Archivio mensile:luglio 2017

Roberto Ottaviano QuarkTet – Sideralis

Dodicilune ED364

L’assoluto microcosmo evocato dal nome del quartetto apre all’infinitamente grande nel titolo del disco. Ancora una volta affiancato dal pianista Alexander Hawkins, già sodale nel precedente omaggio a Lacy FORGOTTEN MATCHES, Roberto Ottaviano torna con un disco davvero ricco e composito, mutevole e interessante ad ogni riascolto.

L’apertura con Vulpecula ha andamento danzante ostinato, suoni secchi e nitidi, un solo centrale che mette in luce fraseggio chiaro e spazioso, coerente nello spirito di ricerca, intenso e rigoroso ma al tempo stesso comunicativo. Tratti che da sempre caratterizzano l’estetica musicale dell’artista barese.

Nella successiva Berenice’s Code, assai elegante nell’incipit, nei suoni in circolo di Planet John Lee Hooker e in On The Harmonica Wake il procedimento esplorativo degli spazi sonori consegna all’ascolto una musica assorta, sia nei materiali tematici che nelle ampie fasi a sviluppo libero.

I momenti più sanguigni e marcatamente ritmici si ritrovano nell’esplicito omaggio al pianista Herbie Nichols, swingante e ben sostenuto dal lavoro di un eccellente Michael Formanek, ed impreziosito dal conclusivo solo di Gerry Hemingway, drummer versatile ed aperto come pochi; e in Holy Gravity, dove è ancora il potente avvio del contrabbasso che detta le mosse ad un rilassato funky, declamato insolitamente dal nostro con l’uso del baritono. Ancor più intenso è Centaurus, unico spazio in cui i suoni si fanno più serrati e febbrili in tipico stile post-free.

Interamente composto dal leader, il disco raggiunge il picco nella conclusiva Sideralis, otto minuti di pura astrazione sonora, evocazione degli eterei spazi suggeriti dal titolo, dove l’equilibrio fra suono e silenzio, fra nota e rumore supera di slancio gli steccati di genere e facile etichettatura, e richiama alla mente la musica contemporanea colta più attenta all’interiorità dei suoni (pensiamo a Scelsi o ancor di più a Luigi Nono) raggiungendo risultati comparabili ai migliori esiti in tale ambito.

Da menzionare anche l’alta qualità della registrazione, che garantisce perentoria ed equilibrata presenza degli strumenti, perfetta definizione e spazialità, assoluta fedeltà timbrica.

Eccellente, tutto.

1 – Vulpecula
2 – Berenice’s Code
3 – Planet Nichols
4 – Planet John Lee Hooker
5 – Ellingtonia
6 – Afro Asteroids Game
7 – On The Harmonica Wake
8 – Holy Gravity
9 – Centaurus
10 – SideralisAll compositions by Roberto Ottaviano (Dodicilune edizioni)

Roberto Ottaviano, soprano, sopranino, alto & baritone saxophones
Alexander Hawkins, piano
Michael Formanek, bass
Gerry Hemingway, drums, mouth harp
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Italian West Side Big Band – BlueTone

AFMCD201

Le oggettive difficoltà di concretizzare (e tenere in vita) un organico di così vaste dimensioni fa sì che siano sempre più rare le occasioni di ascoltare una big band.

In questo caso il nume tutelare è Marco Tiso, che dirige, arrangia e compone 5 dei 6 originali in scaletta di questo BlueTone. La restante parte del repertorio consta di classici a firma Kern, Gershwin, Arlen e Mingus, posto in apertura con Moanin’, ad effetto con il saltellante baritono di Giancarlo Canini, e in chiusura con la poco frequentata Monk, Bunk & Vice Versa, dove il gigante di Nogales fonde attraverso parafrasi l’estetica di Monk con quella del pioniere Bunk Johnson.

