Sirkis/Bialas IQ – Our New Earth

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Ad un passo dal fatidico n.100 di catalogo, Moonjune records propone questo doppio CD del Sirkis/Bialas IQ

Si apre con If Pegasus had one wing…, vivace, ben articolato nella struttura e ricco di controtempo nella costruzione (poli)ritmica, a richiamare la lezione del maestro Bill Bruford, che non a caso firma qui le note di copertina. La nitida vocalità di Sylwia Bialas è anch’essa un chiaro segno del percorso canterburyano, melodia che subito cattura pur nella sua complessità. In Land of Oblivion il suono del vento e il tocco astratto/improvvisato della sei corde bassa di Kevin Glasgow danno corpo al brano fino all’arrivo della voce, che in forma di delicata e narrativa ballad declina un succinto e poetico testo, apprezzabile grazie alla traduzione in inglese “a specchio” sull’elegante libretto, essendo le liriche originali composte e interpretate in lingua polacca. Sostanza analoga anche nel successivo Letter to A., caratterizzato timbricamente dal pesante suono dell’organo a canne e del fender che lo rimpiazza a metà brano; su tutto, la magistrale coloritura percussionistica di Asaf Sirkis, dentro/fuori/a lato del tempo, a intrecciare la trama vocale in un epico finale.

Si continua con il fresco e rilassato andamento di Reminescence, ed a chiudere il primo disco Chiaroscuro, di nuovo giocato su toni sommessi e notturni: entrambi i brani mettono in evidenza l’estro di Frank Harrison, autore di due fluidi e poderosi solo di chiaro e puro stampo jazzistico.

In apertura del secondo disco troviamo il nucleo fondante di questo lavoro, i 20 minuti di The Earth Suite, dove la vocalità della Bialas (senza testo nella circostanza) richiama a tratti quella di Iva Bittova: la parte più intensa e significativa corrisponde alla prima metà della title-track, con il lento incedere scandito dal canto konnakol di Asaf, appena sostenuto da un bordone e da campanelli, che si incrocia poi con quello di Sylwia in un minimale ed ipnotico sviluppo.

Ultime citazioni per Spooky Action at The Distance, assai significativa e densa, iniziamente in forma di strumentale assorto e ondivago a metà strada fra Tangerine Dream e Ligeti, che trova poi gradualmente corpo e ritmo nell’interazione fra i due co-leader, che lasciano infine la ribalta ancora al buon estro di Frank con il suo liquido Fender piano; e per la clamorosa chiusura, drum solo e ancora canto sillabico, del brano finale Picture from a Polish Wood.

Nell’insieme, il quartetto (formatosi nel 2014) pur muovendosi nell’ambito di genere rappresentativo e caratteristico di molte uscite dell’etichetta di Leo Pavkovic, in questa uscita discografica dà prova di consolidata e definitiva maturità, consegnando un ascolto interessante sia sul versante emotivo che per qualità delle prestazioni strumentali.

  1. If Pegasus Had One Wing (He Would Fly In Spirals) – 6:10
  2. Land Of Oblivion – 8:17
  3. Letter To A. – 8:56
  4. Reminiscence – 6:03
  5. Chiaroscuro – 7:54
  6. Rooting – 8:49
  7. Our New Earth – 11:17
  8. Message From The Blue Bird – 5:45
  9. Spooky Action At The Distance – 8:03
  10. Nocturnity – 5:13
  11. Picture From A Polish Wood – 7:36

ASAF SIRKIS: drums (all tracks), crotales (3, 6, 7,10), konnakol (7, 11), Manjira (7), frame drums (7)
SYLVIA BIALAS: voice (all tracks), waterphone (7, 9), overtone singing (6), lyrics (1, 2, 5, 10), konnakol (7)
FRANK HARRISON: piano (1, 2, 4, 5, 6 ,8, 10), keyboards (1, 2, 3, 7, 9, 11)
KEVIN GLASGOW: six string electric bass (all tracks)

Nicolas Meier World Group – Peaceful

https://www.meiergroup.com/music

Torna alle stampe Nicolas Meier, e anche stavolta dopo il duo acustico “in purezza” e il power trio,  sposta le coordinate musicale altrove col suo nuovo quartetto.

