Archivio mensile:settembre 2013

Pomigliano Jazz Festival 2013 (3) – Benny Golson Quartet

Riguardando nell’assieme il cartellone 2013 di Pomigliano, risulta evidente nelle scelte la prevalenza, per gli eventi principali, di artisti giunti ormai alla terza età. D’Andrea, Shepp, Rava viaggiano tutti oltre la settantina, e il decano Benny Golson, di cui vi diremo fra poco, conta 84 primavere (molto ben portate, a dire il vero). Nulla di personale, per carità, tutti mostri sacri, ma provare a dare spazio anche alle nuove generazioni nelle prossime edizioni non sarebbe male. Non più di un mesetto fa, a Roccella Jonica, abbiamo potuto ascoltare in due diverse serate le esibizioni di Enrico Zanisi e Mattia Cigalini, poco più che ventenni ma già senz’altro all’altezza di sostenere palchi importanti.

Tornando alla cronaca, il concerto del Benny Golson quartet: accompagnato da una sezione ritmica di routine approntata per l’occasione, con l’onnipresente (qui a Pomigliano) Aldo Vigorito al basso e il batterista Claudio Romano, il leader ha mostrato un suono ancora morbido nel soffiato e preciso nel registro medio. In qualche momento l’interplay ha difettato, come è normale in questi casi, ma non sono mancati episodi molto ben riusciti, come l’esecuzione dei classici Along Came Betty, preceduto da un siparietto forse un pò lungo dove Benny ha sfogliato l’album dei ricordi, Whisper Not e soprattutto I Remember Clifford, toccante omaggio alla breve parabola del grande trombettista.

Nel canonico svolgimento con esposizione tematica e sequenza di assolo, dove ovviamente per centelllinare le energie Golson ha lasciato ampio spazio ai compagni di serata, si è messo in chiara evidenza il quarto componente del gruppo, il pianista Antonio Faraò, con un fraseggio dinamico e al tempo stesso assai fluido. Un concerto mainstream classico, nulla di più, ma interessante per aver dato l’opportunita di vedere all’opera un pezzo importante della storia del jazz.

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Pomigliano Jazz Festival 2013 (2) – Archie Shepp Quartet & ONJ

Consueto bagno di folla, il 20 settembre, per l’apertura dei due giorni di concerti nella sede naturale di Pomigliano (il festival si chiuderà poi a Cimitile). Tre set in programma, con il maggior richiamo dato da Archie Shepp affiancato dall’Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja, _MG_4006rid2 che per due soli brani ha lasciato il palco al quartetto del sassofonista americano, formato da Tom Mc Clung al pianoforte, Darryl Hall al contrabbasso e Steve Mc Craven alla batteria.

Nella scaletta, dovuta a Mario Raja, si alternano brani del repertorio di Shepp, selezionati fra quelli meno aspri e quindi caratterizzati da una adeguata immediatezza, come Miss Toni, Steam, U-Jamaa, Blues for brother G. Jackson, e scelte di sapore nazional-popolare (Pino Daniele, Torna a Surriento, Caravan con piccolo inserto di Caravan Petrol) che destano più di una perplessità non solo al cronista, ma anche allo stesso Archie e a Giulio Martino, a quanto pare dalla foto qui sotto (si scherza eh…). ridI materiali in questione vengono infatti proposti senza particolari aggiusti, camuffamenti o contaminazioni che avrebbero reso più interessante il tutto, al di là degli efficaci solo piazzati dagli elementi più rappresentativi dell’Orchestra,_MG_4013cond ovvero il prof. Pietro Condorelli,  il torrenziale Marco Zurzolo e i trombonisti Alessandro Tedesco e Roberto Schiano.

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E Shepp, vi chiederete? Il tempo ha ovviamente lasciato i suoi segni, e quindi al di là di qualche episodica zampata, come nella Canzone dei sette mariti di Roberto de Simone, dove si è mostrato particolarmente a suo agio, per il resto la prestazione non è apparsa memorabile. Più efficaci e divertenti le estemporanee uscite da crooner, in particolare nella ellingtoniana Don’t get around much anymore.

ONJ ORCHESTRA NAPOLETANA DI JAZZ
Mario Raja direzione, arrangiamenti
Marco Sannini, Matteo Franza, Gianfranco Campagnoli, Peppe Fiscale tromba
Alessandro Tedesco, Roberto Schiano, Lello Carotenuto trombone
Annibale Guarino, Marco Zurzolo sax contralto
Enzo Nini, Giulio Martino sax tenore
Nicola Rando sax baritono
Pietro Condorelli chitarra
Andrea Rea pianoforte
Aldo Vigorito contrabbasso
Giuseppe La Pusata batteria

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Le foto sono di Anna Clara D’Aponte

Pomigliano Jazz Festival 2013 (1) – Franco D’Andrea Three

Notevole affluenza di pubblico alla terza serata del Pomigliano Jazz Festival 2013, nel cortile del Palazzo Mediceo a Ottaviano, per l’appuntamento con Franco D’Andrea. Il pianista meranese, in un periodo particolarmente fecondo della sua attività live e discografica, si è esibito con un’inconsueta formazione in trio, affiancato da Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone.

