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The Avengers – On A Mission

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Quartetto di chiara impronta elettrica, The Avengers è guidato dalla fluida mano di Beledo. Autore dell’intero repertorio, fatta eccezione per la cover di Portia, l’axeman sudamericano è affiancato da tre solidissimi musicisti: spicca la presenza del tastierista Adam Holzmann, già collaboratore di Miles Davis negli anni ’80. Efficace anche la sezione ritmica, pur se mai in primo piano, con il duttile Lincoln Goines al basso ed il preciso drumming di Kim Plainfield.

Fra i brani più interessanti, la serrata On A Mission, posta in apertura, dove il chitarrista uruguagio paga un breve ma chiaro tributo ad Allan Holdsworth, sua evidente fonte di ispirazione anche per la successiva ballad After All. Ben riuscito inoltre il simil-tango sincopato di Rauleando, e la conclusiva Jimmy O’Donnell’s Air, dalla frase sottilmente malinconica, da cui si avvia poi un tappeto funky a sostegno dell’ incisivo sviluppo, con Holzmann a sostenere il finale.

Ben calibrato negli interventi solistici, con la sei corde e i synth a svolgere un ruolo pressochè paritario, il disco regala un ascolto piacevole, a tratti coivolgente. Le trame non riservano particolari sorprese o innovazioni, restando nell’alveo del jazz-rock classico, ma la qualità tecnica elevata dei quattro strumentisti determina comunque un buon prodotto finale.

DIALETO – The Last Tribe

Power trio nell’essenza, pur se atipico nella strumentazione scelta, DIALETO consegna alle stampe un prodotto di eccellente fattura, focalizzato sulla esuberante musicalità del chitarrista Nelson Coelho. Un disco nitido ed essenziale nelle progressioni armoniche, in numerosi punti spettacolare per impatto sonoro. La predilezione per i tempi medi giova alla piacevolezza dell’ascolto, in particolare nella bella quaterna di apertura, permettendo al tempo stesso di cogliere in maniera analitica la sottigliezza delle trame solistiche del leader, autore di tutti i brani.

Nella seconda parte l’incedere si fa spesso più serrato e cupo (Unimpossible, Whereisit, Sand Horses), o si concede interessanti divagazioni timbriche (l’incipit di Vintitreis), variegando opportunamente l’impianto complessivo del progetto.

Eccellente la ripresa del suono e l’equilibrio del curatissimo missaggio, a giusto compendio di questo ottimo lavoro, il cui pregio principale (non ce ne vogliano i pur valenti Jorge Pescara e Miguel Angel) sta nel mettere in luce il sorprendente talento, degno di respiro internazionale, di un elegante e passionale axeman quale è Coelho.

cover_300p-wideMoonjune MJR 054 – 2013

http://moonjune.com/mjr_web_2013/home_mjr/

Nelson Coelho: Guitar
Jorge Pescara: Touch Guitars
Miguel Angel: Drums

        Tracklist:

1. Windmaster (6:26)
2. Dorian Grey (4:27)
3. The Last Tribe (1:56)
4. Lydia in the Playground (5:20)
5. Unimpossible (7:47)
6. Tarde Demais (3:40)
7. Vintitreis (4:19)
8. Whereisit (5:11)
9. Sand Horses (4:07)
10. Chromaterius (3:42)

Yagull-Films / Ligro-Dictionary 2

Yagull – Films

Semplice e intimo, suonato in punta di dita dal chitarrista Sasha Marcovic, leader del progetto Yagull, Films è un disco dall’impianto folk-acustico, che dopo un positivo e promettente avvio (Dark, con il delicato e incisivo cello di Sonia Choi in evidenza) svolge una trama sottile e fin troppo consonante per buona parte del minutaggio, senza correre rischi di alcun tipo. Solo nel finale (Distance) la spinta percussiva di Josh Margolis fornisce un tocco di salutare energia ad un repertorio che, per il resto, è consigliabile solo a chi ama gli ascolti rilassanti e senza sorprese

Immagine  Zozemusic/distributed by MoonJune

zm 12001 – http://www.yagull.com http://www.moonjune.com

Ligro – Dictionary 2

All’estremità opposta dello spettro, trabocca di vitalità Dictionary 2, prima uscita internazionale del power trio indonesiano Ligro, guidato dallo spettacolare chitarrista Agam Hamzah, ben coadiuvato dal preciso sostegno del basso di Adi Darmawan e dal fantasioso drumming di Gusti Hendi .

Il territorio esplorato è il filone jazz-rock che fa riferimento alle sonorità Mahavishnu Orchestra, più volte echeggiata quasi a mò di omaggio, sia per le scelte timbriche di alcuni solo che a livello compositivo, come nella progressione armonica di Future o nella eccellente Etude Indienne. La stessa Miles Away, con il suo andamento stoppato e funky, ci sembra far riferimento in egual misura al trombettista e al McLaughlin di Extrapolation.

