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Giulio Scaramella trio – Opaco

 

Artesuono Art 194

La scelta del trio drumless, piano contrabbasso e sassofoni, fornisce in maniera diretta le coordinate sonore lungo cui si muove “Opaco”, a firma del pianista Giulio Scaramella. Un progetto che, pur se a tratti richiama la solida preparazione accademica del leader (la breve rendition dell’ostinato pianistico Musica Ricercata VII di G. Ligeti, qui arrangiato per l’intero organico), nella maggior parte si  configura in maniera di camerismo contemporaneo di forma jazzistica, rilassato e nel contempo sempre dotato di opportuna bussola ritmica, equamente distribuita fra la tastiera e le corde.

Unico momento più astratto è Frammento, breve sonata dall’incipit tardo romantico che evolve poi in lievi dissonanze e infittisce i suoni nel finale.

Il fraseggio pianistico è fluido e swingante (la conclusione di Over the bar, Time flies dall’andamento bluesy) ma anche più pensoso e consapevole, maggiormente articolato nella struttura armonica, come nella title track posta in apertura del disco, e in Know you Knots, dove è davvero bello e incisivo il bass solo di Mattia Magatelli.

Gli standard sono due: la coltraniana Naima, che vivacizza il ritmo dell’originale grazie al walking bass e distribuisce il notissimo tema con piccole sfasature attraverso le battute, dando una opportuna nota di freschezza a un brano molto (troppo?) frequentato: in chiara evidenza il tenore di Federico Missio, a cui è dato giustamente il maggior risalto nell’occasione. E a chiudere, una clamorosa Petit Fleur, omaggio a Sidney Bechet dove si esplicita puro e semplice quello che il mai abbastanza ricordato Massimo Urbani avrebbe definito IL CANTO*.

Tra i riferimenti jazzistici citati dall’autore, Fred Hersch, Bill Evans, Danilo Perez, e paiono abbastanza evidenti; per ovvia filiazione citerei anche il trio Giuffre/Bley/Swallow e a titolo personale, forse a livello più nascosto in alcune soluzioni armoniche, Luca Flores, Stefano Battaglia e… Ralph Towner.

01 Opaco 02 Musica Ricercata VII 03 Know you Knots 04 Over the Bar 05 Time Flies                      06 Frammento 07 Naima 08 The Wall 09 Petite Fleur

Giulio Scaramella piano

Federico Missio tenor, alto & soprano sax

Mattia Magatelli double bass

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* da una bella e corposa intervista a Jazz from Italy, dove il compianto Gianni Lenoci parla del disco realizzato dal suo trio insieme a Massimo Urbani e un quartetto d’archi; chi volesse può leggerla integralmente a questo link

[…]*Avremmo provato e registrato direttamente varie takes. Il tutto in diretta. Quasi tutti i brani appartenevano al repertorio di Urbani che suonavamo abitualmente, con l’eccezione di The Summer Knows di Michel Legrand e A Time for Love di Johnny Mandel  che avevo mutuato dal repertorio di Bill Evans  e che sotto l’aspetto squisitamente emotivo li sognavo interpretati da Massimo Urbani. Stavo realizzando una visione. Chiaramente, Massimo non ha  le sue parti, dimenticate chissà dove. L’aspetto interessante è che mi chiede di riscriverle escludendo le sigle degli accordi: “A Già, scriveme solo IL CANTO”.[…]

Marco Trabucco – Meraki

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(Artesuono records 2019)

Accurata ricerca della nitidezza nei suoni, predilezione per atmosfere pacate e di ampio respiro fanno di Meraki un prodotto che si colloca nel solco del moderno mainstream nordeuropeo. E’ un lavoro in cui i quattro musicisti svolgono le loro trame in punta di dita, privilegiando mid-tempo e ballad, e realizzano un percorso dove la notevole perizia strumentale non è mai sfoggiata in maniera narcisistica.

A dare corpo all’insieme è il leader contrabbassista Marco Trabucco, che dopo aver mostrato la sua cavata precisa e al tempo stesso corposa nel brano di apertura  Untitled, prosegue centellinando i propri interventi solistici e lasciando ampio spazio alle buone attitudini del chitarrista Federico Casagrande, il cui fraseggio fluido e veloce si mette in evidenza sia allo strumento elettrico, come in Open space e One for Max, che su quello classico (la title track Meraki). Determinante il suo apporto anche nella suggestiva Tale for a princess, dove si percepisce l’influenza di Bill Frisell.

Altrettanto valida, più orientata sul versante armonico, la prova del pianista Giulio Scaramella, musicista di solida preparazione sia in ambito strettamente jazzistico che classico: la sua zampata solistica più efficace ed evidente è nella ballad Flavia.

In ogni caso, sia il materiale tematico che i solo sono sempre interpretati con misura e concentrazione, caratterizzati da un opportuno e calibrato spazio interno alle note che dà vita a un prodotto che, pur mantenendo una complessiva uniformità d’insieme, non manca di sfumature e intensità.

Il repertorio è interamente composto dal titolare del progetto, eccezion fatta per la conclusiva Romanza, ovvero Giochi Proibiti, reinterpretato all’inizio in forma libera con un astratto dialogo fra contrabbasso e chitarra classica, ben punteggiato dal lavoro coloristico del piano e delle percussioni di Luca Colussi,  per poi limitare opportunamente (un succinto minutino scarso) la citazione esplicita dell’ipersfruttato tema.

1. Untitled
2. Open space
3. Meraki
4. Flavia
5. Tale for a princess
6. One for Max
7. Romanza

Federico Casagrande: chitarra
Giulio Scaramella: piano
Marco Trabucco: contrabbasso / composizioni
Luca Colussi: batteria

Missato e masterizzato da Stefano Amerio all’Artesuono Studio, Cavalicco (UD), prodotto da Stefano Amerio per Artesuono records.