Siamo nell’ambito di una rilassata world music, dal sapore ora spiccamente mediterraneo (Besiktas Café), ora venato di influenze sudamericane miste a swing, qui fornito dal nitido violino di Richard Jones (Manzanita Samba): i suoni e le suggestioni di viaggio, unite alle molteplici e accurate scelte timbriche diventano il tratto distintivo del disco, dove si procede in un percorso ondivago e vario, ora facendo convivere con eleganza stilemi del nordafrica con classica fusion (la title track Peaceful, ballad velata da una sottile malinconia), ora rileggendo con tocco personale il flamenco in Water LiliesCity Of The 3 Rivers, sempre contaminati nello svolgimento con sapiente miscela di ritmi mediorientali e progressioni armoniche di stampo anglossasone.

Una ulteriore buona prova per il chitarrista svizzero, sempre in primo piano ma con misura, come sempre perfetto nei solo, veloci e nitidi nel contempo sia nelle fasi più meditative che negli up-tempo, e ben coadiuvato dal solido lavoro dei tre altri componenti del gruppo.

ps. per un collegamento sinaptico di quelli che scattano per conto proprio, dopo l’ascolto di Peaceful sono andato a recuperare e riascoltare un brano (apparentemente) dimenticato e abbandonato negli scaffali da una trentina d’anni, Turkish and American Blend : sostanza sonora diversa, ma definizione che ben si attaglia anche a buona parte di questo disco, a mio avviso…

Nicolas Meier – Acoustic fretless and fretted nylon string string guitars, glissentar and 12 string guitar.
Demi Garcia – Percussion
Kevin Glasgow – Bass
Richard Jones – Violin
  1. Besiktas Cafe
  2. Manzanita Samba
  3. Peaceful
  4. Caravan Of Anatolia
  5. Water Lilies
  6. Princes’ Island
  7. City Of The 3 Rivers
  8. The Island
  9. Soho Square
All songs written by Nicolas Meier
Produced by Nicolas Meier

Marco Trabucco – Meraki

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(Artesuono records 2019)

Accurata ricerca della nitidezza nei suoni, predilezione per atmosfere pacate e di ampio respiro fanno di Meraki un prodotto che si colloca nel solco del moderno mainstream nordeuropeo. E’ un lavoro in cui i quattro musicisti svolgono le loro trame in punta di dita, privilegiando mid-tempo e ballad, e realizzano un percorso dove la notevole perizia strumentale non è mai sfoggiata in maniera narcisistica.

A dare corpo all’insieme è il leader contrabbassista Marco Trabucco, che dopo aver mostrato la sua cavata precisa e al tempo stesso corposa nel brano di apertura  Untitled, prosegue centellinando i propri interventi solistici e lasciando ampio spazio alle buone attitudini del chitarrista Federico Casagrande, il cui fraseggio fluido e veloce si mette in evidenza sia allo strumento elettrico, come in Open space e One for Max, che su quello classico (la title track Meraki). Determinante il suo apporto anche nella suggestiva Tale for a princess, dove si percepisce l’influenza di Bill Frisell.

Altrettanto valida, più orientata sul versante armonico, la prova del pianista Giulio Scaramella, musicista di solida preparazione sia in ambito strettamente jazzistico che classico: la sua zampata solistica più efficace ed evidente è nella ballad Flavia.

In ogni caso, sia il materiale tematico che i solo sono sempre interpretati con misura e concentrazione, caratterizzati da un opportuno e calibrato spazio interno alle note che dà vita a un prodotto che, pur mantenendo una complessiva uniformità d’insieme, non manca di sfumature e intensità.

Il repertorio è interamente composto dal titolare del progetto, eccezion fatta per la conclusiva Romanza, ovvero Giochi Proibiti, reinterpretato all’inizio in forma libera con un astratto dialogo fra contrabbasso e chitarra classica, ben punteggiato dal lavoro coloristico del piano e delle percussioni di Luca Colussi,  per poi limitare opportunamente (un succinto minutino scarso) la citazione esplicita dell’ipersfruttato tema.

1. Untitled
2. Open space
3. Meraki
4. Flavia
5. Tale for a princess
6. One for Max
7. Romanza

Federico Casagrande: chitarra
Giulio Scaramella: piano
Marco Trabucco: contrabbasso / composizioni
Luca Colussi: batteria

Missato e masterizzato da Stefano Amerio all’Artesuono Studio, Cavalicco (UD), prodotto da Stefano Amerio per Artesuono records.

