestigioso, nel quale i compagni di viaggio influenzano in maniera determinante le scelte stilistiche. Il disco si concretizza infatti in una fusion magistrale e raffinata, come è abbastanza scontato aspettarsi da rodati maestri del genere come Larry Goldings, Bob Mintzer Peter Erskine, dove la tipica angolosità della sei corde del leader indonesiano viene ampiamente smussata, confezionando quindi una produzione insolita nel catalogo Moonjune, assolutamente impeccabile e scorrevole ma nel contempo compressa nell’energia, quasi come congelata nell’eleganza delle sue linee. Il disco è reperibile anche in formato vinilico, edizione limitata a 500 copie.

   MJR 059                                     cover_300p-wide