Archivio mensile:settembre 2009

D.F.A. – Work in Progress live

 di Alfonso Tregua

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Sulla scorta della positiva impressione data dall’ascolto del notevole 4th, di cui abbiamo già parlato qui, siamo andati ad ascoltare le precedenti uscite discografiche dei D.F.A, percorrendo cronologicamente a ritroso il loro iter.

E’ il 2001 quando viene pubblicato “Work in Progress Live”, registrato il 17 Giugno 2000 nell’ambito del NEARFest. E’ il primo concerto della band negli USA: i sei brani proposti provengono  dai due album di studio precedentemente registrati dal gruppo in Italia, “Lavori in corso” con etichetta Scolopendra, e “Duty Free Area” (Mellow Records), successivamente riediti in un unico doppio CD (“Kaleidoscope”) per Moonjune.

Questo live, quindi, rappresenta un perfetto compendio per chi voglia avvicinarsi alla musica dei DFA.

Le esecuzioni mettono in luce una grande fluidità nell’esposizione delle fitte trame compositive, ricche di controtempi, variazioni e spunti che tengono sempre viva l’attenzione. Siamo nel solco della migliore tradizione prog, spruzzata qui e là da venature funky (l’incipit di Trip on Metrò): la tecnica e l’interplay dei quattro sono di alto livello, per un risultato che, pur essendo fortemente caratterizzato nel genere, suona assai fresco, moderno e convincente dal punto di vista strumentale, un pò datato e meno incisivo negli interventi vocali, peraltro piuttosto brevi.

Molto bella la labirintica Escher, suggestiva e malinconica nella sua alternanza fra lento e  serrato incedere Caleidoscopio, che nello sviluppo richiama alla memoria tracce di Gentle Giant; potentissima nell’ impatto Pantera, con l’egregio lavoro delle sei corde di Minella che prepara il terreno alle scorribande sonore dei co-leader Bonomi e De Grandis.  Nel complesso, un buonissimo disco, un ascolto davvero consigliabile anche a distanza di otto anni, come testimonia del resto l’entusiasmo del pubblico, davvero meritato.

1. Escher
2. Caleidoscopio
3. Trip on Metrò
4. La Via
5. Pantera
6. Ragno

– Alberto De Grandis: batteria, percussioni, voce
– Alberto Bonomi: tastiere, organi, synth, voce
– Luca Baldassari: basso
– Silvio Minella: chitarra

Mahogany Frog – DO5

 di Alfonso Tregua

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Bello e potente nell’impatto, che miscela con onnivora disinvoltura massicce sonorità chitarristiche di stampo hard con i timbri di tastiere tipicamente seventies (Farfisa e ARP fra le altre), questo DO5 apre interessanti spiragli nella costruzione di un prog contemporaneo, esclusivamente strumentale,  fresco e coinvolgente.

La trama è ruvida, non si lavora di cesello ma in questi casi è un bene, il prodotto ne guadagna in immediatezza. Non mancano opportuni spunti di follia controllata, come il finale “surf” di You’re Meshugah!, ad arrricchire e variare una costruzione complessiva che trova le sue principali fonti di ispirazione in contesti assai diversi e temporalmente lontani (si colgono echi e colori zappiani e crimsoniani, fino a giungere a sprazzi che richiamano, sviluppandola in direzioni meno opprimenti e monocordi, la cupezza di gruppi come Mono o Mogwai).

Stupenda l’incalzante Medicine Missile, ottima la lunga suite T-Tigers & Toasters, ma su tutto svetta la conclusiva Loveset, epica e solenne, un trip di sei minuti che coniuga le atmosfere psichedeliche dei primi Pink Floyd con una linea melodica in stile Sigur Ros, per poi chiudere con timbri chitarristici bassi e distorti, che si spengono alle soglie del rumore.

Un disco che regge alla prova di più ascolti, un gruppo che promette interessanti evoluzioni…. saremo lì a seguirle.

