Giulia Galliani MAG Collective – SONG FOR JONI

ED405

Operazione coraggiosa, rileggere dal corposo songbook di Joni Mitchell una decina di titoli, scelti prevalentemente fra i primi dischi della grande, raffinata, sempre un passo avanti, celeberrima ma non adeguatamente valutata artista canadese.

L’organico base, sestetto, agisce in chiave prevalentemente jazz-rock (le serrate The Jungle Line e Song To A Seagull, quest’ultima con poderoso sax solo di Giovanni Benvenuti, i riff (s)trascinati di Black Crow colorati con le astratte pennellate elettroniche dell’organo Hammond), anche se non si disdegna la classica ballad (A Case Of You). In entrambe le situazioni, la leader Giulia Galliani si mostra sempre a proprio agio, esibendo vocalità duttile e matura.

Si cambia registro per la mingusiana Goodbye Pork Pie Hat, con la formazione integrata da un trio d’archi “arrangiati” in stile ed atmosfera third stream (a nostro avviso al limite del melenso, ma de gustibus…). Si torna subito ad atmosfere più asciutte, con vago sentore country e gospel nella successiva Shadows And Light, con le voci che diventano tre, grazie alla presenza degli ospiti Luca Latini e Olivia Rovai.

In testa al disco una suggestiva Blue, dove si ammira ancora un elegante impasto di trio vocale, qui formato da Giulia, Sara Battaglini e Camilla Battaglia, sostenuto da un eccellente lavoro del cello; e in coda un deferente e sommesso duetto chitarra voce per All I want.

Un bel lavoro, ben riuscito: scommessa vinta.

1 – Blue
2 – Woodstock
3 – The Jungle Line
4 – Song To A Seagull
5 – A Case Of You
6 – Black Crow
7 – Goodbye Pork Pie Hat
8 – Shadows And Light
9 – My Old Man
10 – All I Want

All compositions by Joni Mitchell except 7 by Charles Mingus

Personnel

Giulia Galliani – vocals
Giovanni Benvenuti – saxophones
Andrea Mucciarelli – guitar
Matteo Addabbo – piano, hammond
Marco Benedetti – electric/double bass
Andrea Beninati – drums, cello
Sara Battaglini, Camilla Battaglia – vocals (1)
Luca Latini, Olivia Rovai – vocals (8)
Katia Moling – viola (7)
Rachele Odescalchi, Samuele Sapienza – violin (7)
Giovanni Mancini – strings arrangements (1, 7)

 

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SCHIAFFINI – PRATI – GEMMO – ARMAROLI – Luc Ferrari Exercises d’Improvisation

ED394

Allievo di Messiaen e Cortot, membro attivo del “Groupe de recherches de musique concrète” della Radio francese, Luc Ferrari è stato autore di pagine assai importanti nell’ambito appena citato: una per tutte, si consiglia l’ascolto di Hétérozygote, datata anni ’60. Qui vengono proposti, in forma di quartetto, i suoi Exercises d’Improvisation.

Il #1 e il #2 hanno un quieto andamento narrativo, caratteristico della poetica dell’artista francese: landscapes su cui agiscono in chiave solistica, alternandosi, il trombone di Giancarlo Schiaffini e il cello a tratti lirico di un sorprendente e ritrovato Walter Prati, in passato già al fianco di guastatori sonori cone Thurston Moore ed Evan Parker.

Il#3 è innervato da una pulsazione in stile Steve Reich, con piano e vibrafono che in ostinato echeggiare inizialmente sostengono il fraseggio del trombone, per poi prendere il sopravvento in un incisivo finale.

#4 bilancia la cupezza del suono, nell’elettronica e nel cello, con il timbro brillante della parte alta del registro del vibrafono di Sergio Armaroli.

#5 è incalzante e più serrata delle precedenti, i suoni si affollano creando un effetto claustrofobico, sostenuto dall’intenso lavoro del cello “pizzicato”, e con un ruolo fondamentale affidato stavolta agli svolazzi del piano preparato di Francesca Gemmo.

