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CURRAN – SCHIAFFINI – C. NETO – ARMAROLI From The Alvin Curran Fakebook -The Biella Sessions

ED386

Da sempre indomito sperimentatore, cacciatore di suoni e timbri inauditi, più incline alla composizione istantanea, alla performance e alla conduction estemporanea, ma anche capace di confezionare pagine più convenzionali, Alvin Curran è figura di spicco nella musica contemporanea da una cinquantina di anni e più, ormai.

I compagni di avventura sono qui Giancarlo Schiaffini, il sassofonista Alípio Carvalho Neto e il vibrafonista Sergio Armaroli, interpreti insieme al leader di un variegato percorso, una summa delle diverse anime del compositore di Providence.

Nel primo dei due CD presentati il nucleo fondante è rappresentato dalle 5 Sequences, ispirate a codifiche di recente pubblicate da Curran nel suo Fakebook, che restano ben salde nell’ambito dell’impro radicale, con rari sprazzi pacificanti in un tessuto prevalentemente intransigente. Musica che, tutto sommato, appare un po’ segnata dal tempo. Stessa sostanza sonora, serrata e claustrofobica fino a diventare incontrollata, in Max’d Out.

Ad aprire il disco Under The fig Tree, composizione degli anni ’70 allora proposta in veste dal sapore kosmische musik; nell’attuale versione, si gioca su toni sommessi, i materiali sonori sono ridotti all’osso, piccole scale dal sapore infantile che si aggirano e non trovano (né cercano) evoluzione o soluzione di alcun tipo.

In chiusura invece A room in Rome, assorto piano solo che ritrova a sorpresa il gusto della consonanza, concedendosi anche una solenne conclusione.

Più riuscito a nostro avviso il secondo CD, costituito in gran parte dalla lunga composizione istantanea The Answer is, a firma dei 4 musicisti impegnati, che sfrutta con grande varietà di timbri (anche preregistrati) e soluzioni lo spazio sonoro, in un lungo e fantasioso sviluppo che prende circa una trentina di minuti.

A completamento del lavoro, ancora due composizioni che testimoniano il lato più immediato della produzione di Curran: Field It, un succinto funky che nel complesso si configura come un “moderato swing” da un vinile anni ’50, fatte salve le sporcature elettroniche, ed in chiusura il brevissimo passetto di danza Soft Shoes.

Disc 1
1) Under The Fig Tree
2) Max’d Out
3) Sequence 1
4) Sequence 2
5) Sequence 3
6) Sequence 4
7) Sequence 5
8) Why Is This Night Different From All Other Nights
9) A Room In Rome

Disc 2
  1) The Answer Is…
2) Don’t Throw That Book At Me
3) Field It
4) Soft Shoes

All compositions by Alvin Curran except “The Answer Is…” by Curran, Schiaffini, Carvalho Neto, Armaroli [Tape: “Voci per Gigi” (1994) by Giancarlo Schiaffini; “Beyond Max’d Out” computer tape by Francesca Gemmo]

Personnel

Alvin Curran – piano, shofar, computer
Giancarlo Schiaffini – trombone
Alipio Carvalho Neto – saxophones, brazilian whistles, percussions
Sergio Armaroli – vibraphone, talking drum, tam tam, percussions

Marcello Testa – double bass (2, 3 cd1, 4 cd2)
Nicola Stranieri – drums (2, 3 cd1, 4 cd2)
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Ammendola | Brissa | Scopelliti w/Achille Succi – Play

Alfa Music AFPCD176

Un lavoro succinto ed intenso, pianoless trio dove il leader Giovanni Ammendola mostra di aver interiorizzato lezioni ed atmosfere che spesso richiamano Jimmy Giuffre, sia nelle pacate esposizioni delle ballad (Portrait of you, Maia’s dream, Bea) che nelle situazioni più swinganti dove si sfiora il free, mantendendo sempre e comunque misura e controllo della forma (l’up tempo A bad day).

Il fraseggio nitido del clarinetto si intreccia spesso con il lavoro contrappuntistico del contrabbasso di Andrea Brissa , mantendo sufficiente spazio tra i suoni, così da garantire all’ascolto un facile percorso lungo le linee tematiche e le parti non strutturate.