Moonjune Records

www.moonjune.com

di Alfonso Tregua

La Moonjune Records è una piccola etichetta indipendente, con sede a New York, che spazia in un’area di confine fra jazz, prog e jazz-rock, muovendosi lungo due direttrici nella scelta dei musicisti: da un lato, documentare l’attività più recente di firme di rilievo assoluto ormai consacrate  (Elton Dean, Hugh Hopper, Phil Miller, Geoff Leigh, Elliott Sharp); dall’altro, dare spazio a realtà meno note, ma di elevata qualità tecnica e artistica.

Fin dagli esordi è evidente questa duplicità di intenti: le prime tre produzioni, del 2001, sono infatti il prezioso Bar Torque, che vede in azione il saxello di Elton Dean affiancato dai suoni eterei del chitarrista Mark Hewins, e due dischi live opera di due (semi)sconosciute prog-band italiane, i Finisterre e i DFA.

Questi ultimi, in tempi successivi, troveranno ancora spazio nel catalogo con la ristampa dei loro primi due dischi nel box set Kaleidoscope, e soprattutto con la pubblicazione dell’eccellente 4th, lavoro in studio di notevole spessore e maturità.

Il lavoro che darà maggiore visibilità all’etichetta arriva nel 2005, con Gospel for J.P. III, tributo a Jaco Pastorius che vede coinvolti grossi nomi come Hiram Bullock, Bireli Lagrene, Marcus Miller, Bob Mintzer, John Patitucci, Mike Stern.

Il buon successo commerciale del disco dà ossigeno ai nuovi progetti del poliedrico Leo Pavkovic, inventore e producer di questo catalogo, che può così dedicarsi con più vigore alle sue “vere” passioni.

Le tre uscite successive, infatti, sono nel segno delle emanazioni passate e presenti del fondamentale capitolo Soft Machine: ben due CD per la recente Soft Machine Legacy (i due veterani Hopper e Dean, con il batterista della “fase post-Wyatt” JohnMarshall ed il chitarrista John Etheridge), catturata dal vivo a Zandaam nel 2004, e successivamente in studio nel 2006.

Ad intervallare le due novità, Soft Machine Floating World Live, storica ripresa di un buon concerto a Brema nel 1975, con la line-up dell’album Bundles. Le composizioni sono in gran parte di Karl Jenkins, anche se non mancano (per fortuna) le ultime folate dell’inconfondibile tastiera di Mike Ratledge: a completare il tutto, i funambolismi chitarristici di un Allan Holdsworth in autentico stato di grazia, strepitoso nei suoi solo ed incisivo anche al violino (!).

A seguire, l’ottimo The Unbelievable Truth, dal taglio più jazzistico, che assume anche una triste valenza di addio ad Elton Dean, scomparso dopo soli quattro mesi da questa registrazione live, dell’ottobre 2005, che lo vede affiancato al quintetto belga The Wrong Object. Nonostante l’assenza di prove prima del concerto, l’interplay fra i sei musicisti è la carta vincente del disco, sia nei momenti strutturati con maggior rigore (la classica Seven For Lee, la pacata ballad Baker Treat’s, entrambe dovute alla penna del sassofonista inglese), che nelle fasi più libere e roventi, come la title-track, del chitarrista Michel Delville, e la riuscita impro Millennium Jumble.

Continuando in ordine cronologico, da segnalare First Live in Japan degli Arti & Mestieri, band di culto nel panorama progressive anni’ 70, seguitissima a tutt’oggi soprattutto in Oriente. Il disco mette in luce le immutate doti di virtuosi del tastierista Beppe Crovella e del drummer Furio Chirico, storiche colonne portanti del gruppo. La scaletta propone quasi esclusivamente i classici da Tilt (1974) e Giro di Valzer per domani (1975), dovuti in buona parte alla vena compositiva di Gigi Venegoni, indimenticato (e ancora attivo) chitarrista della formazione originaria, che lasciò nel 1976 per dedicarsi al progetto Venegoni & Co.

