Archivio mensile:febbraio 2017

Gianluigi Trovesi – Umberto Petrin _ TWELVE COLOURS AND SYNESTHETIC CELLS

petrinDodicilune ED363 (2017)

Prendendo le mosse da 9 preludi di Aleksandr Skrjabin, e incastonando nella parte centrale del lavoro una suite ispirata alla teoria dei colori del musicista russo, Umberto Petrin e Gianluigi Trovesi consegnano alle stampe un disco asciutto ed essenziale, e nel contempo ricco di umori e sfumature. Il respiro si allarga maggiormente nei preludi, dove i due si concedono il tempo necessario ad elaborare ariosi sviluppi armonici disegnati, come è ovvio, dalla tastiera del pianista pavese, mentre le ance fluttuano più libere nel disegno sonoro. Più succinti sono gli episodi coloristici della suite, dove prevale la componente improvvisata, in un percorso che va  dalle atmosfere più strettamente jazzistiche al fraseggio cantabile (Giallo), dall’abbozzo febbrile e incontrollato (Verde) a cadenze in puro stile contemporaneo/cameristico (Bianco), riducendosi talora a bozzetti che prendono le mosse da semplici scale (Rosso) o piano ostinato (Blu).

L’interplay fra i due è ad alto livello, come del resto già nel precedente ottimo lavoro insieme Vaghissimo Ritratto, dove a sostegno era presente anche Fulvio Maras: lì le fonti di ispirazione erano molteplici e davvero variegate (da Monteverdi a Tenco passando per Jacques Brel e Orlando di Lasso, il misconosciuto cellista Alfredo Piatti…), qui il riferimento è monotematico, ma l’approccio è forse ancor più fantasioso e sbrigliato rispetto ad allora, per un risultato complessivo ancora una volta bello, importante e ben suonato.

Gianluigi Trovesi, alto sax, alto clarinet, piccolo
Umberto Petrin, piano

1) Finestra e notte e brina (from Prel. Op. 33 n.1)
2) Alba famigerata (from Prel. Op. 11 n. 1)
3) Summer Evening (from Prel. Op. 15 n. 5/La Sera)
4) Osip disse (from Prel. Op. 74 n. 3)
5) Boris e Alexandr (from Prel. Op. 11 n. 2)
The Twelve Colours of Skrjabin
6) Rosso-Arancione (G)
7) Verde (A)
8) Bianco-Azzurro (E)
9) Blu perlaceo (B)
10) Viola-Porpora (Ab)
11) Bagliore metallico (Bb)
12) Giallo (D)
13) Rosso scuro (F)
14) Blu (F#)
15) Grigio acciaio (Eb)
16) Viola (Db)
17) Rosso (C)
18) A fabulous fog (from Prel. Op. 16 n. 4)
19) Notturno (from Prel. Op. 67 n. 1)
20) Like a Mystery (from Prel. Op. 16 n. 2)
21) Il sole qui (from Prel. Op. 13 n. 1)

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Freschi di stampa (Febbraio 3)_Wingfield Reuter Stavi Sirkis_The Stone House

Totalmente improvvisato in studio, senza sovraincisioni e con un missaggio che non ha operato ritocchi sostanziali, lasciando anche alcune minuscole pecche, ad esempio in alcune brusche cesure dei finali

The Stone House

risulta, fin dal primo ascolto, ricco di momenti riusciti e trascinanti (su tutti Silver), a dimostrazione che l’impro totale non è appannaggio esclusivo dei musicisti di estrazione più strettamente jazzistica, ma può produrre validi frutti anche in ambito prog.

Freschi di stampa (Febbraio 2)_Apocalypse Trio: Live at Fasano Jazz

Apocalypse Trio

Registrazione di un concerto del 2014, questo disco è importante al di là della pur cospicua sostanza musicale, che si concretizza in loop, bordoni di elettronica e intenso lavorio di corde affidate al contrabbasso, e alla ormai nota chitarra sarda preparata di Paolo Angeli:   il tutto a sostegno delle quiete folate della tromba Elmec, strumento i cui pistoni sono azionati da un joystick manovrato dal leader del progetto Vincenzo Deluci, che grazie all’elaborazione di tale tecnologia è tornato a suonare dopo un gravissimo evento traumatico, mettendo a frutto la residua mobilità della sola mano sinistra.

Tohpati Ethnomission “Mata Hati” (2017)

a2484767444_16MJR 082 (2017)

Quarta prova da leader per il chitarrista indonesiano, che qui torna alla guida del gruppo Ethnomission, dopo la brillante parentesi in trio Tribal Dance.

Confermando quanto già aveva lasciato intravedere nel precedente disco, Tohpati mostra ormai una scrittura matura, equilibrata nelle sue componenti prog ed ethno,  senza disdegnare a tratti una lineare cantabilità, come nella title track.

Restano dal punto di vista strumentale, quali note caratteristiche, gli accurati giochi poliritmici, e la predilezione per un certo colore scuro e corposo, nella scelta dei timbri della sei corde elettrica; più brillante invece il suono scelto sul versante “acustica”, come in Rancak, dove la fluidità del solo è davvero rimarchevole.

TOHPATI guitar
INDRO HARDJODIKORO bass
DIKI SUWARJIKI suling bamboo flute, tarompet
ENDANG RAMDAN kendang percussion
DEMAS NARAWANGSA drums

Czech Symphony Orchestra, conducted by Michaela Ruzickova
(track 1)

1. Janger (6:29)
2. Tanah Emas (5:17)
3. Pelog Rock (5:27)
4. Mata Hati (6:36)
5. Berburu (6:42)
6. Rancak (4:33)
7. Reog (6:51)
8. Pangkur (4:32)
9. Amarah (5:01)

 

Freschi di stampa (Febbraio)_Zeno De Rossi_Zenophilia

Nuova tappa delle coproduzioni Auand_El Gallo Rojo, già foriere di ottimi album come Libero Motu:Future Revival, il trio guidato dal percussionista Zeno De Rossi in

Zenophilia

traccia un percorso scarnificato all’osso ma efficace, privo di strumenti armonici e per questo maggiormente libero di esplorare più dall’interno suono, ritmo e fraseggio: il leader è affiancato dal trombone di Filippo Vignato e dal sax alto di Piero Bittolo Bon, musicista in grande crescita, di cui ci piace ricordare qui il riuscitissimo Big Hell On Air, non recensito (come tanti altri, purtroppo…) al momento dell’uscita: disco veramente trascinante, e non a caso capitolo intermedio della già citata sinergia fra l’etichetta pugliese e il collettivo del Gallo.