Il tutto ben sostenuto dal lavoro percussivo di Francesco Scopelliti, quasi sempre “retrostante” (con pregevoli eccezioni in cui si ritaglia più spazio come nel Blues for MB) ma prezioso nel sostenere, ed arricchire con discrezione il tutto, usando poliritmie e controtempo.

La partecipazione in due brani del talentoso Achille Succi apporta ulteriore linfa alla qualità complessiva  del progetto, in particolare sul versante improvvisativo.

1 Portrait of you 4.28
2 Maia’s dream 4.37
3 A bad day 4.42
4 Bea 4.58
5 Blues for MB 6.10
6 Looking for a title 7.35

Music by D. Ammendola 1,3,5,6  A. Brissa 4  F. Scopelliti 2

Domenico Ammendola            clarinet

Andrea Brissa                           double bass

Francesco Scopelliti                drums

Achille Succi                         bass clarinet, alto sax

Giovanni Benvenuti – Dissolvenze

Improvvisatore involontario

Dissolvenze è un vero e proprio compendio dei diversi influssi che caratterizzano la musica del sassofonista Giovanni Benvenuti.

La formazione prediletta a sostegno dei fiati è il (non proprio) classico quartetto per archi, come nell’iniziale La montagna, interamente composto in perfetto stile cameristico, o negli struggenti e post-romantici Dissolvenze e Fantasmi, in bilico tra Nyman, Pärt e Cinematic Orchestra, e nella mutevole In minore, dove l’andamento è inizialmente più ostinato ed evolve poi sviluppando un bel solo del leader, ed una efficace, conclusiva pulsazione ritmica caratterizzata dalle coloriture scure degli arch(ett)i.

Altrove si disegnano trame più ascrivibili al cool jazz dove la componente improvvisativa è ben presente, come in Personaggi da fumetto e Finestre, ed il lavoro delle percussioni assume la giusta rilevanza.

Un intenso, assorto e tautologico In solo conclude il tutto. Tutto l’ascolto è fluido e rilassante, ma mai banale. Un bel disco.

1. La montagna
2. Personaggi da fumetto
3. Dissolvenze
4. In minore
5. Finestre
6. Fantasmi
7. In solo

Personnel

Giovanni Benvenuti: sax soprano e tenore
Katia Moling: viola
Andrea Libero Cito: violino
Francesco Pierotti: contrabbasso
Andrea Beninati: violoncello e batteria

Roberto Ottaviano QuarkTet – Sideralis

Dodicilune ED364

L’assoluto microcosmo evocato dal nome del quartetto apre all’infinitamente grande nel titolo del disco. Ancora una volta affiancato dal pianista Alexander Hawkins, già sodale nel precedente omaggio a Lacy FORGOTTEN MATCHES, Roberto Ottaviano torna con un disco davvero ricco e composito, mutevole e interessante ad ogni riascolto.

L’apertura con Vulpecula ha andamento danzante ostinato, suoni secchi e nitidi, un solo centrale che mette in luce fraseggio chiaro e spazioso, coerente nello spirito di ricerca, intenso e rigoroso ma al tempo stesso comunicativo. Tratti che da sempre caratterizzano l’estetica musicale dell’artista barese.

Nella successiva Berenice’s Code, assai elegante nell’incipit, nei suoni in circolo di Planet John Lee Hooker e in On The Harmonica Wake il procedimento esplorativo degli spazi sonori consegna all’ascolto una musica assorta, sia nei materiali tematici che nelle ampie fasi a sviluppo libero.

I momenti più sanguigni e marcatamente ritmici si ritrovano nell’esplicito omaggio al pianista Herbie Nichols, swingante e ben sostenuto dal lavoro di un eccellente Michael Formanek, ed impreziosito dal conclusivo solo di Gerry Hemingway, drummer versatile ed aperto come pochi; e in Holy Gravity, dove è ancora il potente avvio del contrabbasso che detta le mosse ad un rilassato funky, declamato insolitamente dal nostro con l’uso del baritono. Ancor più intenso è Centaurus, unico spazio in cui i suoni si fanno più serrati e febbrili in tipico stile post-free.