Il programma recita nel sottotitolo Traditions and clusters, ma rispetto alle esibizioni registrate con vari organici nell’omonimo doppio CD, penultima uscita discografica da leader edita da Gallo Rojo, qui le atmosfere sono giocate principalmente sull’eleganza e l’understatement, più traditions che clusters. Del resto, l’intento dichiarato è proprio quello di offrire in sintesi il suono di una banda tradizionale modernamente contaminato.

In realtà, l’assenza di sezione ritmica sacrifica ovviamente le dinamiche e determina la scelta di un approccio quasi cameristico, dove gli sprazzi improvvisativi sono limitati a favore di una maggiore chiarezza e linearità dell’impianto. Il pianismo enciclopedico del leader disegna un percorso storicizzato che riesce a condensare echi dello stride e tendenze via via più moderne, mantenendo coerenza nel segno di una chiara e personale cifra stilistica.

In buona vena anche i due fiati, che hanno limitato la loro naturale esuberanza al servizio del progetto, per cui il concerto ha riscosso  un meritato successo e duplice richiesta di bis, prontamente accordata.

A questo link una bella e ricca intervista di Olindo Fortino a Franco D’Andrea

 

 

 

 

Elisabetta Guido – Let your voice dance (2013)

e. guidoKoinè KNE020

Un disco dove la voce assume ruolo paritario con gli strumenti. Del resto, con l’organico schierato, ampio e validissimo (leggere per credere), la scelta della leader Elisabetta Guido appare la più logica ai fini della riuscita del lavoro. L’assunto di questo progetto è già evidente dalla title-track, frammentaria e aerea, che lascia ampio spazio all’estro sottile delle ance, sostenute dal determinante lavoro alle sei corde di Mauro Campobasso, qui autore anche della musica.

L’evidente passione della vocalist per l’America Latina innerva buona parte del programma (Sueño, Fronteras, L’equilibrista, la tautologica Tango), e sicuramente l’interpretazione ne dà conto, irrobustita in intensità dai grintosi interventi di Javier Girotto; ma i momenti più creativi nascono quando scansioni tutto sommato prevedibili sono intervallate da atmosfere più libere e meno incasellabili, come la seconda parte de El desayuno de los gauchos o la meditativa intro di Night of the soul.

Fra gli episodi più riusciti, molto bella la pura astrazione di Nevermind, fresca e briosa l’apertura di Moonlight Party, con gli incisivi solo di piano e tromba a rincorrersi in un percorso swingante con misura.

Nel complesso, quindi, un disco essenzialmente di genere, senz’altro adattissimo agli appassionati del modern tango, che però non disdegna le escursioni in territori alieni, come dimostra l’enigmatica e potente chiusura Chorale and processional, piccolo gioiello alla soglie del minimalismo.

1 – Moonlight party (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
2 – Let your voice dance (musica M. Campobasso – testo M. Raviglia)
3 – Sueño (musica E. Guido – testo M. D’Anna)
4 – Fronteras (testo e musica di R. Darwin)
5 – El Desayuno de los gauchos (musica M. Campobasso)
6 – Night of the soul (musica M. Manzoni – testo M. D’Anna)
7 – Interlude: Nevermind (musica M. Campobasso)
8 – Equilibrista (musica A. Impullitti – testo E. Guido)
9 – Tango (musica e testo R. Sakamoto)
10 – Un’altalena sopra un prato (musica P. Di Sabatino – testo E.Guido)
11 – Epilogue: Chorale and processional (musica M. Campobasso)
Personnel
Elisabetta Guido, voce
Mauro Campobasso, chitarre e arrangiamenti
Marco Tamburini, tromba
Javier Girotto, sax soprano e baritono
Roberto Ottaviano, sax soprano e tenore
Raffaele Casarano, sax alto e soprano e live electronics
Barbara Errico, voce
Maurizio D’Anna, voce recitante
Paolo di Sabatino, piano
Mirko Signorile, piano e fender Rhodes
Marco Bardoscia, basso acustico ed elettrico
Luca Bulgarelli, bass synth
Alessandro Monteduro, percussioni
Marcello Nisi, batteria
Erica Scherl, violino
Carla Petrachi e Anita Tarantino, cori
ENGLISH VERSION

A disc where the voice becomes equal role with instruments. Moreover, with the organic fielded here, large and very effective (read for yourself), the choice of leader Elisabetta Guido seems the most logical for the success of the work. The assumption of this project is already evident from the title track, fragmented and airy, which leaves plenty of room to play creatively reeds, supported by the decisive work at six-string by Mauro Campobasso, who also wrote the music here.

The singer’s evident passion for Latin America innervates most of the program (Sueño, Fronteras, Tightrope, the tautological Tango), and surely the interpretation gives an account, strengthened in intensity by gritty interventions by Javier Girotto, but the most creative moments arise when scans altogether predictable are interspersed with more free atmospheres less classifiable, as the second part of El desayuno de los gauchos or meditative intro of Night of the soul.

Among the most successful episodes, very beautiful the pure abstraction of Nevermind, fresh and lively the opening with Moonlight Party, with the sharp solos of piano and trumpet to chase each other in a path with swinging measure.

Overall, therefore, essentially a work of gender, certainly highly suitable to fans of modern tango, but does not disdain hiking in alien territories, as evidenced by the enigmatic and powerful closing Chorale and processional, a small jewel at the threshold of minimalism.