Wayne Shorter 5 – Dal 1995 al 2005 # Wayne Shorter Acoustic Quartet #
La conclusione della grande parabola creativa che va sotto il nome Weather Report, avvenuta nel 1986 con la pubblicazione dell’atto finale This is This, apre per Wayne Shorter un periodo di transizione,
meno felice e rilevante rispetto alla stagione appena terminata. Dopo tre dischi interlocutori per la Columbia (l’ultimo è
Joy Rider, edito nel 1988), incisi probabilmente più per esigenze contrattuali che creative, nei successivi sei anni il musicista resta praticamente in silenzio.
Il momento di svolta è il 1994, quando avviene il passaggio alla Verve. High Life è il primo disco con la nuova etichetta: Wayne si avvale della collaborazione di Marcus Miller, Rachel Z e David Gilmore per confezionare un prodotto nel quale è evidente soprattutto l’apporto del grande bassista elettrico, che giocò un ruolo fondamentale anche nella carriera dell’ultimo Miles Davis (un titolo per tutti, Tutu).
A seguito di questa uscita, riprende anche l’attività concertistica; fra il 1995 e il 1996, una serie di organici variabili con i quali il nostro mette a punto progressivamente l’impianto e la qualità del nuovo corso. Col senno di poi, una sorta di laboratorio/incubatore che porterà alla luce, qualche anno dopo, l’attuale e strepitoso quartetto. Il 1996 resta purtroppo da ricordare anche per la tragica scomparsa della moglie di Shorter, Ana Maria, morta in un incidente aereo.
Nel 1997 prende corpo l’ennesima collaborazione al di fuori dell’ambito jazzistico, tema ricorrente nella carriera del sassofonista (da menzionare, fra le “strane coppie” più riuscite in anni precedenti, quella con Joni Mitchell, con Pino Daniele e con Carlos Santana); stavolta l’occasione si presenta con i Rolling Stones, per l’uscita di Bridges to Babylon. Nello stesso anno, tappa ben più importante è 1+1, intimistico lavoro in duo con Herbie Hancock: il riuscito (re)incontro darà vita ad un vero e proprio live tour, protrattosi fino al 1998.
La collaborazione alla discografia del pianista continua anche negli anni a venire, con il sax di Wayne a fornire il suo contributo in altri due album: Gershwin’s world, sempre nel 1998, e Future 2 Future tre anni dopo. Nello stesso 2001 un ulteriore incontro con Marcus Miller per la realizzazione di M2, a firma del bassista, e infine la svolta che riporterà il maestro di Newark ai livelli di eccellenza che gli competono, con la definitiva istituzione del Wayne Shorter Acoustic Quartet.
La line-up vede al piano il panamense Danilo Perez, tocco nitido e personale, elevato livello di concentrazione e intensità esecutiva; al contrabbasso John Patitucci, fra i più spettacolari virtuosi dello strumento, che trova in questo ensemble una definitiva consacrazione come musicista a tutto tondo, superando alcune concessioni
al mero tecnicismo che avevano caratterizzato la sua precedente produzione; alla batteria l’ottimo Brian Blade, giunto ai territori jazzistici dopo aver suonato in ambiti assai diversi, in prevalenza pop e country music (collaborazioni con Bob Dylan, Emmylou Harris e la già citata Joni Mitchell): precisione, fantasia e personalità nel dettare i cambi di tempo e di atmosfera le sue peculiari prerogative, una voce freschissima e originale a completare l’alchimia di questo gruppo.
Numerose le performance live memorabili per il telepatico interplay, nonostante le difficoltà insite nel proporre una materia sonora minimale e densa al tempo stesso,
ricca di emergenze del passato ma costantemente proiettata in avanti, alla ricerca di (altre) nuove direzioni. Una scelta ovviamente limitata e parziale di questo fecondo periodo è documentata in Footprints – Live, nel quale sono raccolte tracce registrate da diverse esibizioni, fra il 2001 e il 2002, in Francia, Spagna e Italia. Per la verità la musica del quartetto ha più le caratteristiche del continuum piuttosto che di un canonico repertorio; miglior testimonianza sarebbe stata forse la ripresa integrale di un singolo concerto, sacrificando in nome dell’unitarietà le eventuali pecche dell’una o dell’altra esecuzione.
Nel 2003 nuovo momento chiave, la pubblicazione di Alegria, un lavoro importante e ambizioso: Shorter, qui in veste di arrangiatore oltre che strumentista, non utilizza soltanto l’ormai rodata compagine a quattro, ma amplia l’organico in chiave orchestrale, con ampie sezioni di ottoni, ance ed archi. Nel complesso prendono parte al lavoro una trentina di musicisti (tra i quali spiccano Chris Potter e Brad Mehldau). Sorprendente il materiale proposto, in equilibrio fra composizioni originali e incursioni nel repertorio classico (una per tutte, la n. 5 delle Bachianas Brasileiras di Villa-Lobos). L’album riscuote i favori del pubblico e i riconoscimenti della critica, tra i quali un Grammy Award.