Interamente composto dal leader, il disco raggiunge il picco nella conclusiva Sideralis, otto minuti di pura astrazione sonora, evocazione degli eterei spazi suggeriti dal titolo, dove l’equilibrio fra suono e silenzio, fra nota e rumore supera di slancio gli steccati di genere e facile etichettatura, e richiama alla mente la musica contemporanea colta più attenta all’interiorità dei suoni (pensiamo a Scelsi o ancor di più a Luigi Nono) raggiungendo risultati comparabili ai migliori esiti in tale ambito.

Da menzionare anche l’alta qualità della registrazione, che garantisce perentoria ed equilibrata presenza degli strumenti, perfetta definizione e spazialità, assoluta fedeltà timbrica.

Eccellente, tutto.

1 – Vulpecula
2 – Berenice’s Code
3 – Planet Nichols
4 – Planet John Lee Hooker
5 – Ellingtonia
6 – Afro Asteroids Game
7 – On The Harmonica Wake
8 – Holy Gravity
9 – Centaurus
10 – SideralisAll compositions by Roberto Ottaviano (Dodicilune edizioni)

Roberto Ottaviano, soprano, sopranino, alto & baritone saxophones
Alexander Hawkins, piano
Michael Formanek, bass
Gerry Hemingway, drums, mouth harp

Italian West Side Big Band – BlueTone

AFMCD201

Le oggettive difficoltà di concretizzare (e tenere in vita) un organico di così vaste dimensioni fa sì che siano sempre più rare le occasioni di ascoltare una big band.

In questo caso il nume tutelare è Marco Tiso, che dirige, arrangia e compone 5 dei 6 originali in scaletta di questo BlueTone. La restante parte del repertorio consta di classici a firma Kern, Gershwin, Arlen e Mingus, posto in apertura con Moanin’, ad effetto con il saltellante baritono di Giancarlo Canini, e in chiusura con la poco frequentata Monk, Bunk & Vice Versa, dove il gigante di Nogales fonde attraverso parafrasi l’estetica di Monk con quella del pioniere Bunk Johnson.

L’organico è composto in buona parte da docenti ed ex studenti del conservatorio di Frosinone: spicca la presenza di alcuni ospiti prestigiosi quali Eugenio Colombo, Giancarlo Schiaffini e Maurizio Giammarco. Senza nulla togliere agli altri validi interpreti, i tre sono naturalmente responsabili dei migliori spunti solistici dell’album, rispettivamente in Chase the Phantom, nella già citata Moanin’ e in Blue Tone, ad esempio.

Sciolta e swingante nell’esposizione dei materiali tematici, precisa nell’intercettare metronomicamente i numerosi cambi di tempo (nella title track si fa davvero fatica a tenerne il conto), l’orchestra confeziona un buon prodotto, dove la classica impostazione da big band non si traduce in un risultato meramente mainstream, ma regala un ascolto fresco e intriso di modernità.

1 Moanin’ (Charles Mingus) 7.01
2 Music Inn (Marco Tiso) 3.50
3 Over the Rainbow (Harold Arlen) 8.36
4 Blue Tone (Filiberto Palermini) 7.03
5 Chase the Phantom (Marco Tiso) 4.18
6 C for Chet (Marco Tiso) 5.42
7 Big Drivers (Marco Tiso) 4.53
8 Raven Flight (Marco Tiso) 6.18
9 Somebody Loves Me (George Gershwin) 5.50
10 Dearly Beloved (Jerome Kern) 5.59
11 Monk, Bunk & Viceversa (Charles Mingus) 6.34

Italian West Side Big Band
Musical Direction Marco Tiso,
arrangements Marco Tiso & Filiberto
Palermini

Special Guests
Maurizio Giammarco tenor sax
Eugenio Colombo soprano sax
Aldo Bassi trumpet
Giancarlo Schiaffini trombone

Filiberto Palermini ss/as
Stefano Preziosi ss/as
Alessandro Tomei ts/fl
Antonello D’Orazio ts
Danilo Raponi ts
Giancarlo Canini bs/as
Trombones
Romeo Venditti
Davide Rossini
Mattia Collacchi
Rosario Liberti tb/tuba
Piano
Alberto Giraldi
Trumpets
Mario Caporilli
Enzo Collacchi
Franco Santodonato
Fabio Gelli
Rhythmics

Ettore Fioravanti drums
Stefano Spallotta guitar
Alessandro Del Signore double bass