Archivio mensile:agosto 2013

Roccella Jazz Festival 2013 (7) – Roberto Gatto PerfecTrio

Dopo il concerto di Gabriele Coen Jewish Experience la serata del 20 agosto vede l’esibizione del Roberto Gatto PerfecTrio. Da sempre, oltre che eccellente strumentista, il drummer romano ha dato prova di talento da leader, testimoniato da una nutrita discografia a proprio nome con organici di varia ampiezza.

Roberto Gatto
Roberto Gatto

Nel progetto qui presentato, l’assunto di base è la libertà espressiva: uso sistematico del live electronic, tastiere di Alfonso Santimone manipolate tramite laptop per ampliare la scelta timbrica sono il punto di partenza da cui i tre prendono le mosse per lanciarsi in un set assai vario, con sapiente alternanza di fasi in cui sono ovviamente riconoscibili materiali tematici di stampo jazzistico e momenti di pura e riuscita improvvisazione, dove è più evidente una connotazione progressive, stile musicale che innerva in egual misura il background di Gatto.

Alfonso Santimone
Alfonso Santimone

Un’ora di musica ricca e coinvolgente, dove le fonti sono sì trattate con rispetto e intellegibili, ma sempre modificate, a tratti plasmate e rammollite come un orologio di Dalì, che si tratti di Monk o di bossa nova. D’altro canto, negli episodi più liberi l’elemento caratterizzante è soprattutto la grande potenza sonora: qui riesce a mettersi in luce con riusciti sprazzi “solistici” anche il basso manipolato di Pierpaolo Ranieri, per il resto leggermente in secondo piano con il suo suono troppo spesso stoppato, anche quando un allungamento delle note avrebbe meglio sostenuto le folate di Santimone.santimone2

L’improbabile, vivace e crediamo estemporanea scaletta (più dettata dal pianista che dal leader) chiude felicemente con l’opportuna scelta di un tema obliquo e poco frequentato, il parkeriano Segment. Richiamati per un bis, i tre sembrano quasi voler benevolmente saggiare la predisposizione al rischio del pubblico, concretizzando un’emissione così forte che a tratti si è aggirata intorno alla soglia del rumore puro: ma i presenti hanno apprezzato senza battere ciglio, evidentemente desiderosi di freschezza e opportune stimolazioni neurali. Ottimo.

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Foto di Anna Clara D’Aponte

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Roccella Jazz Festival 2013 (6) – Gabriele Coen Jewish Experience

Ancora un doppio concerto, il 20 agosto, al porto delle Grazie, e l’avvio della serata è in piena sintonia con il tema conduttore del Festival. Va in scena Gabriele Coen 

Gabriele Coen
Gabriele Coen

con il suo “Yiddish Melodies in Jazz”, a mettere in evidenza una delle molteplici possibilità di interazione fra musica ebraica e jazz. I temi proposti, in alcuni casi, hanno già visto in passato la riproposizione ad opera di Benny Goodman, ma le scelte interpretative sono in verità assai diverse dal puro swing. Il sassofonista romano, infatti, è alla guida di un sestetto ben amalgamato che, per impostazione timbrica e tessitura musicale, si colloca in posizione intermedia tra le formazioni elettriche e quella “classica” in quartetto dell’esperienza MASADA, con l’ospite Francesco Lento alla tromba a sostenere il ruolo che lì ricopre Dave Douglas. Non a caso, il progetto di Coen ha visto la pubblicazione in CD per la Tzadik.

Pietro Lussu
Pietro Lussu

Date le coordinate di riferimento, va detto che il set, pur essendo ben carico dal punto di vista energetico, non raggiunge certo il furore intepretativo e la libertà improvvisativa che caratterizzano i due gruppi guidati da John Zorn (e non è detto che sia un male, a ciascuno il suo….). La musica qui è di fatto più lineare, gli interventi solistici ben misurati: oltre al leader, si mette in particolare luce il chitarrista Lutte Berg,

Lutte Berg
Lutte Berg

che sfrutta con grande efficacia gli spazi a disposizione. “Yiddish Melodies in Jazz” si muove quindi in un alveo ben definito, non particolarmente originale o innovativo, ma senz’altro valido dal punto di vista strumentale e della piacevolezza d’ascolto.

Gabriele Coen sax tenore, soprano, clarinetto
Pietro Lussu pianoforte
Lutte Berg chitarra elettrica
Marco Loddo contrabbasso
Luca Caponi batteria
ospite Francesco Lento tromba

Foto di Anna Clara D’Aponte

Roccella Jazz Festival 2013 (5) – Enrico Zanisi Trio

Dopo aver toccato 7 diverse sedi in pochi giorni, e avviato le sessioni pomeridiane il 17 agosto, due giorni dopo anche i concerti serali di Roccella Jazz tornano nella sede naturale, precisamente al porto delle Grazie, ampio spazio dove gli organizzatori, per motivi che sfuggono, hanno predisposto un numero di sedie irrisorio rispetto all’afflusso.

Nella dimensione un pò caotica tipica di molti eventi a ingresso gratuito, senz’altro non consona alla concentrazione, si è quindi aperta la serata con l’esibizione dell’Enrico Zanisi trio.

