Wayne Shorter: Gli inizi – Il periodo Jazz Messengers (1959 – 1964)

La carriera professionale di Wayne Shorter inizia, all’età di 26 anni, con una breve permanenza nell’orchestra di Maynard Ferguson (luglio-agosto 1959). Nell’occasione, il sassofonista incontra per la prima volta Joe Zawinul, conoscenza che si rivelerà determinante in tempi successivi. Nell’ottobre del ’59, entra nei Jazz Messengers a rimpiazzare Hank Mobley, e gradualmente assume un ruolo sempre più importante all’interno dell’organico. Mettendo a frutto i quattro anni di studi musicali alla New York University, Wayne affina il naturale talento di arrangiatore, e nel contempo contribuisce alla formazione del ricco songbook del gruppo. Nella nutrita discografia realizzata con la formazione di Art Blakey, alcune delle incisioni rivestono particolare interesse, al fine di analizzare l’evoluzione del sassofonista nella triplice veste di strumentista, compositore  e capace organizzatore di suoni. The Big Beat, realizzato nel marzo 1960, presenta ben tre brani di Shorter su sei in programma. The Chess Players, caratterizzato da una scrittura piuttosto lineare, mette in mostra gli influssi di Sonny Rollins nell’approccio di Wayne al proprio assolo; ben più ardite sono invece Sakeena Vision’s, dedicato alla figlia del batterista leader, che sorprende per la raffinatezza dell’impasto timbrico e per la complessità del tema; e soprattutto Lester Left Town (omaggio al grande Lester Young), dove è evidente la ricerca dell’imprevedibile nell’eccentrica melodia, inizialmente discendente e quasi sospesa nel finale, e nelle sequenze di accordi utilizzate. Con un salto di due anni e mezzo, durante i quali la band produce, per la Blue Note, numerosi lavori molto apprezzati, si arriva all’ottobre ’62. I Jazz Messengers passano all’etichetta Riverside, e il primo album realizzato è Caravan. Due i brani del sassofonista: Sweet ‘n’ Sour, nel quale Wayne si cimenta, con mano assai felice, nel jazz valzer, fornendone un’intricata e personale interpretazione; e This Is For Albert, sentito omaggio al pianista Bud Powell, dove ancora una volta Shorter mostra una sistematica volontà di trovare soluzioni armoniche sempre nuove e inaspettate. Nel febbraio 1964, la compagine di Art Blakey torna ad incidere per la Blue Note, ed il risultato è l’eccellente ed energetico Free For All, considerato come uno dei dischi meglio riusciti per questa edizione dei Messengers. A distanza di pochi mesi, Freddie Hubbard abbandonerà il gruppo, e poco dopo anche Shorter chiuderà la felice esperienza, per aprire un nuovo, fecondissimo periodo, che durerà fino al 1970. In questi sei anni, prende corpo la sua attività di leader e, ugualmente esaltante, l’avventura al fianco di Miles Davis, in quintetto prima e in organici più ampi nell’ultima fase.

Alfonso Tregua

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