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Maurizio Brunod/Aldo Mella/Gabriele Boggio Ferraris – Italian Jazz Book Vol.1

UR 013

Repertorio interamente italiano per l’insolito trio che vede le chitarre di Maurizio Brunod  e il vibrafono di Gabriele Boggio Ferraris dividersi equamente la scena, egregiamente affiancati dal contrabbasso di Aldo Mella, che non si limita al mero lavoro di sostegno ritmico, ma svolge un ruolo di pari importanza nell’impianto del progetto, diventando in più punti protagonista principale del percorso sonoro, ad esempio nella riuscitissima versione di Cherries.

Si tratta sostanzialmente di moderno mainstream, che alterna la rilettura di pagine ormai consolidate a livello di veri e propri standard per frequentazione e versioni all’attivo, come Le solite cose, a brani firmati dagli esecutori stessi: Hypnotic Sad Loop di Brunod, con il titolo a dare precisa indicazione sulla scelta del materiale tematico, e Fafa di Mella, dove è la sei corde elettrica a caratterizzare il pezzo in maniera determinante, con un solo molto efficace anche per ricchezza timbrica.

Il disco è caratterizzato da una scelta stilistica alquanto uniforme e “notturna”: tempi lenti e medi, prendere o lasciare. Una spruzzata di swing in più solo nella conclusiva Da Silva, ancora dalla penna di Enrico Rava.

Danças (A.Allione)

Hypnotic Sad Loop (M.Brunod)

Le Solite Cose (E.Rava)

Fafa (A.Mella)

I Gazzillori (D.Di Bonaventura)

Cherries (F.D’Andrea)

Indaco (A.Mandarini)

Da Silva (E.Rava)

Maurizio Brunod – Guitar

Aldo Mella – Doublebass

Gabriele Boggio Ferraris – Vibraphone

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A.B.NORMAL – Out of a Suite

UR Records – N.15 (2018)

Esordio discografico per il gruppo A.B. Normal , questo interessante lavoro si sostanzia nei 5 brani iniziali che insieme formano appunto “Suite“, interamente firmata dal leader trombonista Andrea Baronchelli.

Le concise Intro e Autro racchiudono i tre lunghi pezzi che rappresentano l’essenza del progetto.

Roots è di impianto prog-rock nella prima parte, elettronica e batteria a lanciare il riff che sostiene il frippiano guitar solo di Michele Bonifati, fino alla canonica e annessa perdita di controllo intorno alla metà del brano, che a quel punto si placa lasciando spazio al fraseggio del leader, sostenuto da una ritmica inizialmente sommessa e gradualmente più serrata, per poi chiudere ancora con elevata intensità sonora.

Cortex è inizialmente astratta e libera, con suoni distillati prima di confluire in un ostinato ritmico che preannuncia l’esposizione di un tema ben articolato e vario.

The Crown si svolge in punta di dita, una malinconica ballad dove ancora una volta gli spazi solistici sono equamente suddivisi fra trombone e chitarra.

I due brani conclusivi restano nell’ambito sonoro dei precedenti, chiudendo con il memorabile solenne finale di Syriarin. Un lavoro più canterburyano che jazzistico, compatto e ben riuscito, meritevole di un attento ascolto.

Intro

Roots

Cortex

The Crown

Outro

Starting With A Cherry

Syriarin

All composition by Andrea Baronchelli, except n.6 by Michele Bonifati

Andrea Baronchelli Trombone, effects

Michele Bonifati Electric guitar, effects

Danilo Gallo Electric bass, effects, objects

Alessandro Rossi Drums, electric drums

 

Roberto Ottaviano – ETERNAL LOVE

 Dodicilune ED411

A un anno di distanza dall’eccellente Sideralis, Roberto Ottaviano torna alle stampe con Eternal Love. Resta al piano Alexander Hawkins, cambia la sezione ritmica affidata al drumming duttile di Zeno de Rossi e alla cavata robusta di Giovanni Maier. Quinto elemento Marco Colonna, che qui smussa opportunamente i tratti più spigolosi del suo suono al servizio del contesto.

Mentre nel disco precedente il sopranista barese era unico compositore del progetto, stavolta il corpus principale del lavoro è dato da reinterpretazioni, intervallate da sole due composizioni originali del leader. Il repertorio scelto spazia da Dollar Brand a Elton Dean, da Charlie Haden a Don Cherry, partendo dal tradizionale africano Uhuru, che con solenne andamento connota fin dall’inizio il sottinteso concettuale che dà sostanza all’album; bastano due righe di citazione testuale per dire il necessario in tal senso “[…] È la prima volta che sento il bisogno di un “bagno mistico” in cui il Jazz si fa infine Musica Totale, ma soprattutto travalica l’idea fine a sé stessa di fare musica“[…].

Che poi sia in forma di gioioso calypso come in African Marketplace, col limpido solo di Ottaviano e a seguire quello più ruvido e grintoso di Colonna, o di rigorosa e impeccabile espressione coltraniana (Your Lady), o di voce intensa e sommessa come nella title track, poco importa. Anche stavolta bastano due righe.

Il suono di questo disco, a larghi tratti e forse ovviamente, ha il sapore della migliore tradizione Blue Notes. Sa di Black Africa e di spiritualità, pura e semplice. Buon ascolto.