Enrico Zanisi trio
Enrico Zanisi trio

Il pianista romano mette in mostra doti di strumentista già maturo, a dispetto del dato anagrafico (classe ’90): il tocco è fluido e le dinamiche sono ben controllate, l’approccio e l’impostazione mostrano i proficui frutti di uno studio classico adeguatamente metabolizzato. I materiali proposti mostrano, come è ovvio, marcate influenze dei musicisti di riferimento nell’ambito del piano trio, su tutti Keith Jarrett e Brad Mehldau: impeccabile dal punto di vista tecnico, Zanisi dà però la sensazione di andare col freno tirato a livello emotivo per buona parte del conciso set, quasi avesse timore di sbagliare. Solo nei due brani conclusivi, quando finalmente lascia da parte le remore, allarga di più le braccia e l’apertura delle mani, dà un assaggio abbastanza compiuto (purtroppo breve) delle sue ampie potenzialità.

J. Rehmer - A. Paterlini
J. Rehmer – A. Paternesi

Valido e collaudato anche l’interplay con il contrabbassista Joe Rehmer e con Alessandro Paternesi, autore di una prestazione convincente col suo fantasioso drumming: la stessa formazione, infatti, ha dato alle stampe il secondo e recente lavoro discografico da leader di Zanisi, Life Variations.

Alessandro Paterlini
Alessandro Paternesi

Foto di Anna Clara D’Aponte

Roccella Jazz Festival 2013 (4) – Mattia Cigalini Trio

Breve intervallo dopo la conclusione del concerto di Lala & Sade, e quindi inizio del secondo set per la serata del 17 agosto a Màrtone: senza preavviso, salgono sul palco il batterista Giorgio Di Tullio e il bassista Michele Tacchi, che danno il via ad un energico supporto ritmico. Poco dopo si aggrega ai due il giovane leader Mattia Cigalini, 

Mattia Cigalini
Mattia Cigalini

con un rovente intervento del suo sax alto: il pretesto è il tema della Lambada, letteralmente triturato. Una decina di minuti ad alta intensità, seguiti da una sosta per una rapida presentazione, e il set continua, utilizzando ancora come spunti d’avvio temi pop quali Waka-Waka di Shakira et similia. Su tale struttura è infatti costruito l’ultimo lavoro discografico Beyond, edito per la CAM Jazz, da cui sono estratti i brani presentati.

Giorgio Di Tullio
Giorgio Di Tullio
Mattia Cigalini
Mattia Cigalini


L’interplay fra i tre non è ai massimi livelli (la sensazione è che suonino insieme per la prima volta), ma l’impegno dei due comprimari fa sì che non venga vanificato lo scopo principale, ovvero mettere in luce il talento a tratti straripante del giovanissimo sassofonista (classe ’89), associato ad un sano spirito di ricerca che lo vede usare anche l’elettronica, ed episodicamente trattare l’ancia per estrarne suoni non convenzionali. Fraseggio rapido e potente, molto valido nelle fasi ad alta intensità sonora, mentre nei momenti in cui la trama rallenta gioverebbe un approccio più morbido, certamente maturabile nel corso della carriera, che è facile prevedere rapida e brillante.

Una voce strumentale fresca, che tende ad una valida sintesi fra il perfezionismo che può sfociare nella freddezza, e la tensione innovativa che rischia talvolta di tracimare nella non comunicazione. Bene così._MG_3783ZMPhoto

Michele Tacchi
Michele Tacchi

Foto di Anna Clara D’Aponte

Roccella Jazz Festival 2013 (3) – Lala & Sade

L’itinerario del Roccella Jazz 2013 fa tappa a Màrtone, paesino dell’entroterra, il 17 agosto. Il primo concerto vede impegnate sul palco la vocalist Laura Lala e la pianista Sade Mangiaracina con il loro ultimo progetto “Anche le briciole hanno un sapore”.

Laura Lala
Laura Lala
Sade Mangiaracina
Sade Mangiaracina

Il materiale presentato, più che jazzistico, è fortemente orientato verso la forma canzone: brani di ispirazione intima e personale, cantati più spesso in siciliano che in italiano, ai quali gioverebbe forse una maggiore concisione. E’ vero che si chiamano ritornelli, ma a volte ripetuti più di due volte inducono a pensare “e vabbè…. abbiamo capito”. Nei limitati spazi lasciati alle fasi strumentali si apprezza, al di là del tocco un pò ruvido, l’approccio grintoso della giovane pianista, e il consistente apporto di Alessandro Marzi alla batteria, fluido e molto efficace nell’interpretare l’unico breve spazio “solistico” a disposizione, in Idda, pezzo che tocca il tema femminicidio. Completato da Giacomo Buffa al basso elettrico, il gruppo ha chiuso con la bella S’Iddu Moru, che prendendo le mosse da una frase della Cavalleria Rusticana ripropone il tradizionale Abballati Abballati evitando l’ovvio, con una saggia e toccante lettura in chiave di moderata ballad.

Sade (particolare)

Foto di Anna Clara D’Aponte