Archivio mensile:luglio 2013

The Avengers – On A Mission

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Quartetto di chiara impronta elettrica, The Avengers è guidato dalla fluida mano di Beledo. Autore dell’intero repertorio, fatta eccezione per la cover di Portia, l’axeman sudamericano è affiancato da tre solidissimi musicisti: spicca la presenza del tastierista Adam Holzmann, già collaboratore di Miles Davis negli anni ’80. Efficace anche la sezione ritmica, pur se mai in primo piano, con il duttile Lincoln Goines al basso ed il preciso drumming di Kim Plainfield.

Fra i brani più interessanti, la serrata On A Mission, posta in apertura, dove il chitarrista uruguagio paga un breve ma chiaro tributo ad Allan Holdsworth, sua evidente fonte di ispirazione anche per la successiva ballad After All. Ben riuscito inoltre il simil-tango sincopato di Rauleando, e la conclusiva Jimmy O’Donnell’s Air, dalla frase sottilmente malinconica, da cui si avvia poi un tappeto funky a sostegno dell’ incisivo sviluppo, con Holzmann a sostenere il finale.

Ben calibrato negli interventi solistici, con la sei corde e i synth a svolgere un ruolo pressochè paritario, il disco regala un ascolto piacevole, a tratti coivolgente. Le trame non riservano particolari sorprese o innovazioni, restando nell’alveo del jazz-rock classico, ma la qualità tecnica elevata dei quattro strumentisti determina comunque un buon prodotto finale.

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Gaia Mattiuzzi – Laut

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Improvvisatore Involontario

Perfetta impostazione che sa di studio serio e “classico”, ammirevole controllo dell’emissione, timbro da soprano e una vocalità che spazia in uno spettro assai ampio, Gaia Mattiuzzi firma il suo primo disco da leader con l’energetico avvio di Bettellied, che suona come omaggio a Dagmar Krause (o agli autori Brecht e Eisler, a piacimento).

Si prosegue poi per sentieri diversi, ora chiari e lineari, dove la forma canzone è ben leggibile (Harmonie, Morenica), altrove più impervi e liberi (Images of a Wayward Soul, dal repertorio di Nina Simone, qui in una estremamente libera versione, potente e stralunata). Non mancano altresì cadenze quasi swinganti, parajazzistiche con annesso drum solo (Prospectus).

L’appoggio degli strumentisti, pur ridotto all’essenziale, non è solo semplice coloritura al servizio del canto o declamazione che sia, ma si ritaglia ampi spazi come in Ibla Balms, con i soli suoni a disegnare un sotteso omaggio a Emily Dickinson, reso poi esplicito nella successiva The world feels dusty, asciutta ed elegante lettura di uno dei poemi dell’autrice americana musicati da Aaron Copland.

Un lavoro stilisticamente omogeneo nonostante le diverse fonti di ispirazione, in felice e riuscito equilibrio fra silenzio e suono. Un esordio senz’altro notevole, sia per l’eccellenza dei mezzi tecnici della vocalist che per il suo sguardo multidirezionale, testimoniato dall’originalità nelle scelte. Gli autori direttamente ascrivibili al jazz, infatti, sono solo due: Steve Lacy per la già citata Prospectus, e Mal Waldron per la conclusiva Duquillity. Una fresca novità che promette ulteriore maturazione e fecondissimi sviluppi.

1. Bettellied
2. Harmonie
3. Images of a Wayward Soul
4. Morenica
5. Prospectus
6. Ibla Balms
7. The world feels dusty
8. Nightfall
9. Duquillity

Personnel:

Gaia Mattiuzzi – voice
Fabrizio Puglisi – piano
Cristiano Calcagnile – drums and live electronics
Stefano Senni – bass

Daniele Cavallanti & The Brotherhood Creative Trance Music Ensemble – Faces and Tales (2013)

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http://www.rudirecords.com/store

Ampio organico in sapiente bilanciamento timbrico far ance, ottoni e corde, The Brotherhood Creative Trance Music Ensemble dà alle stampe “Faces and Tales”, doppio CD registrato dal vivo in occasione del sessantesimo compleanno del leader, Daniele Cavallanti, autore di tutti gli originali in programma.

A metà strada fra il Coltrane delle formazioni “orchestrali” (Africa/Brass, Ascension), quasi esplicitamente citato nella lunga suite Trance Minutes, e le pagine piu riuscite del jazz di derivazione anglosassone e sudafricana, ben documentate dall’etichetta Ogun, il disco è ricco di temi freschi e ben sostenuti da una ritmica solida e dinamica, in uno svolgimento che suona al tempo stesso classico e contemporaneo.