Roberto Ottaviano – soprano sax
Marco Colonna – clarinet, bass clarinet
Alexander Hawkins  piano, rhodes, hammond
Giovanni Maier – double bass
Zeno De Rossi – drum set

1 – Uhuru
2 – African Marketplace
3 – Chairman Mao
4 – Mushi Mushi
5 – Oasis
6 – Questionable 2
7 – Eternal Love
8 – Your Lady
9 – Until the rain comes

Compositions by Roberto Ottaviano (Dodicilune edizioni) except 1 african traditional, 2 by Abdullah Ibrahim, 3 by Charlie Haden, 4 by Dewey Redman, 5 by Elton Dean, 8 by John Coltrane, 9 by Don Cherry

Giulia Galliani MAG Collective – SONG FOR JONI

ED405

Operazione coraggiosa, rileggere dal corposo songbook di Joni Mitchell una decina di titoli, scelti prevalentemente fra i primi dischi della grande, raffinata, sempre un passo avanti, celeberrima ma non adeguatamente valutata artista canadese.

L’organico base, sestetto, agisce in chiave prevalentemente jazz-rock (le serrate The Jungle Line e Song To A Seagull, quest’ultima con poderoso sax solo di Giovanni Benvenuti, i riff (s)trascinati di Black Crow colorati con le astratte pennellate elettroniche dell’organo Hammond), anche se non si disdegna la classica ballad (A Case Of You). In entrambe le situazioni, la leader Giulia Galliani si mostra sempre a proprio agio, esibendo vocalità duttile e matura.

Si cambia registro per la mingusiana Goodbye Pork Pie Hat, con la formazione integrata da un trio d’archi “arrangiati” in stile ed atmosfera third stream (a nostro avviso al limite del melenso, ma de gustibus…). Si torna subito ad atmosfere più asciutte, con vago sentore country e gospel nella successiva Shadows And Light, con le voci che diventano tre, grazie alla presenza degli ospiti Luca Latini e Olivia Rovai.

In testa al disco una suggestiva Blue, dove si ammira ancora un elegante impasto di trio vocale, qui formato da Giulia, Sara Battaglini e Camilla Battaglia, sostenuto da un eccellente lavoro del cello; e in coda un deferente e sommesso duetto chitarra voce per All I want.

Un bel lavoro, ben riuscito: scommessa vinta.

1 – Blue
2 – Woodstock
3 – The Jungle Line
4 – Song To A Seagull
5 – A Case Of You
6 – Black Crow
7 – Goodbye Pork Pie Hat
8 – Shadows And Light
9 – My Old Man
10 – All I Want

All compositions by Joni Mitchell except 7 by Charles Mingus

Personnel

Giulia Galliani – vocals
Giovanni Benvenuti – saxophones
Andrea Mucciarelli – guitar
Matteo Addabbo – piano, hammond
Marco Benedetti – electric/double bass
Andrea Beninati – drums, cello
Sara Battaglini, Camilla Battaglia – vocals (1)
Luca Latini, Olivia Rovai – vocals (8)
Katia Moling – viola (7)
Rachele Odescalchi, Samuele Sapienza – violin (7)
Giovanni Mancini – strings arrangements (1, 7)

 

SCHIAFFINI – PRATI – GEMMO – ARMAROLI – Luc Ferrari Exercises d’Improvisation

ED394

Allievo di Messiaen e Cortot, membro attivo del “Groupe de recherches de musique concrète” della Radio francese, Luc Ferrari è stato autore di pagine assai importanti nell’ambito appena citato: una per tutte, si consiglia l’ascolto di Hétérozygote, datata anni ’60. Qui vengono proposti, in forma di quartetto, i suoi Exercises d’Improvisation.

Il #1 e il #2 hanno un quieto andamento narrativo, caratteristico della poetica dell’artista francese: landscapes su cui agiscono in chiave solistica, alternandosi, il trombone di Giancarlo Schiaffini e il cello a tratti lirico di un sorprendente e ritrovato Walter Prati, in passato già al fianco di guastatori sonori cone Thurston Moore ed Evan Parker.

Il#3 è innervato da una pulsazione in stile Steve Reich, con piano e vibrafono che in ostinato echeggiare inizialmente sostengono il fraseggio del trombone, per poi prendere il sopravvento in un incisivo finale.

#4 bilancia la cupezza del suono, nell’elettronica e nel cello, con il timbro brillante della parte alta del registro del vibrafono di Sergio Armaroli.

#5 è incalzante e più serrata delle precedenti, i suoni si affollano creando un effetto claustrofobico, sostenuto dall’intenso lavoro del cello “pizzicato”, e con un ruolo fondamentale affidato stavolta agli svolazzi del piano preparato di Francesca Gemmo.

Stessa sostanza sonora nutre il #6, scorribande del “tutti” sul tappeto elettronico prodotto da un loop che detta il ritmo con un timbro da vecchio farfisa, un po’ “in C” di Terry Riley e (ovviamente) un po’ “Baba O’Riley” degli Who.

In conclusione, il #7 mette il sigillo ad una prova efficace, consegnando un ascolto interessante e per nulla ostico, nonostante l’impervia area di definizione della proposta musicale.

1 – Exercises d’Improvisation N. 1
2 – Exercises d’Improvisation N. 2
3 – Exercises d’Improvisation N. 3
4 – Exercises d’Improvisation N. 4
5 – Exercises d’Improvisation N. 5
6 – Exercises d’Improvisation N. 6
7 – Exercises d’Improvisation N. 7All compositions by Luc Ferrari

Giancarlo Schiaffini – trombone
Walter Prati –  violoncello
Francesca Gemmo – piano
Sergio Armaroli – vibraphone