Ancora attività concertistica nel 2004, in prevalenza con l’Acoustic Quartet ed episodicamente con una formazione all-stars, che vede Shorter e Blade affiancati da Herbie Hancock e Dave Holland; immutato l’approccio, alta la qualità in entrambi i casi. Ulteriore ed importante testimonianza discografica, nel giugno 2005 l’uscita di un nuova raccolta live, Beyond The Sound Barrier, che documenta le esibizioni del quartetto stabile nel periodo Novembre 2002 – Aprile 2004.
Il progetto, a nome Weather Report, prende il via nel
A seguire, nel 

La sostituzione di Vitous con il più funky-oriented Alphonso Johnson determina quindi una svolta radicale e definitiva, la cui prima testimonianza è la pubblicazione di 
Sempre nello stesso anno, con il successivo Heavy Weather, i Weather Report licenziano il disco forse più noto e popolare dell’intero percorso artistico. Nel pluripremiato album, fortunatissimo anche da un punto di vista commerciale, spicca il funambolismo strumentale di
Entrato con spavalda autorevolezza, a sostituire Alphonso Johnson in due soli pezzi di Black Market, ben presto Jaco si afferma come “il più grande bassista elettrico del mondo” (parole sue, ma è difficile dargli torto).
Di conseguenza Davis prende contatto nel 
La pervicacia di Davis viene così premiata, e la scelta si rivela molto felice: Wayne si integra alla perfezione con gli altri componenti del gruppo, che sono
Shorter, con il suo decisivo contributo di compositore e arrangiatore.
mentre sax e tromba eseguono, per tutto il brano, un’ostinata (benché mutevole negli accenti) ripetizione del tema, gli altri tre strumenti agiscono con grande autonomia, in un fluido fiume sonoro in cui il “solista” è Tony Williams, che disegna un incredibile numero di variazioni e fornisce una prestazione personale ineguagliabile.
Punto e a capo. Le successive incisioni, nel 
una sempre più estrema semplificazione armonica, la pulsazione ritmica è uniforme ed immutabile. Gli interventi solistici di Shorter, che per la prima volta utilizza in un’incisione il sax soprano, sono modelli di intensità e misura.
Wayning Moments
Quattro mesi dopo viene inciso 
A chiudere la triade, il 24 dicembre
James Spaulding, ancora una prova eccellente con 
I lavori successivi sono
The Big Beat, realizzato nel marzo 1960, presenta ben tre brani di Shorter su sei in programma. The Chess Players, caratterizzato da una scrittura piuttosto lineare, mette in mostra gli influssi di Sonny Rollins nell’approccio di Wayne al proprio assolo; ben più ardite sono invece Sakeena Vision’s, dedicato alla figlia del batterista leader, che sorprende per la raffinatezza dell’impasto timbrico e per la complessità del tema; e soprattutto Lester Left Town (omaggio al grande Lester Young), dove è evidente la ricerca dell’imprevedibile nell’eccentrica melodia, inizialmente discendente e quasi sospesa nel finale, e nelle sequenze di accordi utilizzate. Con un salto di due anni e mezzo, durante i quali la band produce, per la Blue Note, numerosi lavori molto apprezzati, si arriva all’ottobre ’62. I Jazz Messengers passano all’etichetta Riverside, e il primo album realizzato è Caravan.
Due i brani del sassofonista: Sweet ‘n’ Sour, nel quale Wayne si cimenta, con mano assai felice, nel jazz valzer, fornendone un’intricata e personale interpretazione; e This Is For Albert, sentito omaggio al pianista Bud Powell, dove ancora una volta Shorter mostra una sistematica volontà di trovare soluzioni armoniche sempre nuove e inaspettate. Nel febbraio 1964, la compagine di Art Blakey torna ad incidere per la Blue Note, ed il risultato è l’eccellente ed energetico Free For All, considerato come uno dei dischi meglio riusciti per questa edizione dei Messengers. A distanza di pochi mesi, Freddie Hubbard abbandonerà il gruppo, e poco dopo anche Shorter chiuderà la felice esperienza, per aprire un nuovo, fecondissimo periodo, che durerà fino al 1970. In questi sei anni, prende corpo la sua attività di leader e, ugualmente esaltante, l’avventura al fianco di Miles Davis, in quintetto prima e in organici più ampi nell’ultima fase.