Archivi categoria: Recensioni

Nicolas Meier World Group – Peaceful

https://www.meiergroup.com/music

Torna alle stampe Nicolas Meier, e anche stavolta dopo il duo acustico “in purezza” e il power trio,  sposta le coordinate musicale altrove col suo nuovo quartetto.

Siamo nell’ambito di una rilassata world music, dal sapore ora spiccamente mediterraneo (Besiktas Café), ora venato di influenze sudamericane miste a swing, qui fornito dal nitido violino di Richard Jones (Manzanita Samba): i suoni e le suggestioni di viaggio, unite alle molteplici e accurate scelte timbriche diventano il tratto distintivo del disco, dove si procede in un percorso ondivago e vario, ora facendo convivere con eleganza stilemi del nordafrica con classica fusion (la title track Peaceful, ballad velata da una sottile malinconia), ora rileggendo con tocco personale il flamenco in Water LiliesCity Of The 3 Rivers, sempre contaminati nello svolgimento con sapiente miscela di ritmi mediorientali e progressioni armoniche di stampo anglossasone.

Una ulteriore buona prova per il chitarrista svizzero, sempre in primo piano ma con misura, come sempre perfetto nei solo, veloci e nitidi nel contempo sia nelle fasi più meditative che negli up-tempo, e ben coadiuvato dal solido lavoro dei tre altri componenti del gruppo.

ps. per un collegamento sinaptico di quelli che scattano per conto proprio, dopo l’ascolto di Peaceful sono andato a recuperare e riascoltare un brano (apparentemente) dimenticato e abbandonato negli scaffali da una trentina d’anni, Turkish and American Blend : sostanza sonora diversa, ma definizione che ben si attaglia anche a buona parte di questo disco, a mio avviso…

Nicolas Meier – Acoustic fretless and fretted nylon string string guitars, glissentar and 12 string guitar.
Demi Garcia – Percussion
Kevin Glasgow – Bass
Richard Jones – Violin
  1. Besiktas Cafe
  2. Manzanita Samba
  3. Peaceful
  4. Caravan Of Anatolia
  5. Water Lilies
  6. Princes’ Island
  7. City Of The 3 Rivers
  8. The Island
  9. Soho Square
All songs written by Nicolas Meier
Produced by Nicolas Meier
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Marco Trabucco – Meraki

Risultati immagini per meraki trabucco

(Artesuono records 2019)

Accurata ricerca della nitidezza nei suoni, predilezione per atmosfere pacate e di ampio respiro fanno di Meraki un prodotto che si colloca nel solco del moderno mainstream nordeuropeo. E’ un lavoro in cui i quattro musicisti svolgono le loro trame in punta di dita, privilegiando mid-tempo e ballad, e realizzano un percorso dove la notevole perizia strumentale non è mai sfoggiata in maniera narcisistica.

A dare corpo all’insieme è il leader contrabbassista Marco Trabucco, che dopo aver mostrato la sua cavata precisa e al tempo stesso corposa nel brano di apertura  Untitled, prosegue centellinando i propri interventi solistici e lasciando ampio spazio alle buone attitudini del chitarrista Federico Casagrande, il cui fraseggio fluido e veloce si mette in evidenza sia allo strumento elettrico, come in Open space e One for Max, che su quello classico (la title track Meraki). Determinante il suo apporto anche nella suggestiva Tale for a princess, dove si percepisce l’influenza di Bill Frisell.

Altrettanto valida, più orientata sul versante armonico, la prova del pianista Giulio Scaramella, musicista di solida preparazione sia in ambito strettamente jazzistico che classico: la sua zampata solistica più efficace ed evidente è nella ballad Flavia.

In ogni caso, sia il materiale tematico che i solo sono sempre interpretati con misura e concentrazione, caratterizzati da un opportuno e calibrato spazio interno alle note che dà vita a un prodotto che, pur mantenendo una complessiva uniformità d’insieme, non manca di sfumature e intensità.

Il repertorio è interamente composto dal titolare del progetto, eccezion fatta per la conclusiva Romanza, ovvero Giochi Proibiti, reinterpretato all’inizio in forma libera con un astratto dialogo fra contrabbasso e chitarra classica, ben punteggiato dal lavoro coloristico del piano e delle percussioni di Luca Colussi,  per poi limitare opportunamente (un succinto minutino scarso) la citazione esplicita dell’ipersfruttato tema.

1. Untitled
2. Open space
3. Meraki
4. Flavia
5. Tale for a princess
6. One for Max
7. Romanza

Federico Casagrande: chitarra
Giulio Scaramella: piano
Marco Trabucco: contrabbasso / composizioni
Luca Colussi: batteria

Missato e masterizzato da Stefano Amerio all’Artesuono Studio, Cavalicco (UD), prodotto da Stefano Amerio per Artesuono records.

Vince Abbracciante – Terranima

Dodicilune Ed421

Con il suo nuovo lavoro, Terranima, Vince Abbracciante approfondisce e perfeziona la cifra stilistica delineata nel precedente Sincretico. Il sestetto di corde già ascoltato lì viene rafforzato da percussioni e quartetto di strumenti a fiato, in cui spicca il virtuoso Gabriele Mirabassi, dando così forma ad un variegato e ampio organico.

E’ un viaggio sonoro che si configura come una sinfonia dei sud del mondo, rappresentati idealmente dalla terra di Puglia e dal Brasile. Il concetto di musica popolare, caratterizzato da semplici e immediate soluzioni armoniche, viene qui rivisto e rinfrescato con eleganza e sostanza.

Si spazia da trame fitte, con ritmi serrati e danzanti, a toni più malinconici e sommessi, o ad atmosfere rilassate e distese, in una misurata alternanza che dà vita ad un prodotto compatto, da ascoltare come un continuum.