Lungi dall’essere mera operazione celebrativa, questo lavoro mostra con chiarezza l’energia e l’urgenza espressiva di musicisti che a dispetto della pluridecennale esperienza suonano ancora con intensità e vigore mai sopiti, come Actis Dato e Trovesi, ben affiancati da musicisti di più recente notorietà, come Silvia Bolognesi ed Andrea Di Biase, comunque riconducibili ad un’analoga apertura mentale ed alveo musicale.

L’ascolto è fluido e sempre piacevole, saggiamente misurate le fasi più introverse e ad alto tasso improvvisativo, come Wenders, con il drumming puntillista e libero di Tononi a fare da ponte verso la successiva/suggestiva ballad Eastwood, dove è Emanuele Parrini in evidenza, a riportare alla mente il piglio spigoloso del compianto Renato Geremia.

Pleonastico citare altri brani, è l’insieme ad essere emozionante come di rado accade di questi tempi. Ascolto altamente raccomandato, sia per chi ama l’Instabile, Centipede, Ark, la Brotherhood of Breath, ma anche e soprattutto per chi ancora non conoscesse a fondo queste formazioni. In più, il doppio CD ha il prezzo di un singolo: cos’altro chiedere?

1-1 Creative Mesa (D.Cavallanti) 18.03
1-2 Shadows (D.Cavallanti) 3.16
1-3 Cassavetes (D.Cavallanti) 5.58
1-4 Bertolucci (D.Cavallanti) 6.40
1-5 Jarmush (D.Cavallanti) 3.29
1-6 Wenders (D.Cavallanti) 9.53
1-7 Eastwood (D.Cavallanti) 8.10
2-1 Trance Minutes (D.Cavallanti) 18.26
2-2 Sound of Hope (D.Cavallanti) 11.02
2-3 African Flower (D.Ellington) 7.16
2-4 Things Ain’t What They Used To Be (M.Ellington/T.Pearson) 11.00
2-5 Raphael’s Walk (D.Cavallanti) 4.35

Personnel:

Daniele Cavallanti – tenor/baritone sax, nay flute
Gianluigi Trovesi – alto sax
Carlo Actis Dato – baritone sax, bass clarinet
Luca Calabrese – trumpet
Lauro Rossi – trombone
Emanuele Parrini – violin
Fabrizio Puglisi – piano
Silvia Bolognesi – doublebass
Andrea Di Biase – doublebass
Tiziano Tononi – drums

Recorded live on May 2012, AH UM Jazz Festival, Milan

Gianluca Petrella – Il Bidone. Omaggio a Nino Rota (2013)

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BONE 1005 (2013)

http://www.gianlucapetrella.com/shop.php

Un tratto essenziale della carriera di Gianluca Petrella è senz’altro la poliedricità, la sana curiosità di accostarsi a musiche oltremodo diverse, affrontadole in modo sempre personale e appassionato. Basti citare le ridotte formazioni in duo con Furio di Castri o Antonello Salis, l’Indigo Quartet o, in tempi più recenti, un progetto intransigente come il quartetto di soli ottoni Brass Bang!. Menzione speciale merita la Cosmic Band, ribollente calderone ad ampio organico ispirato, in maniera assai lata, alla musica di Sun Ra. Chi ha avuto modo di ascoltarli dal vivo (memorabile la performance di Umbria Jazz 2009, ospite il santone Fresu) li ricorderà senz’altro, per gli altri sono disponibili due prove discografiche (Coming Tomorrow part I e II) ricche di momenti entusiasmanti: altamente consigliato l’ascolto.

E proprio da un nucleo fondante di elementi della Cosmic Band, integrati da una diversa sezione ritmica e dall’elettronica di Andrea Sartori, prende vita l’organico di questo nuovo lavoro, un omaggio alla musica per film di Nino Rota. Progetto ampiamente rodato in concerto, “Il Bidone” apre la versione discografica con il malinconico valzer da Il padrino, dove il leader è in perfetta solitudine a sovrapporre due tromboni. E da qui in poi il musicista barese si mostra come sempre strumentista impeccabile, ammirevole per la perfetta intonazione e la stringente logica dei suoi solo.

Si prosegue con andamento variabile, in alternanza di momenti ben riusciti dove il suono fluisce libero da strutture, come ne Il teatrino delle suore, e brani nei quali l’aspetto compositivo assume maggior rilevanza: Parlami di me, delicata ballad enunciata con ammirevole chiarezza dall’armonica di Muzio Petrella; la title track, con il drumming preciso e incalzante di Christian Calcagnile e l’elegante presenza dell’ospite Dino Piana al trombone a pistoni, mentre non convince appieno qui l’utilizzo di John de Leo, la cui vocalità appare a tratti fuori contesto.

