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Dewa Budjana – Mahandini

https://dewabudjana-moonjunerecords.bandcamp.com/album/mahandini-hd

Con le tipiche progresssioni armoniche che caratterizzano la sua personalissima fusion, fra progressive europeo e stilemi della terra d’origine, l’axeman indonesiano Dewa Budjana arricchisce la sua discografia con la recente uscita Mahandini.

Il potente e nuovo quartetto base garantisce, come nelle precedenti prove, un giusto mix fra eleganza e corporeità del suono, con esiti in più punti trascinanti, come in Queen Kanja, con un penetrante guitar solo e la conclusiva spumeggiante esibizione di virtuosismo konnakol del bassista Mohini Dey; e nella successiva Hyang Giri, con la vocalità della javanese Soimah Pancawati a caratterizzare con un esotismo non di maniera il brano, riuscendo nel contempo ad integrarsi pienamente con le folate pianistiche di Jordan Rudess (già Dream Theatre e LTE, giusto per gradire…) e la pulsazione ritmica, dove è ancora Mohini a sfoggiare eccellente groove e tecnica già sopraffina.

ILW è carattterizzato dall’ulteriore ospitata di rilievo data da Mike Stern, che firma col suo inconfondibile stile “pentatonico” il primo dei due guitar solo che danno sostanza al brano.

E, last but not least, in testa e in coda due pezzi dove il vocalist è una autentica sorpresa nel contesto, ovvero John Frusciante, tipica e tormentata figura di rock hero come di più non si potrebbe. Molto bello e ben riuscito soprattutto il brano d’apertura, Crowded, malinconica ballad che con il suo andamento misuratamente epico ben si attaglia ai mezzi tecnici della star newyorkese.

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Jung Oman 06:52
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Mahandini 08:17
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Dewa Budjana (guitars), Jordan Rudess (keyboards), Mohini Dey (bass guitar, konnakol), Marco Minnemann (drums). Special guests: John Frusciante (vocals on 1 and 7), Mike Stern (guest guitar soloist on 5 ), Soimah Pancawati (vocals on 3)

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The Wrong Object – Into the Herd

Off Records OCD043 (2019)

Gradita strenna in questo periodo, va alle stampe il nuovo lavoro di Michel Delville alla testa di Wrong Object, a nostro avviso il progetto più complesso e articolato fra le numerose emanazioni che l’axeman di Liegi nel corso del tempo ha organizzato e condotto.

Anche stavolta il terreno si mostra fecondo, e il frutto Into the Herd è davvero sapido, ricco della varietà di stili che da sempre fanno da riferimento nella carriera del chitarrista, di cui spesso si è parlato in questo blog, commentando alcune delle numerose uscite discografiche.

La ruvida pulsazione che apre la title-track sviluppa una trama che riporta alle atmosfere solenni degli Henry Cow. E da lì prende le mosse un percorso che denota grande compattezza sonora, predilezione per le timbriche scure, una discreta maturazione del tastierista Antoine Guenet e il sempre possente apporto del batterista Laurent Delchambre, che firma ben tre dei brani in scaletta.

Determinante anche li contributo dei fiati, affidati a Marti Melia e François Lourtie: esemplificative in tal senso Another thing e Many Lives, dove l’insinuante dialogo delle ance prende all’inizio ampio respiro per poi farsi via via più serrato; e ancora più Ship of fools, con la connotazione jazzistica dei due solo in successione.

Ultime citazioni per Filmic, introdotta da una bella linea di basso che evolve in un ricco e articolato materiale tematico,  balcan-orientale, che lancia una sequenza di brevi e ben riusciti solo prima di tornare brevemente, in chiusura, all’esposizione; e per la scanzonata e divertente frase del conclusivo Psithurism.

Il tutto, sempre con vivo piacere d’ascolto.

1. Into The Herd
2. A Mercy
3. Rumble Buzz
4. Another Thing
5. Filmic
6. Mango Juice
7. Many Lives
8. Ship Of Fools
9. Psithurism
  • Guitar, Guitar Synthesizer – Michel Delville
  • Bass Saxophone, Tenor Saxophone, Clarinet – Marti Melia
  • Tenor Saxophone, Soprano Saxophone – François Lourtie
  • Keyboards – Antoine Guenet
  • Bass – Pierre Mottet
  • Drums, Percussion, Sampler – Laurent Delchambre

Maurizio Brunod/Aldo Mella/Gabriele Boggio Ferraris – Italian Jazz Book Vol.1

UR 013

Repertorio interamente italiano per l’insolito trio che vede le chitarre di Maurizio Brunod  e il vibrafono di Gabriele Boggio Ferraris dividersi equamente la scena, egregiamente affiancati dal contrabbasso di Aldo Mella, che non si limita al mero lavoro di sostegno ritmico, ma svolge un ruolo di pari importanza nell’impianto del progetto, diventando in più punti protagonista principale del percorso sonoro, ad esempio nella riuscitissima versione di Cherries.