Stessa sostanza sonora nutre il #6, scorribande del “tutti” sul tappeto elettronico prodotto da un loop che detta il ritmo con un timbro da vecchio farfisa, un po’ “in C” di Terry Riley e (ovviamente) un po’ “Baba O’Riley” degli Who.

In conclusione, il #7 mette il sigillo ad una prova efficace, consegnando un ascolto interessante e per nulla ostico, nonostante l’impervia area di definizione della proposta musicale.

1 – Exercises d’Improvisation N. 1
2 – Exercises d’Improvisation N. 2
3 – Exercises d’Improvisation N. 3
4 – Exercises d’Improvisation N. 4
5 – Exercises d’Improvisation N. 5
6 – Exercises d’Improvisation N. 6
7 – Exercises d’Improvisation N. 7All compositions by Luc Ferrari

Giancarlo Schiaffini – trombone
Walter Prati –  violoncello
Francesca Gemmo – piano
Sergio Armaroli – vibraphone

Dominique Vantomme – Vegir

MJR 090

Un riff liquido del Fender Rhodes che richiama alla mente, per vaga analogia, un incipit del maestro Ratledge (a voi scoprirlo…): in rapida successione l’ingresso del poderoso basso di Tony Levin, con un’elegante fraseggio sostenuto dal tempo medio, qua e là punteggiato da lievi controtempo, della batteria di Maxime Lessens. Il tutto in graduale progresso di intenità sonora, fino a sfociare nel penetrante guitar solo di Michel Delville. Il pezzo è Double Down, opening di grande impatto per Vegir, lavoro interamente firmato da Dominique Vantomme, al suo esordio con l’etichetta di Leo Pavkovic.

Pur restando più spesso dietro le quinte che in primo piano, lasciando ampi spazi in tal senso ai compagni di percorso impegnati alle corde, il tastierista belga mostra gran disinvoltura e gusto negli interventi solistici, sia al Mini Moog (Equal Minds, con intrigante chiusura rumoristica) che al Rhodes, con egregi risultati ad esempio in The Self Licking Ice-cream Cone

Il materiale tematico, fin troppo lineare, non riserva particolari sorprese: la sostanza del disco è tutta nelle lunghe e ben riuscite sequenze improvvisative, dove, ben sostenuto dal “marchio di qualità” Levin, appare davvero in gran forma Michel Delville. Prende forma e corpo nei suoi solo un ideale compendio di un Hendrix appena appena “ripulito”, e un di Rypdal poco più sanguigno della norma. Entrambi, del resto, amori dichiarati e fonte di ispirazione per il grande axeman di Liegi.

Un’ora e un quarto che scorre via facile, senza mai pigiare il tasto stop.

1.Double Down 07:36
2.Equal Minds 10:19
3.Sizzurp 10:45
4.Playing Chess With Barney Rubble 09:04
5.The Self Licking Ice-cream Cone 13:08
6.Plutocracy 04:38
7.Agent Orange 09:46
8.Emmetropia 09:00

DOMINIQUE VANTOMME: Fender Rhodes Electric Piano, Piano, Mini Moog, Mellotron
MICHEL DELVILLE: Electric Guitar
TONY LEVIN: Bass Guitar, Chapman Stick
MAXIME LENSSENS: Drums

Hobby Horse – Helm

AU9069

Gruppo in attività da otto anni circa, Hobby Horse realizza una produzione assai valida, vero e proprio collettivo sonoro nella totale parità dei ruoli assegnati ai tre musicisti, anche se è il sassofonista Dan Kinzelman a rivestire il ruolo di principale compositore.

Ostinati loop elettronici a sostegno di materiali tematici spesso scarni ed essenziali, e grande attenzione allo sviluppo delle parti solistiche, con particolare enfasi del lavoro percussivo-creativo di un eccellente Stefano Tamborrino.

I brani prendono forma per progressivo accumulo, più spesso energetici ma anche sommessi e meditativi (Cascade), capaci di inaspettati spunti di lirismo come nel finale di Buckle, ma sempre comunque innervati da una opportuna pulsazione ritmica.

