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Freschi di stampa (Giugno 2)_ ZHONGYU

Riuscito mélange fra il rosso cremisi (invero dominante) e le svariate coloriture apportate da scale e sonorità asiatiche

ZHONGYU

vede impegnato al Chapman Stick (e al Mellotron e ARP 2600, giusto per inquadrare ulteriormente il periodo) il compositore e leader del progetto Jon Davis, affiancato dal solido nucleo fondante di Moraine, gruppo guidato dal chitarrista Dennis Rea e più volte recensito su questo blog (ad esempio qui, o anche qui o ulteriormente qui). Tornando al disco, da gustare anche alcuni arguti ed evocativi titoli [due per tutti, Apple of my Mind’s Eye e…. Sleepwalking the Dog :-)]

Moraine – Metamorphic Rock (2011)

Registrato dal vivo al NEARfest 2010, questo disco è un compendio di due precedenti uscite, manifest deNsity, dal quale proviene buona parte della scaletta, e Views From Chicheng Precipice (a nome del leader Dennis Rea), qui rappresentato da una Disoriental suite di una decina di minuti. A completare l’ampio minutaggio, quattro inediti fra i quali spiccano la traccia d’apertura Irreducibile Complexity, vero e proprio manifesto programmatico, e The Okanogan Lobe, notevole per intensità e qualità dei solo.

A confronto col disco di riferimento di studio, questo Metamorphic Rock risulta, a nostro avviso, più potente e fluido. Anche il consistente cambio di line-up ed il ritocco nelle scelte timbriche, più “sporche” e cattive, gioca un ruolo importante nei diversi esiti. La dimensione live giova decisamente , e pur restando nel complesso fedeli all’impianto compositivo, i musicisti appaiono molto più sciolti e disposti al rischio,  fino a spingersi alle soglie del rumore in Uncle Tang’s…..., che mette in evidenza la potenza di fuoco sonora fornita dal sax di James DeJoje, uno degli assenti nelle versioni in studio.

Tirando le somme, quindi, un ascolto coinvolgente, un punto di partenza ideale per chi voglia approcciare l’universo sonoro di Dennis Rea nel suo versante più strettamente prog-rock.

metamorphic

Moonjune Records MJR040 (2011)

1. Irreducible Complexity (3:39)
2. Manifest Density (3:45)
3. Save the Yuppie Breeding Grounds (4:07)
4. Disillusioned Avatar/Dub Interlude/Ephebus Amoebus (10:25)
5.  Disoriental Suite (11:46):
a) Bagua
b) Kan Hai De Re Zi
c) Views from Chicheng Precipice
6. Kuru (4:31)
7. The Okanogan Lobe (7:36)
8. Uncle Tang’s Cabinet of Dr. Caligari (3:44)
9. Blues for a Bruised Planet (4:35)
10. Waylaid (5:31)
11.  Middlebräu (9:09)

Dennis Rea – guitar
Alicia DeJoie – violin
James DeJoie – baritone sax, flute, percussion
Kevin Millard –  8-string bass
Stephen Cavit – drums, percussion

DENNIS REA – Views from Chicheng Precipice

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MJR034 (2010)

Musicista versatile come pochi, Dennis Rea dà alle stampe un sentito omaggio alle musiche cinesi di tradizione. Il materiale sonoro di base è trattato con rispetto ma manipolato con creativa ispirazione; ne risulta una riuscita sintesi fra suoni ancestrali e contemporaneità, felice nella struttura e nelle scelte timbriche.

Siamo lontani mille miglia (per fortuna) sia dall’oleografia che è rischio insito in progetti di questo genere, che dalla “classica” e funambolica fusion east-west.

E’ un lavoro profondo, essenziale e ricco di sfumature, da cogliere con ripetuti ascolti.

Entrando nel dettaglio, la scaletta si apre con Three Views From Chicheng Precipice (after Bai Juyi), unico originale a firma del chitarrista, in misurato equilibrio tra le tipiche pentatoniche disegnate da violino e cello e l’impro di stampo prog, per proseguire con l’autentico gioiello Tangabata, meditativo e cameristico nell’impianto, con l’iconica presenza del trombonista Stuart Dempster ad impreziosire un brano ricco di fascino, quieto e dissonante, oggetto sonoro evolutivo, inafferrabile e mutevole ad ogni ascolto.

Solido e lineare Kan Hai De Re Zi, quasi un interludio a preparare l’eccellente, ed arguto anche nel titolo, Aviariations on “A Hundred Birds Serenade the Phoenix”, in origine concepito come esercizio di virtuosismo per oboe cinese; alla mente occidentale è automatico il richiamo ai lavori di Olivier Messiaen sul canto degli uccelli, con l’impressionante vocalità di Caterina De Re, a metà strada fra il birdsinging e l’opera cinese, a svolgere il compito tradizionalmente assegnato allo strumento a fiato. A sostegno, il solo leader con kalimba e tappeti di chitarra elettrica.

A chiudere Bagua (“Eight Trigrams”), enigmatica mistura che prende le mosse dalla musica rituale dello Yunnan per addentrarsi con gran sicurezza nella pura improvvisazione prima di tornare, con interrrogativa e sospesa conclusione, al punto di partenza, in una circolarità che spinge a premere (di nuovo e ancora) il tasto play…..