Si tratta sostanzialmente di moderno mainstream, che alterna la rilettura di pagine ormai consolidate a livello di veri e propri standard per frequentazione e versioni all’attivo, come Le solite cose, a brani firmati dagli esecutori stessi: Hypnotic Sad Loop di Brunod, con il titolo a dare precisa indicazione sulla scelta del materiale tematico, e Fafa di Mella, dove è la sei corde elettrica a caratterizzare il pezzo in maniera determinante, con un solo molto efficace anche per ricchezza timbrica.

Il disco è caratterizzato da una scelta stilistica alquanto uniforme e “notturna”: tempi lenti e medi, prendere o lasciare. Una spruzzata di swing in più solo nella conclusiva Da Silva, ancora dalla penna di Enrico Rava.

Danças (A.Allione)

Hypnotic Sad Loop (M.Brunod)

Le Solite Cose (E.Rava)

Fafa (A.Mella)

I Gazzillori (D.Di Bonaventura)

Cherries (F.D’Andrea)

Indaco (A.Mandarini)

Da Silva (E.Rava)

Maurizio Brunod – Guitar

Aldo Mella – Doublebass

Gabriele Boggio Ferraris – Vibraphone

A.B.NORMAL – Out of a Suite

UR Records – N.15 (2018)

Esordio discografico per il gruppo A.B. Normal , questo interessante lavoro si sostanzia nei 5 brani iniziali che insieme formano appunto “Suite“, interamente firmata dal leader trombonista Andrea Baronchelli.

Le concise Intro e Autro racchiudono i tre lunghi pezzi che rappresentano l’essenza del progetto.

Roots è di impianto prog-rock nella prima parte, elettronica e batteria a lanciare il riff che sostiene il frippiano guitar solo di Michele Bonifati, fino alla canonica e annessa perdita di controllo intorno alla metà del brano, che a quel punto si placa lasciando spazio al fraseggio del leader, sostenuto da una ritmica inizialmente sommessa e gradualmente più serrata, per poi chiudere ancora con elevata intensità sonora.

Cortex è inizialmente astratta e libera, con suoni distillati prima di confluire in un ostinato ritmico che preannuncia l’esposizione di un tema ben articolato e vario.

The Crown si svolge in punta di dita, una malinconica ballad dove ancora una volta gli spazi solistici sono equamente suddivisi fra trombone e chitarra.

I due brani conclusivi restano nell’ambito sonoro dei precedenti, chiudendo con il memorabile solenne finale di Syriarin. Un lavoro più canterburyano che jazzistico, compatto e ben riuscito, meritevole di un attento ascolto.

Intro

Roots

Cortex

The Crown

Outro

Starting With A Cherry

Syriarin

All composition by Andrea Baronchelli, except n.6 by Michele Bonifati

Andrea Baronchelli Trombone, effects

Michele Bonifati Electric guitar, effects

Danilo Gallo Electric bass, effects, objects

Alessandro Rossi Drums, electric drums

 

Roberto Ottaviano – ETERNAL LOVE

 Dodicilune ED411

A un anno di distanza dall’eccellente Sideralis, Roberto Ottaviano torna alle stampe con Eternal Love. Resta al piano Alexander Hawkins, cambia la sezione ritmica affidata al drumming duttile di Zeno de Rossi e alla cavata robusta di Giovanni Maier. Quinto elemento Marco Colonna, che qui smussa opportunamente i tratti più spigolosi del suo suono al servizio del contesto.

Mentre nel disco precedente il sopranista barese era unico compositore del progetto, stavolta il corpus principale del lavoro è dato da reinterpretazioni, intervallate da sole due composizioni originali del leader. Il repertorio scelto spazia da Dollar Brand a Elton Dean, da Charlie Haden a Don Cherry, partendo dal tradizionale africano Uhuru, che con solenne andamento connota fin dall’inizio il sottinteso concettuale che dà sostanza all’album; bastano due righe di citazione testuale per dire il necessario in tal senso “[…] È la prima volta che sento il bisogno di un “bagno mistico” in cui il Jazz si fa infine Musica Totale, ma soprattutto travalica l’idea fine a sé stessa di fare musica“[…].

Che poi sia in forma di gioioso calypso come in African Marketplace, col limpido solo di Ottaviano e a seguire quello più ruvido e grintoso di Colonna, o di rigorosa e impeccabile espressione coltraniana (Your Lady), o di voce intensa e sommessa come nella title track, poco importa. Anche stavolta bastano due righe.

Il suono di questo disco, a larghi tratti e forse ovviamente, ha il sapore della migliore tradizione Blue Notes. Sa di Black Africa e di spiritualità, pura e semplice. Buon ascolto.

Roberto Ottaviano – soprano sax
Marco Colonna – clarinet, bass clarinet
Alexander Hawkins  piano, rhodes, hammond
Giovanni Maier – double bass
Zeno De Rossi – drum set

1 – Uhuru
2 – African Marketplace
3 – Chairman Mao
4 – Mushi Mushi
5 – Oasis
6 – Questionable 2
7 – Eternal Love
8 – Your Lady
9 – Until the rain comes

Compositions by Roberto Ottaviano (Dodicilune edizioni) except 1 african traditional, 2 by Abdullah Ibrahim, 3 by Charlie Haden, 4 by Dewey Redman, 5 by Elton Dean, 8 by John Coltrane, 9 by Don Cherry