Vince Abbracciante – Terranima

Dodicilune Ed421

Con il suo nuovo lavoro, Terranima, Vince Abbracciante approfondisce e perfeziona la cifra stilistica delineata nel precedente Sincretico. Il sestetto di corde già ascoltato lì viene rafforzato da percussioni e quartetto di strumenti a fiato, in cui spicca il virtuoso Gabriele Mirabassi, dando così forma ad un variegato e ampio organico.

E’ un viaggio sonoro che si configura come una sinfonia dei sud del mondo, rappresentati idealmente dalla terra di Puglia e dal Brasile. Il concetto di musica popolare, caratterizzato da semplici e immediate soluzioni armoniche, viene qui rivisto e rinfrescato con eleganza e sostanza.

Si spazia da trame fitte, con ritmi serrati e danzanti, a toni più malinconici e sommessi, o ad atmosfere rilassate e distese, in una misurata alternanza che dà vita ad un prodotto compatto, da ascoltare come un continuum.

Piccola nota in margine a quanto detto, la simpatica ed inconsueta dedica al produttore del suo (evidentemente) amatissimo strumento: la ballatona dal sapore francese La Borsini, dove lo swingante clarinetto di Mirabassi e la veloce successione dei solo suonano come un (in)conscio omaggio a Django Reinhardt e Richard Galliano.

1 – Saltarello in Dodicilune
2 – Impressioni di Puglia
3 – Fantasia Terranima
4 – Requiem per un Ulivo
5 – Fuga a Sud
6 – Choro 5
7 – Genipabu
8 – La Borsini
9 – Serenata del Canto e dell’IncantoAll compositions and arrangements by Vince Abbracciante (Dodicilune edizioni)

Personnel

Vince Abbracciante – accordion
Gabriele Mirabassi – clarinet
Aldo Di Caterino – flute
Nicola Puntillo – bass clarinet
Giuseppe Smaldino – horn, shells
Nando Di Modugno – guitar
Giorgio Vendola – double bass
Pino Basile – tambourine, percussions
Alkemia Quartet
Marcello De Francesco – violin
Leo Gadaleta – violin
Alfonso Mastrapasqua – viola
Giovanni Astorino – cello

Vasil Hadžimanov Band – Lines in sand

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Musicisti in gran forma, band ben amalgamata e trasparente gioia di suonare contribuiscono al felice esito di questo Lines in Sand,  ottima nuova prova discografica per Vasil Hadžimanov Band, dopo il già ben riuscito Alive.

Una rilassata miscela etno funky apre la title track, colorata dalla suggestiva vocalità di Bojan Ivkovic, rampa di lancio per un incisivo intervento chitarristico, che lascia poi spazio al perentorio solo al Fender Rhodes del leader. Poderoso groove è il tratto distintivo del successivo Mr. Moonjune, con le zampate del synth e il caldissimo fraseggio del tenor sax di Rastko Obradovic a esplicitare l’omaggio al mai troppo lodato Leo Pavkovic. E via continuando con eleganti folate jazzistiche al piano (San snova), ineffabili canzoni in stile canterburiano o black, tocchi di tradizione balcanica rivisitata, sonorità GRP e memorie di Joe Zawinul, intricati riff, controtempi e poliritmi a cui il piano elettrico conferisce una certa aura di “classicità”, ma che riescono nel contempo a suonare freschi e nuovi.

La scelta produttiva di mixare senza soluzione di continuità i brani, uno nell’altro, contribuisce alla fluidità dell’ascolto in maniera determinante. Il gruppo è letteralmente tale, fila come un treno, compatto ed efficiente, ingloba gli innumerevoli elementi di ispirazione e sfugge beffardo ad ogni tentativo di ingabbiarlo in un genere definito.

Cerebralità e vigore, in equilibrio. Al momento, la migliore novità discografica del 2019 passata nel mio lettore CD.

  1. Lines In Sand
  2. Mr. MoonJune
  3. San Snova
  4. Lost
  5. Kazi
  6. Kazi Gradiska
  7. Maklik
  8. For Clara
  9. Waiting For…
  10. Freedom From The Past
  11. Ratnici Podzemlja
  12. Rege Hadzi

VASIL HADZIMANOV – keyboards
BRANKO TRIJIC – guitar
MIROSLAV TOVIRAC – bass guitar
BOJAN IVKOVIC – percussion, vocals
PEDJA MILUTINOVIC – drums
with special guests:
RASTKO OBRADOVIC -sax (2, 8)
MARTA HADZIMANOV – lead vocal (4)
DEAN BOWMAN – lead vocal (8)