Piccola nota in margine a quanto detto, la simpatica ed inconsueta dedica al produttore del suo (evidentemente) amatissimo strumento: la ballatona dal sapore francese La Borsini, dove lo swingante clarinetto di Mirabassi e la veloce successione dei solo suonano come un (in)conscio omaggio a Django Reinhardt e Richard Galliano.

1 – Saltarello in Dodicilune
2 – Impressioni di Puglia
3 – Fantasia Terranima
4 – Requiem per un Ulivo
5 – Fuga a Sud
6 – Choro 5
7 – Genipabu
8 – La Borsini
9 – Serenata del Canto e dell’IncantoAll compositions and arrangements by Vince Abbracciante (Dodicilune edizioni)

Personnel

Vince Abbracciante – accordion
Gabriele Mirabassi – clarinet
Aldo Di Caterino – flute
Nicola Puntillo – bass clarinet
Giuseppe Smaldino – horn, shells
Nando Di Modugno – guitar
Giorgio Vendola – double bass
Pino Basile – tambourine, percussions
Alkemia Quartet
Marcello De Francesco – violin
Leo Gadaleta – violin
Alfonso Mastrapasqua – viola
Giovanni Astorino – cello

Vasil Hadžimanov Band – Lines in sand

MJR095

Musicisti in gran forma, band ben amalgamata e trasparente gioia di suonare contribuiscono al felice esito di questo Lines in Sand,  ottima nuova prova discografica per Vasil Hadžimanov Band, dopo il già ben riuscito Alive.

Una rilassata miscela etno funky apre la title track, colorata dalla suggestiva vocalità di Bojan Ivkovic, rampa di lancio per un incisivo intervento chitarristico, che lascia poi spazio al perentorio solo al Fender Rhodes del leader. Poderoso groove è il tratto distintivo del successivo Mr. Moonjune, con le zampate del synth e il caldissimo fraseggio del tenor sax di Rastko Obradovic a esplicitare l’omaggio al mai troppo lodato Leo Pavkovic. E via continuando con eleganti folate jazzistiche al piano (San snova), ineffabili canzoni in stile canterburiano o black, tocchi di tradizione balcanica rivisitata, sonorità GRP e memorie di Joe Zawinul, intricati riff, controtempi e poliritmi a cui il piano elettrico conferisce una certa aura di “classicità”, ma che riescono nel contempo a suonare freschi e nuovi.

La scelta produttiva di mixare senza soluzione di continuità i brani, uno nell’altro, contribuisce alla fluidità dell’ascolto in maniera determinante. Il gruppo è letteralmente tale, fila come un treno, compatto ed efficiente, ingloba gli innumerevoli elementi di ispirazione e sfugge beffardo ad ogni tentativo di ingabbiarlo in un genere definito.

Cerebralità e vigore, in equilibrio. Al momento, la migliore novità discografica del 2019 passata nel mio lettore CD.

  1. Lines In Sand
  2. Mr. MoonJune
  3. San Snova
  4. Lost
  5. Kazi
  6. Kazi Gradiska
  7. Maklik
  8. For Clara
  9. Waiting For…
  10. Freedom From The Past
  11. Ratnici Podzemlja
  12. Rege Hadzi

VASIL HADZIMANOV – keyboards
BRANKO TRIJIC – guitar
MIROSLAV TOVIRAC – bass guitar
BOJAN IVKOVIC – percussion, vocals
PEDJA MILUTINOVIC – drums
with special guests:
RASTKO OBRADOVIC -sax (2, 8)
MARTA HADZIMANOV – lead vocal (4)
DEAN BOWMAN – lead vocal (8)

Dewa Budjana – Mahandini

https://dewabudjana-moonjunerecords.bandcamp.com/album/mahandini-hd

Con le tipiche progresssioni armoniche che caratterizzano la sua personalissima fusion, fra progressive europeo e stilemi della terra d’origine, l’axeman indonesiano Dewa Budjana arricchisce la sua discografia con la recente uscita Mahandini.

Il potente e nuovo quartetto base garantisce, come nelle precedenti prove, un giusto mix fra eleganza e corporeità del suono, con esiti in più punti trascinanti, come in Queen Kanja, con un penetrante guitar solo e la conclusiva spumeggiante esibizione di virtuosismo konnakol del bassista Mohini Dey; e nella successiva Hyang Giri, con la vocalità della javanese Soimah Pancawati a caratterizzare con un esotismo non di maniera il brano, riuscendo nel contempo ad integrarsi pienamente con le folate pianistiche di Jordan Rudess (già Dream Theatre e LTE, giusto per gradire…) e la pulsazione ritmica, dove è ancora Mohini a sfoggiare eccellente groove e tecnica già sopraffina.

ILW è carattterizzato dall’ulteriore ospitata di rilievo data da Mike Stern, che firma col suo inconfondibile stile “pentatonico” il primo dei due guitar solo che danno sostanza al brano.

E, last but not least, in testa e in coda due pezzi dove il vocalist è una autentica sorpresa nel contesto, ovvero John Frusciante, tipica e tormentata figura di rock hero come di più non si potrebbe. Molto bello e ben riuscito soprattutto il brano d’apertura, Crowded, malinconica ballad che con il suo andamento misuratamente epico ben si attaglia ai mezzi tecnici della star newyorkese.

1.
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3.
4.
Jung Oman 06:52
5.
6.
Mahandini 08:17
7.

Dewa Budjana (guitars), Jordan Rudess (keyboards), Mohini Dey (bass guitar, konnakol), Marco Minnemann (drums). Special guests: John Frusciante (vocals on 1 and 7), Mike Stern (guest guitar soloist on 5 ), Soimah Pancawati (vocals on 3)