Siamo ormai nel 2007: da qui in poi, una proficua accelerazione produttiva vede l’uscita, in rapida successione, di una decina di titoli in due anni scarsi: notevole anche il passo avanti nella qualità tecnica e raffinatezza delle incisioni, con un più massiccio ricorso alle sessioni di studio.

Dopo aver rimandato alle recensioni dettagliate, ai link che trovate di seguito, per Numero D’Vol e Dune di Hugh Hopper, Patahan dei SimakDialog, Dedicated to you... del Delta Saxohone Quartet, Stories From The Shed di The Wrong Object, ed il già citato 4th dei DFA, resta da dedicare la dovuta attenzione ad altri due CD.

Eccellente Conspiracy Theories di Phil Miller, con il raffinato chitarrista spalleggiato da un ampio organico di straordinaria caratura, che in aggiunta al nucleo degli In Cahoots (Pete Lemer e Fred Baker) compendia una gran fetta di storia del Canterbury sound (con Annie Whitehead e Didier Malherbe, e le seppur brevi partecipazioni di Dave Stewart, Barbara Gaskin, Richard Sinclair) mettendo in luce una efficace front-line con i più giovani Simon Picard e Simon Finch. Una bella prova di sapienza compositiva, una delle pagine più riuscite nella discografia da titolare dell’ottimo Phil.

Bello anche Steam, capitolo jazz-rock di robusto impianto dovuto alla nuova Soft Machine Legacy. Ferma restando l’unicità dello scomparso Elton Dean, ben riuscita appare la scelta di rimpiazzarlo con il duttile multistrumentista Theo Travis, che si districa con buona vena tra sassofoni, flauti e loops, costruendo in più punti suggestivi tappeti sonori che aggiungono, alle tipiche sonorità del gruppo, atmosfere in stile Gong.

In attesa dei prossimi capitoli…

Delta Saxophone Quartet

Dedicated to you…but you weren’t listening – The music of Soft Machine

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Il Delta Saxophone Quartet è un ensemble attivo, fin dal 1984, nella proposizione di pagine assai variegate, partendo dalla musica da camera contemporanea fino a spaziare nel minimalismo ormai considerato classico (Reich, Glass, Nyman), senza precludersi incursioni nel “puro” jazz eseguendo, ad esempio, brani di Mike Westbrook, di cui Peter Whyman (alto sax del quartetto) è storico collaboratore.

Non desta sorpresa, quindi, la scelta di ampliare ulteriormente il campo d’azione all’ibrido territorio jazz/rock/prog, rileggendo alcune delle più significative pagine del catalogo Soft Machine.

Accademici nella solida preparazione strumentale, ma mentalmente aperti e votati a scelte eterodosse, i quattro superano a pieni voti la prova, confezionando un prodotto di elevata qualità che non si limita al mero tecnicismo, ma risulta convincente anche sul piano emotivo.

Il materiale tematico viene a volte scandagliato e del tutto riscritto/improvvisato (l’ipnotica apertura Dedicated, o …Kings and Queens 33 years later), in altri casi riproposto in maniera più canonica e rispondente all’originale (come avviene in Mousetrap o Facelift, con la presenza dell’ospite Hugh Hopper e il soprano di Blevins in evidenza); in ogni caso i DSQ disegnano all’interno della trama spazi creativi e originali, per cui ogni composizione acquista nuove prospettive d’ascolto, rivive pur restando sostanzialmente fedele alla propria essenza, lungi dalla sterile celebrazione che è rischio implicito in operazioni di questo tipo.

 Degne di nota, oltre alle già citate, l’assorta e pastorale Everything is You, il medley Outrageous Moon, che in sei minuti scarsi condensa la terza e quarta facciata del monumentale Third (!), ed il solenne Epilogue. Ma si rischia di far torto a un disco compatto e riuscitissimo nella sua interezza, che mantiene intatto il suo fascino anche dopo più ascolti.