Dopo una fase centrale in cui cala di intensità, quasi a riprendere fiato, il lavoro riparte riservando le cose migliori nel finale: La poupee automat, che prendendo le mosse dal breve originale parte con un insistito riff, punteggiato dal piano di Giovanni Guidi e caratterizzato dalle sinuose linee dell’elettronica, che danno l’abbrivio ad un potente intervento del baritono di Beppe Scardino. Eccellenti i tre minuti finali, dove trombone e voce all’unisono richiamano memorie canterburyane. In coda, bella anche la stralunata Lla rì lli rà, con canto e suoni che echeggiano rincorrendosi prima della sommessa conclusione.

1. The Godfather – Waltz
2. Il teatrino delle suore
3. Lo sceicco bianco – Rosa aurata
4. Parlami di me
5. Il bidone (Ballerina night – L’ultimo bidone)
6. Roma
7. La dolce vita (Via Veneto e i nobili/ La bella malinconica/ Cadillac)
8. La poupée automat
9. Lla rì lli rà
Personnel:
Gianluca Petrella (trombone)
Beppe Scardino (sax baritono)
Giovanni Guidi (pianoforte)
Joe Rehmer (contrabbasso)
Cristiano Calcagnile (batteria e percussioni)
Andrea Sartori (elettronica e sartofono)
John De Leo (voce)
Special guest: Enrico Rava (tromba su Roma), Dino Piana (trombone a pistoni su Il Bidone), Muzio Petrella (trombone e armonica su Parlami di me)

Stefano Costanzo – Tricatiempo (2013)

costanzo

  Auand AU9034 (2013)

http://www.jazzos.com/

Titolo accattivante, mutuato della lingua napoletana antica (tricare=saper attendere il momento giusto), questo “Tricatiempo” vede come leader il batterista Stefano Costanzo, strumentista dalla solida e fantasiosa tecnica, che firma come autore ben sette degli otto brani che compongono il disco. Si apre con Timanfaya, dove l’iniziale spunto di elettronica è ben presto sostenuto da un riff di basso sul quale si innesta il poderoso lavoro chitarristico di Marcello Giannini, essenziale sia in fase ritmica, a coadiuvare gli svolazzi dell’ospite Luca Aquino, che negli insinuanti fraseggi.

Atmosfere più eteree in Candelaria, dalla tessitura landscape, in cui i suoni si avvitano compiaciuti e rifiutano sviluppi lineari. Si continua con Aion, dalle delicate cadenze di ballad e stranamente (?) consonante nel suo svolgimento, a parte un breve cambio di passo che sembra presagire una svolta più serrata, rapidamente vanificata da un finale nuovamente sommesso.

Ancora in punta di dita Noumeno, dall’andamento rilassato e caratterizzato da incisivi e misurati interventi solistici del vibrafono di Marco Pezzenati, e poi ancora della sei corde di Giannini.

Il percorso sonoro ritorna ad essere più attonito e contemplativo nelle successive Orchidea, dove la componente elettronica è l’elemento sostanziale, e Duente, con tromba in stile Hassell, e percussioni ad assecondare il gioco degli echi.

Ancora un’incursione nella solidità e robustezza con Drakeiana, forse l’episodio più strutturato e trascinante, e poi, quasi a voler racchiudere il tutto in una struttura circolare, il disco chiude con una diversa versione/parte/stralcio di Timanfaya, trattata stavolta in maniera più introversa ed astratta, con l’ostinato tappeto elettronico su cui viene giocata una raffinata e angolosa tessitura ritmica, ad intrecciare ancora l’efficace intervento della tromba di Aquino.  

La sensazione complessiva è quella di una rilettura fresca e contemporanea degli stilemi jazz-rock, riccamente integrati dall’uso dell’elettronica, mentre appena accennati sembrano i richiami post o prog. Una valida filiazione dell’esperienza Slivovitz, in cui tre dei quattro componenti sono stati/sono coinvolti a vario titolo, firmando fra l’altro (nel 2009) l’eccellente Hubris, a suo tempo recensito su questo blog.

01. Timanfaya
02. Candelaria
03. Aiôn
04. Noumeno
05. Orchidea
06. Duente
07. Drakeiana
08. Timanfaya (outro)

Stefano Costanzo drums, Fender Rhodes on#3
Marcello Giannini guitar
Marco Pezzenati vibes
Daniele Sorrentino electric bass
guest
Luca Aquino trumpet & live electronics on #1, 6, 8