Archivio mensile:aprile 2010

Barry Cleveland – Hologramatron

holo

 MJR033 (2010)

Fra i tanti rivoli laterali all’asse portante progressive che caratterizza la Moonjune, è una gradita sorpresa questo “Hologramatron“, un disco ricco di energia e spunti di elevatà qualità, graffiante nei testi e sontuoso nella veste sonora avant-rock.

Il corpus principale del lavoro è dato dagli 8 brani a firma del chitarrista-leader Barry Cleveland, integrati con misura da due citazioni nostalgiche, date dalle lineari cover di “What Have They Done To The Rain“, brano anti-nucleare del 1962 di Malvina Reynolds, e di “Telstar“, brano icona del geniale e folle produttore sixties Joe Meek.

Ma la pietanza ricca, come si diceva, è nei brani originali, nerbo di un viaggio musicale che parte da lontano, prendendo le mosse dalla psichedelia per fiancheggiare territori prog, rock, ambient, acid-folk (Stars of Sayulita, con la bella voce ruvida di Harry Manx), a testimonianza di un percorso artistico personale, rigoroso e coerente al di là dei generi, mai sfruttati come clichè ma sempre funzionali alla brillante ispirazione del leader. Tratto distintivo dal punto di vista strumentale, il gustoso impasto timbrico creato dalle taglienti chitarre unite al poderoso basso di Michael Manring.

Doverosa citazione per Warning, la cui potenza emoziona come raramente accade, richiamando alla memoria gruppi fuori dall’ordinario come gli eccellenti Work di Tim Hodgkinson.

Piacevolmente “sporco” e compatto il suono, per un disco che scorre fluido dall’inizio alla fine, davvero ben fatto.

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P.S. opportunamente staccate anche nella grafica dei titoli in copertina, alla fine del CD troviamo in aggiunta venti minuti scarsi di interessanti bonus tracks, in forma di remixes ed alternate mix; da considerare come un EP separato, per cui si consiglia l’ascolto a parte.

Alfonso Tregua

1. Lake of Fire 4:25 
2. Money Speaks 4:40 
3. You’ll Just Have to See It to Believe 5:20 
4. Stars of Sayulita 6:17 
5. Warning 4:18 
6. What Have They Done to the Rain 4:55 
7. Abandoned Mines 5:50 
8. Suicide Train 4:20 
9. Telstar 3:56 
10. Dateless Oblivion & Divine Repose 1:54 Plus Bonus Tracks:

Abandoned Mines Forrest Fang Remix 8:00
You’ll Just Have to See It to Believe Alternate Mix 5:50 
Lake of Fire Evan Schiller Remix 4:25

Barry Cleveland electric & acoustic guitar, electric & acoustic 12-string guitar, Moog Guitar, GuitarViol, sampled percussion, sampled Mellotron, voice (8), bass (8); Robert Powell pedal-steel guitar (1-5, 7, 9, 11-13), lap-steel guitar (4); Michael Manring bass (1-9, 11-13); Celso Alberti drums, percussion (1-4, 6-9, 11-13); Amy X Neuburg vocals (1, 2, 6, 9, 10, 13).

With
Harry Manx vocals (4); Deborah Holland vocals (4); Artist General voice (5); Erdem Helvacioglu acoustic-electric guitar, electronics (3, 13); Rick Walker chain-link drums, teapot (5), congas (4), dumbec (7); Gino Robair dumbec, kendang (6)

Holdsworth/Pasqua/Haslip/Wackerman – Blues for Tony

tonyMJR 029 (2 CD)

 

Allan Holdsworth (chitarre) – Alan Pasqua (tastiere) – Jimmy Haslip (basso) – Chad Wackerman (batteria)

Fedele testimonianza live di un tour del 2007, che ha preso spunto dalla passata militanza di Allan Holdsworth ed Alan Pasqua nel New Tony Williams Lifetime, questo “Blues for Tony” documenta come meglio non si potrebbe la smagliante forma dei quattro e la loro perfetta interazione sul palco.

Se in prima analisi è opportuno soffermarsi sulle intatte doti, al limite del sovrannaturale, del chitarrista di Bradford, autentica pietra angolare del jazz-rock passato e contemporaneo, ideale unione fra virtuosismo, sintesi ed espressività, va messa a nostro avviso in rilievo anche l’eccellente e matura prova del tastierista Alan Pasqua, impeccabile nelle esecuzioni ed ispirato sul versante compositivo, equamente suddiviso nella scaletta con Holdsworth.

Completato dal possente e misurato sostegno del basso di Jimmy Haslip, e dal fantasioso e solido drumming di Chad Wackerman, noto per la sua lunga collaborazione con Frank Zappa, “Blues for Tony” è un percorso che regala un’ascolto fluido ed avvincente, un’innovativa e ricca rilettura del catalogo jazz-rock e fusion.

Tutto il disco mantiene un’elevata intensità, sia negli episodi dal passo più serrato (l’iniziale title-track con Chad in grande spolvero, la prima parte della collettiva impro It must be jazz, Protocosmos, il gran finale funky di Red Alert) che nei momenti più rilassati o meditativi (The Fifth, a firma di Wackerman, impreziosito da un bel solo di basso a introdurre il successivo, devastante intervento di Allan; la seconda parte della già citata impro, con la sei corde ancora in evidenza; il piano solo acustico di To Jaki, George and Thad, ulteriore dedica ai maestri Byard, Russel e Jones).

Eccellente anche la qualità dell’incisione, per cui null’altro da dire, se non Highly Recommended

Alfonso Tregua

01. Blues for Tony; 02. The Fifth; 03. It Must Be Jazz; 04. Fred; 05. Guitar Intro 06. Pud Wud; 07. Looking Glass; 08. To Jaki, George and Thad; 09. San Michele; 10. Protocosmos; 11. Red Alert