Il disco è ricco di spunti di grande intensità, al limite della perdita di controllo, (la seconda parte di Stravinsky, ad esempio), ma non mancano fasi dove si tira il fiato per riprendere slancio, in un positivo equilibrio che determina un prodotto complessivo di buon livello, con un creativo finale “caos calmo” nella conclusiva Transparansi, brano che ben rappresenta l’attitudine alla lucida follia identificata dal nome del gruppo anagrammato (ogril, in indonesiano Bahasa).

ligro

MoonJune Records

MJR 047

LINE UP:
Adi Darmawan – bass guitar
Agam Hamzah – guitar
Gusti Hendi – drums, percussion

Allan Holdsworth – Hard Hat Area / None Too Soon

Due ristampe che ci riportano a metà degli anni ’90, e danno la possibilità di (ri)ascoltare un Allan Holdsworth al meglio della forma. “Hard Hat Area” risale al 1993, ed è l’ottava prova discografica da leader per il virtuoso di Bradford. Il lavoro consiste di brani già rodati in tour: rispetto ai dischi precedenti, quindi, meno uso di sovraincisioni, e gran parte del materiale registrato “everything together in the studio”. La band è di alto livello, e mette subito in chiaro la sua forza con Ruhkukah, con il drumming di Gary Husband che eguaglia per fantasia e libertà le prove del miglior Bill Bruford, e l’inconfondibile tocco di Allan che, coerente e lineare, riesce a mantenere spazioso il fraseggio nonostante l’incredibile velocità esecutiva. Il disco mantiene la sua intensità per l’intero minutaggio, ritagliando opportuno spazio anche per le tastiere di Steve Hunt e il basso di Skuli Sverrison, come in Low Levels, High Stakes e House of Mirrors, i due episodi a più ampio respiro, su tempi più dilatati. Pur trattandosi di un lavoro di una ventina di anni fa, sono rari i momenti in cui si avverte questo gap, come nella title-track, dove i timbri in avvio e l’andamento meccanico delle tastiere suonano invero un po’ datati. Peccato veniale, ovviamente: nel complesso è davvero un gran bel disco.

Tre anni dopo, il successivo “None To Soon” vede il nostro cimentarsi, per sei brani sui nove complessivi, con celebrati standard jazzistici. La line-up è totalmente cambiata e un ruolo importante è svolto dal tastierista Gordon Beck, arrangiatore e protagonista di alcuni spazi solistici. Ma il ruolo del trio resta fondamentalmente di sostegno, e ovviamente il cambio di passo è nettamente percettibile quando il pallino passa nelle mani di Holdsworth, che centellina (a tratti anche troppo…) gli interventi. Pur mantenendo i suoi stilemi, Allan si cala con deferente rispetto nelle interpretazioni di questi classici, e del resto, visto il calibro delle firme selezionate (Coltrane, Henderson, Evans e via dicendo…) la scelta sembra invero la più opportuna. Ne risulta quindi una lettura fedele e al tempo stesso altamente creativa e personale.  Assolutamente strepitosi i suoi assolo in How Deep Is The Ocean, nella delicata Nuages di Django Reinhardt, in Inner Urge, e nell’iniziale esplosiva Countdown, inspiegabilmente sfumata troppo presto, mentre sembrava che il manico stesse letteralmente per prendere fuoco… A completare la scaletta, due originali di Beck ed una versione della beatlesiana Norwegian Wood, unica scelta che lascia perplessi: nella sua disarmante linearità il pezzo ci appare fuori dal contesto, un momento di debolezza in una prova per il resto ottima, che rimane a tutt’oggi unica nella discografia del chitarrista, per la scelta del repertorio jazzistico in senso puro.

Opportunamente rimasterizzati, questi due CD dimostrano ancora una volta che Allan Holdsworth merita di essere collocato nel gotha dei chitarristi contemporanei di area jazz-rock, insieme ai major-distributed Pat Metheny, John Scofield, Bill Frisell…. Una menzione speciale in tal senso al prezioso e ostinato lavoro di Leo Pavkovic: sappiamo che sono in cantiere altre ristampe del chitarrista inglese, meritoria operazione per far conoscere anche alle ultime generazioni, e nella maniera più completa, l’assoluta qualità di questo talentoso interprete delle sei corde.

HARD HAT AREA (MJR 044) 1993 reissued 2012

1. Prelude (1:35)
2. Ruhkukah (5:34)
3. Low Levels, High Stakes (9:05)
4. Hard Hat Area (6::06)
5. Tullio (6:02)
6. House Of Mirrors (7:47)
7. Postlude (5:28)

ALLAN HOLDSWORTH: guitars, synthaxe
STEVE HUNT: keyboards
SKULI SVERRISSON: bass
GARY HUSBAND: drums

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NONE TOO SOON (MJR 043) 1996 reissued 2012
1. Countdown (3:09)
2. Nuages (5:40)
3. How Deep is the Ocean (5:29)
4. Isotope (5:41)
5. None Too Soon Pt. I / Interlude / None Too Soon Pt. II (7:42)
6. Norwegian Wood (5:55)
7. Very Early (7:40)
8. San Marcos (3:22)
9. Inner Urge (6:15)
ALLAN HOLDSWORTH: guitars, synthaxe
GORDON BECK: keyboards
GARY WILLIS: bass
KIRK COVINGTON: drums