Alfonso Tregua

1. Three Views From Chicheng Precipice (after Bai Juyi) 9:56
2. Tangabata 15:55
3. Kan Hai De Re Zi (“Days by the Sea”) 3:41
4. Aviariations on “A Hundred Birds Serenade the Phoenix” 6:51
5. Bagua (“Eight Trigrams”) 10:35

DENNIS REA electric and resonator guitars, melodica, Naxi jaw harp, kalimba, dan bau (Vietnamese monochord);

ALICIA ALLEN violin;

GREG CAMPBELL drums, percussion;

RUTH DAVIDSON cello;

JAMES DEJOIE bass flute, bamboo flute, bass clarinet;

CATERINA DE RE voice;

STUART DEMPSTER trombone, conch shell;

WILL DOWD drums, percussion;

ELIZABETH FALCONER koto;

JOHN FALCONER shakuhachi;

JAY JASKOT drums;

PAUL KIKUCHI percussion;

KEVIN MILLARD baliset.

IRON KIM STYLE – Iron Kim Style

iron MJR 031 (2010)

A breve distanza da “manifest deNsity“, ecco un nuovo album che vede fra i protagonisti il chitarrista Dennis Rea e il drummer Jay Jaskot, alle prese con un progetto invero assai diverso dal precedente.

Il disco è infatti interamente improvvisato, non in chiave jazzistica ma con gli stilemi del jazz-rock: fari ispiratori dell’operazione sono senz’altro il Miles Davis del periodo elettrico, a cui il trombettista Bill Jones è evidentemente devoto; e Terje Rypdal, il cui timbro sembra più volte richiamato nei soli chitarristici.

Operazione ad alto tasso di rischio, quindi, e talvolta traspare la sensazione che il percorso dei suoni sia interrotto prima di completare il naturale sviluppo (Gibberish Falter, Pò Brief); d’altro canto, gli episodi a più ampio respiro sono ricchi di momenti ispirati e coinvolgenti, con esiti rimarchevoli nella adrenalinica apertura Mean Streat of Pyongyang, punteggiata dall’energetico clarinetto basso di Izaak Mills e da un ben riuscito guitar solo.

Ottime anche Adrift, dove le trame dilatate e il lento incedere danno vita a fasi di quieta bellezza, evocative e solenni, con il clarinetto basso che gioca ancora un ruolo determinante, e Amber Waves of Migraine, in stile pressochè analogo.

Divertente la chiusura, con tromba e batteria che si aggirano ciondolando nel Savoy, in un omaggio (fra il sincero e il beffardo) che richiama alla mente lo swing di Benny Goodman (!).

Un ascolto stimolante, quindi, da parte di un organico che potrebbe riservare ulteriori sorprese in dimensione live.

Alfonso Tregua

1. Mean Streets of Pyongyang 10:33
2. Gibberish Falter 4:37
3. Po’ Brief 6:18
4. Don Quixotic 7:37
5. Adrift 7:44
6. Amber Waves of Migraine 5:37
7. Pachinko Malice 5:10
8. Dreams From Our Dear Leader 3:20
9. Jack Out The Kims 2:34
10. Slouchin’ at the Savoy 2:25

Dennis Rea 6 strings electric guitar
Thaddeus Brophy 12 strings electric guitar
Bill Jones trumpet
Ryan Berg bass guitar
Jay Jaskot drums
with
Izaak Mills bass clarinet (Tracks 1 & 5)

Moraine – manifest deNsity

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MJR 028

Quintetto per batteria e sole corde, cameristico nell’impianto (basso/cello/violino/chitarra) ma potentemente rock nella sostanza, Moraine propone una musica tesa nei fraseggi e serrata nell’andamento ritmico.

Si parte (Save the Yuppie…) esplorando i territori già cari al Dr. Nerve e (più dietro nel tempo) ai King Crimson, e si continua con estrema varietà di stili, ora in cadenze rock-jazzistiche (l’incipit di Nacho Sunset), ora arricchendo le trame con fascinazioni orientali.

Album di buona qualità dal punto di vista tecnico-strumentale, scorrevole all’ascolto, “manifest deNsity” metabolizza grandi quantità del progressive ’70 trasformandole in un prodotto che, se da un lato ha il pregio della compattezza e della misura negli interventi solistici, dall’altro è a nostro avviso un po’ avaro di spunti memorabili.

Alfonso Tregua

MORAINE:
Dennis Rea – chitarra
Ruth Davidson – cello
Alicia Allen – violino
Kevin Millard – basso
Jay Jaskot – batteria

1. Save The Yuppie Breeding Grounds (04:12)
2. Ephebus Amoebus (04:55)
3. Nacho Sunset (04:29)
4. $9 Pay-Per-View Lifetime TV Movie (05:51)
5. Manifest Density (03:55)
6. Uncle Tang’s Cabinet Of Dr. Caligari (04:01)
7. Disillusioned Avatar (05:15)
8. Kuru (05:02)
9. Revenge Grandmother (05:11)
10. Staggerin’ (04:41)
11. Middlebräu (06:46)