L’organico è composto in buona parte da docenti ed ex studenti del conservatorio di Frosinone: spicca la presenza di alcuni ospiti prestigiosi quali Eugenio Colombo, Giancarlo Schiaffini e Maurizio Giammarco. Senza nulla togliere agli altri validi interpreti, i tre sono naturalmente responsabili dei migliori spunti solistici dell’album, rispettivamente in Chase the Phantom, nella già citata Moanin’ e in Blue Tone, ad esempio.

Sciolta e swingante nell’esposizione dei materiali tematici, precisa nell’intercettare metronomicamente i numerosi cambi di tempo (nella title track si fa davvero fatica a tenerne il conto), l’orchestra confeziona un buon prodotto, dove la classica impostazione da big band non si traduce in un risultato meramente mainstream, ma regala un ascolto fresco e intriso di modernità.

1 Moanin’ (Charles Mingus) 7.01
2 Music Inn (Marco Tiso) 3.50
3 Over the Rainbow (Harold Arlen) 8.36
4 Blue Tone (Filiberto Palermini) 7.03
5 Chase the Phantom (Marco Tiso) 4.18
6 C for Chet (Marco Tiso) 5.42
7 Big Drivers (Marco Tiso) 4.53
8 Raven Flight (Marco Tiso) 6.18
9 Somebody Loves Me (George Gershwin) 5.50
10 Dearly Beloved (Jerome Kern) 5.59
11 Monk, Bunk & Viceversa (Charles Mingus) 6.34

Italian West Side Big Band
Musical Direction Marco Tiso,
arrangements Marco Tiso & Filiberto
Palermini

Special Guests
Maurizio Giammarco tenor sax
Eugenio Colombo soprano sax
Aldo Bassi trumpet
Giancarlo Schiaffini trombone

Filiberto Palermini ss/as
Stefano Preziosi ss/as
Alessandro Tomei ts/fl
Antonello D’Orazio ts
Danilo Raponi ts
Giancarlo Canini bs/as
Trombones
Romeo Venditti
Davide Rossini
Mattia Collacchi
Rosario Liberti tb/tuba
Piano
Alberto Giraldi
Trumpets
Mario Caporilli
Enzo Collacchi
Franco Santodonato
Fabio Gelli
Rhythmics

Ettore Fioravanti drums
Stefano Spallotta guitar
Alessandro Del Signore double bass

Andrea Polinelli – Antonio Magli – Visions of Sylvian

AFPCD174

Una rilettura di alcune pagine dal catalogo di David Sylvian: vocalist raffinato ed elegante, autore ispirato e poetico, compositore ugualmente efficace sia in ambito pop che nella contemporanea colta. Un grande.

Andrea Polinelli all’alto sax e Antonio Magli al piano approcciano il repertorio con misura, scelgono la fedeltà tematica ma non mancano di ritagliarsi propri spazi di interazione personale con i brani; l’elemento ritmico è espresso nella giusta misura, talora sotteso ma più spesso presente, emergente ed efficace, come nella ben riuscita Come Morning ,dove è determinante l’intervento dell’ospite Nicola Alesini, ad ampliare il ventaglio timbrico e la composizione stessa.

Vengono affrontate con piglio energico anche la successiva, bluesy Midnight Sun e Godman, e con Pollen Path i due si spingono ad esplorare il campo della composizione istantanea, omaggiando così anche gli aspetti più sperimentali e cerebrali della carriera del musicista di Beckenham.

In chiusura il tono ritorna momentaneamente più sommesso, con la delicata versione di Darkest Dreaming che apre verso la conclusiva Messenger, dove l’alto di Polinelli si mette in chiara evidenza.

  1. FORBIDDEN COLOURS  4’30
  2. ORPHEUS 5’37
  3. EVERY COLOUR YOU ARE  4’19
  4. COME MORNING 6’19
  5. MIDNIGHT SUN 6’43
  6. WANDERLUST 5’00
  7. GODMAN 4’05
  8. POLLEN PATH 6’07
  9. DARKEST DREAMING 3’25
  10. MESSENGER 3’00 

    Andrea Polinelli, alto saxophone

    Antonio Magli, piano

    Guest: Nicola Alesini, clarinetto popolare and soprano saxophone on Come Morning