Vince Abbracciante – Terranima

Dodicilune Ed421

Con il suo nuovo lavoro, Terranima, Vince Abbracciante approfondisce e perfeziona la cifra stilistica delineata nel precedente Sincretico. Il sestetto di corde già ascoltato lì viene rafforzato da percussioni e quartetto di strumenti a fiato, in cui spicca il virtuoso Gabriele Mirabassi, dando così forma ad un variegato e ampio organico.

E’ un viaggio sonoro che si configura come una sinfonia dei sud del mondo, rappresentati idealmente dalla terra di Puglia e dal Brasile. Il concetto di musica popolare, caratterizzato da semplici e immediate soluzioni armoniche, viene qui rivisto e rinfrescato con eleganza e sostanza.

Si spazia da trame fitte, con ritmi serrati e danzanti, a toni più malinconici e sommessi, o ad atmosfere rilassate e distese, in una misurata alternanza che dà vita ad un prodotto compatto, da ascoltare come un continuum.

Piccola nota in margine a quanto detto, la simpatica ed inconsueta dedica al produttore del suo (evidentemente) amatissimo strumento: la ballatona dal sapore francese La Borsini, dove lo swingante clarinetto di Mirabassi e la veloce successione dei solo suonano come un (in)conscio omaggio a Django Reinhardt e Richard Galliano.

1 – Saltarello in Dodicilune
2 – Impressioni di Puglia
3 – Fantasia Terranima
4 – Requiem per un Ulivo
5 – Fuga a Sud
6 – Choro 5
7 – Genipabu
8 – La Borsini
9 – Serenata del Canto e dell’IncantoAll compositions and arrangements by Vince Abbracciante (Dodicilune edizioni)

Personnel

Vince Abbracciante – accordion
Gabriele Mirabassi – clarinet
Aldo Di Caterino – flute
Nicola Puntillo – bass clarinet
Giuseppe Smaldino – horn, shells
Nando Di Modugno – guitar
Giorgio Vendola – double bass
Pino Basile – tambourine, percussions
Alkemia Quartet
Marcello De Francesco – violin
Leo Gadaleta – violin
Alfonso Mastrapasqua – viola
Giovanni Astorino – cello

Annunci

Vasil Hadžimanov Band – Lines in sand

MJR095

Musicisti in gran forma, band ben amalgamata e trasparente gioia di suonare contribuiscono al felice esito di questo Lines in Sand,  ottima nuova prova discografica per Vasil Hadžimanov Band, dopo il già ben riuscito Alive.

Una rilassata miscela etno funky apre la title track, colorata dalla suggestiva vocalità di Bojan Ivkovic, rampa di lancio per un incisivo intervento chitarristico, che lascia poi spazio al perentorio solo al Fender Rhodes del leader. Poderoso groove è il tratto distintivo del successivo Mr. Moonjune, con le zampate del synth e il caldissimo fraseggio del tenor sax di Rastko Obradovic a esplicitare l’omaggio al mai troppo lodato Leo Pavkovic. E via continuando con eleganti folate jazzistiche al piano (San snova), ineffabili canzoni in stile canterburiano o black, tocchi di tradizione balcanica rivisitata, sonorità GRP e memorie di Joe Zawinul, intricati riff, controtempi e poliritmi a cui il piano elettrico conferisce una certa aura di “classicità”, ma che riescono nel contempo a suonare freschi e nuovi.

La scelta produttiva di mixare senza soluzione di continuità i brani, uno nell’altro, contribuisce alla fluidità dell’ascolto in maniera determinante. Il gruppo è letteralmente tale, fila come un treno, compatto ed efficiente, ingloba gli innumerevoli elementi di ispirazione e sfugge beffardo ad ogni tentativo di ingabbiarlo in un genere definito.

Cerebralità e vigore, in equilibrio. Al momento, la migliore novità discografica del 2019 passata nel mio lettore CD.

  1. Lines In Sand
  2. Mr. MoonJune
  3. San Snova
  4. Lost
  5. Kazi
  6. Kazi Gradiska
  7. Maklik
  8. For Clara
  9. Waiting For…
  10. Freedom From The Past
  11. Ratnici Podzemlja
  12. Rege Hadzi

VASIL HADZIMANOV – keyboards
BRANKO TRIJIC – guitar
MIROSLAV TOVIRAC – bass guitar
BOJAN IVKOVIC – percussion, vocals
PEDJA MILUTINOVIC – drums
with special guests:
RASTKO OBRADOVIC -sax (2, 8)
MARTA HADZIMANOV – lead vocal (4)
DEAN BOWMAN – lead vocal (8)

Dewa Budjana – Mahandini

https://dewabudjana-moonjunerecords.bandcamp.com/album/mahandini-hd

Con le tipiche progresssioni armoniche che caratterizzano la sua personalissima fusion, fra progressive europeo e stilemi della terra d’origine, l’axeman indonesiano Dewa Budjana arricchisce la sua discografia con la recente uscita Mahandini.

Il potente e nuovo quartetto base garantisce, come nelle precedenti prove, un giusto mix fra eleganza e corporeità del suono, con esiti in più punti trascinanti, come in Queen Kanja, con un penetrante guitar solo e la conclusiva spumeggiante esibizione di virtuosismo konnakol del bassista Mohini Dey; e nella successiva Hyang Giri, con la vocalità della javanese Soimah Pancawati a caratterizzare con un esotismo non di maniera il brano, riuscendo nel contempo ad integrarsi pienamente con le folate pianistiche di Jordan Rudess (già Dream Theatre e LTE, giusto per gradire…) e la pulsazione ritmica, dove è ancora Mohini a sfoggiare eccellente groove e tecnica già sopraffina.