Alfonso Tregua

 Graeme Blevins: Soprano Sax
Peter Whyman: Alto & Soprano Sax
Tim Holmes: Tenor & Soprano Sax
Chris Caldwell: Baritone & Soprano sax
Special guests
Hugh Hopper: Bass Guitar, Loops (on Facelift)
Morgan Fischer: Vocals, Hurdy Gurdy, Background Electronics (on Outrageous Moon)

01. Dedicated
02. Facelift
03. Somehow with the Passage of Time (Kings and Queens 33 Years Later)
04. Mousetrap
05. Everything Is You
06. To
07. Outrageous Moon
08. Aubade
09. Noisette
10. Floating World
11. You
12. Tale of Taliesin
13. Dedicated to You
14. Epilogue

http://www.moonjune.com/

http://www.musicontheedge.com/delta.html

The Wrong Object – Stories from the Shed

di Alfonso Tregua

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Disco dall’impatto notevolissimo, questo “Stories From The Shed” è un compendio della ricca inventiva del chitarrista belga Michel Delville, autore della maggior parte dei brani, affiancato da un efficace e rodato quartetto con il quale vanta prestigiose collaborazioni dal vivo (Elton Dean, Harry Beckett, Annie Whitehead e Ed Mann fra gli altri).

La scelta di registrare “live” in studio, senza alcun uso di sovraincisioni, è indice di grande padronanza e sicurezza, e garantisce fluidità all’ascolto, lasciando spazio ad un uso equilibrato dell’improvvisazione, in un impianto comunque costruito in maniera assai meticolosa.

Difficilissimo citare un’influenza diretta: in filigrana traspare un percorso che va dall’art-rock al progressive per approdare al jazz europeo di matrice contemporanea; affiorano qua e là frammenti di Zappa, del Dr. Nerve, dei progetti Masada di John Zorn, ma il tutto è sminuzzato e rielaborato in maniera personale.

Melodie sghembe e fraseggi intricati, una creativa attitudine a spiazzare l’ascoltatore, continue sorprese timbriche nella fitta tessitura, che pur essendo alquanto complicata non smarrisce quasi mai il filo rosso della coerenza, sono gli elementi caratteristici di questo lavoro, in più punti davvero riuscito e coinvolgente.

Pur ricordando a sprazzi, nei momenti ad elevata energia, il Terye Rypdal più duro, Delville rivela anche una personale e feconda voce strumentale, parca nell’uso degli effetti; scevro dal narcisismo per gran parte del disco, si concede con parsimonia l’occhio di bue, come nel conclusivo The Unbelievable Truth – part II (brano già proposto in versione live nel pregevolissimo side-project “Elton Dean & The Wrong Object – The Unbelievable Truth”).

Fra gli altri, merita particolare menzione Laurent Dechambre, con il suo drumming irregolare e fantasioso, seppur solidissimo nella pulsazione ritmica, che sostiene ed integra il percorso sonoro dei solisti, senza limitarsi ad accompagnarlo.

Tirando le somme, al di là di qualche episodico calo di intensità, un disco da raccomandare, un invito a sfuggire alle ovattate confezioni dei soliti noti, un ascolto che può rappresentare una salutare sferzata per molti apparati auricolari.

  1. Sonic Riot At The Holy Palate
  2. 15/05
  3. Sheepwrecked
  4. Acquiring the Taste
  5. Lifting Belly
  6. Malign Siesta
  7. Theresa’s Dress
  8. Rippling Stones
  9. Theresa’s Dress – Reprise
  10. Strangler Fig
  11. Waves and Radiations
  12. Saturn
  13. The Unbelievable Truth – Part I
  14. The Unbelievable Truth – Part II

Michel Delville electric & synth guitar, electronics

Fred Delplancq tenor sax

Jean-Paul Estiévenart trumpet

Damien Polard bass guitar, electronics

Laurent Delchambre drums, assorted percussion, samples, electronics

http://www.moonjune.com/

http://www.wrongobject.com/

http://www.myspace.com/wrongobject