Oltre ai pregevoli originali, i tre si/ci concedono il piacere di ascoltare una bella versione di Born Again Cretin, con annessa voce registrata del maestro Wyatt. E a chiudere il tutto, la lenta, profonda e tribale Amundsen va a sfociare nella poderosa costruzione Evidently Chickentown, che prendendo le mosse dallincalzante rap di John Cooper Clarke sviluppa una ipnotica e lunghissima sequenza minimalista, richiamando alla memoria il seminale Come Out di Steve Reich.

Dan Kinzelman tenor saxophone, clarinets, electronics, voice
Joe Rehmer basses, electronics, voice
Stefano Tamborrino drums, electronics, voice

CURRAN – SCHIAFFINI – C. NETO – ARMAROLI From The Alvin Curran Fakebook -The Biella Sessions

ED386

Da sempre indomito sperimentatore, cacciatore di suoni e timbri inauditi, più incline alla composizione istantanea, alla performance e alla conduction estemporanea, ma anche capace di confezionare pagine più convenzionali, Alvin Curran è figura di spicco nella musica contemporanea da una cinquantina di anni e più, ormai.

I compagni di avventura sono qui Giancarlo Schiaffini, il sassofonista Alípio Carvalho Neto e il vibrafonista Sergio Armaroli, interpreti insieme al leader di un variegato percorso, una summa delle diverse anime del compositore di Providence.

Nel primo dei due CD presentati il nucleo fondante è rappresentato dalle 5 Sequences, ispirate a codifiche di recente pubblicate da Curran nel suo Fakebook, che restano ben salde nell’ambito dell’impro radicale, con rari sprazzi pacificanti in un tessuto prevalentemente intransigente. Musica che, tutto sommato, appare un po’ segnata dal tempo. Stessa sostanza sonora, serrata e claustrofobica fino a diventare incontrollata, in Max’d Out.

Ad aprire il disco Under The fig Tree, composizione degli anni ’70 allora proposta in veste dal sapore kosmische musik; nell’attuale versione, si gioca su toni sommessi, i materiali sonori sono ridotti all’osso, piccole scale dal sapore infantile che si aggirano e non trovano (né cercano) evoluzione o soluzione di alcun tipo.

In chiusura invece A room in Rome, assorto piano solo che ritrova a sorpresa il gusto della consonanza, concedendosi anche una solenne conclusione.

Più riuscito a nostro avviso il secondo CD, costituito in gran parte dalla lunga composizione istantanea The Answer is, a firma dei 4 musicisti impegnati, che sfrutta con grande varietà di timbri (anche preregistrati) e soluzioni lo spazio sonoro, in un lungo e fantasioso sviluppo che prende circa una trentina di minuti.

A completamento del lavoro, ancora due composizioni che testimoniano il lato più immediato della produzione di Curran: Field It, un succinto funky che nel complesso si configura come un “moderato swing” da un vinile anni ’50, fatte salve le sporcature elettroniche, ed in chiusura il brevissimo passetto di danza Soft Shoes.

Disc 1
1) Under The Fig Tree
2) Max’d Out
3) Sequence 1
4) Sequence 2
5) Sequence 3
6) Sequence 4
7) Sequence 5
8) Why Is This Night Different From All Other Nights
9) A Room In Rome

Disc 2
  1) The Answer Is…
2) Don’t Throw That Book At Me
3) Field It
4) Soft Shoes

All compositions by Alvin Curran except “The Answer Is…” by Curran, Schiaffini, Carvalho Neto, Armaroli [Tape: “Voci per Gigi” (1994) by Giancarlo Schiaffini; “Beyond Max’d Out” computer tape by Francesca Gemmo]

Personnel

Alvin Curran – piano, shofar, computer
Giancarlo Schiaffini – trombone
Alipio Carvalho Neto – saxophones, brazilian whistles, percussions
Sergio Armaroli – vibraphone, talking drum, tam tam, percussions

Marcello Testa – double bass (2, 3 cd1, 4 cd2)
Nicola Stranieri – drums (2, 3 cd1, 4 cd2)