ILW è carattterizzato dall’ulteriore ospitata di rilievo data da Mike Stern, che firma col suo inconfondibile stile “pentatonico” il primo dei due guitar solo che danno sostanza al brano.

E, last but not least, in testa e in coda due pezzi dove il vocalist è una autentica sorpresa nel contesto, ovvero John Frusciante, tipica e tormentata figura di rock hero come di più non si potrebbe. Molto bello e ben riuscito soprattutto il brano d’apertura, Crowded, malinconica ballad che con il suo andamento misuratamente epico ben si attaglia ai mezzi tecnici della star newyorkese.

1.
2.
3.
4.
Jung Oman 06:52
5.
6.
Mahandini 08:17
7.

Dewa Budjana (guitars), Jordan Rudess (keyboards), Mohini Dey (bass guitar, konnakol), Marco Minnemann (drums). Special guests: John Frusciante (vocals on 1 and 7), Mike Stern (guest guitar soloist on 5 ), Soimah Pancawati (vocals on 3)

The Wrong Object – Into the Herd

Off Records OCD043 (2019)

Gradita strenna in questo periodo, va alle stampe il nuovo lavoro di Michel Delville alla testa di Wrong Object, a nostro avviso il progetto più complesso e articolato fra le numerose emanazioni che l’axeman di Liegi nel corso del tempo ha organizzato e condotto.

Anche stavolta il terreno si mostra fecondo, e il frutto Into the Herd è davvero sapido, ricco della varietà di stili che da sempre fanno da riferimento nella carriera del chitarrista, di cui spesso si è parlato in questo blog, commentando alcune delle numerose uscite discografiche.

La ruvida pulsazione che apre la title-track sviluppa una trama che riporta alle atmosfere solenni degli Henry Cow. E da lì prende le mosse un percorso che denota grande compattezza sonora, predilezione per le timbriche scure, una discreta maturazione del tastierista Antoine Guenet e il sempre possente apporto del batterista Laurent Delchambre, che firma ben tre dei brani in scaletta.

Determinante anche li contributo dei fiati, affidati a Marti Melia e François Lourtie: esemplificative in tal senso Another thing e Many Lives, dove l’insinuante dialogo delle ance prende all’inizio ampio respiro per poi farsi via via più serrato; e ancora più Ship of fools, con la connotazione jazzistica dei due solo in successione.

Ultime citazioni per Filmic, introdotta da una bella linea di basso che evolve in un ricco e articolato materiale tematico,  balcan-orientale, che lancia una sequenza di brevi e ben riusciti solo prima di tornare brevemente, in chiusura, all’esposizione; e per la scanzonata e divertente frase del conclusivo Psithurism.

Il tutto, sempre con vivo piacere d’ascolto.

1. Into The Herd
2. A Mercy
3. Rumble Buzz
4. Another Thing
5. Filmic
6. Mango Juice
7. Many Lives
8. Ship Of Fools
9. Psithurism
  • Guitar, Guitar Synthesizer – Michel Delville
  • Bass Saxophone, Tenor Saxophone, Clarinet – Marti Melia
  • Tenor Saxophone, Soprano Saxophone – François Lourtie
  • Keyboards – Antoine Guenet
  • Bass – Pierre Mottet
  • Drums, Percussion, Sampler – Laurent Delchambre

Maurizio Brunod/Aldo Mella/Gabriele Boggio Ferraris – Italian Jazz Book Vol.1

UR 013

Repertorio interamente italiano per l’insolito trio che vede le chitarre di Maurizio Brunod  e il vibrafono di Gabriele Boggio Ferraris dividersi equamente la scena, egregiamente affiancati dal contrabbasso di Aldo Mella, che non si limita al mero lavoro di sostegno ritmico, ma svolge un ruolo di pari importanza nell’impianto del progetto, diventando in più punti protagonista principale del percorso sonoro, ad esempio nella riuscitissima versione di Cherries.

Si tratta sostanzialmente di moderno mainstream, che alterna la rilettura di pagine ormai consolidate a livello di veri e propri standard per frequentazione e versioni all’attivo, come Le solite cose, a brani firmati dagli esecutori stessi: Hypnotic Sad Loop di Brunod, con il titolo a dare precisa indicazione sulla scelta del materiale tematico, e Fafa di Mella, dove è la sei corde elettrica a caratterizzare il pezzo in maniera determinante, con un solo molto efficace anche per ricchezza timbrica.

Il disco è caratterizzato da una scelta stilistica alquanto uniforme e “notturna”: tempi lenti e medi, prendere o lasciare. Una spruzzata di swing in più solo nella conclusiva Da Silva, ancora dalla penna di Enrico Rava.

Danças (A.Allione)

Hypnotic Sad Loop (M.Brunod)

Le Solite Cose (E.Rava)

Fafa (A.Mella)

I Gazzillori (D.Di Bonaventura)

Cherries (F.D’Andrea)

Indaco (A.Mandarini)

Da Silva (E.Rava)

Maurizio Brunod – Guitar

Aldo Mella – Doublebass

Gabriele Boggio Ferraris – Vibraphone