Moraine – Metamorphic Rock (2011)

22 novembre 2011

Registrato dal vivo al NEARfest 2010, questo disco è un compendio di due precedenti uscite, manifest deNsity, dal quale proviene buona parte della scaletta, e Views From Chicheng Precipice (a nome del leader Dennis Rea), qui rappresentato da una Disoriental suite di una decina di minuti. A completare l’ampio minutaggio, quattro inediti fra i quali spiccano la traccia d’apertura Irreducibile Complexity, vero e proprio manifesto programmatico, e The Okanogan Lobe, notevole per intensità e qualità dei solo.

A confronto col disco di riferimento di studio, questo Metamorphic Rock risulta, a nostro avviso, più potente e fluido. Anche il consistente cambio di line-up ed il ritocco nelle scelte timbriche, più “sporche” e cattive, gioca un ruolo importante nei diversi esiti. La dimensione live giova decisamente , e pur restando nel complesso fedeli all’impianto compositivo, i musicisti appaiono molto più sciolti e disposti al rischio,  fino a spingersi alle soglie del rumore in Uncle Tang’s…..., che mette in evidenza la potenza di fuoco sonora fornita dal sax di James DeJoje, uno degli assenti nelle versioni in studio.

Tirando le somme, quindi, un ascolto coinvolgente, un punto di partenza ideale per chi voglia approcciare l’universo sonoro di Dennis Rea nel suo versante più strettamente prog-rock.

Moonjune Records MJR040 (2011)

1. Irreducible Complexity (3:39)
2. Manifest Density (3:45)
3. Save the Yuppie Breeding Grounds (4:07)
4. Disillusioned Avatar/Dub Interlude/Ephebus Amoebus (10:25)
5.  Disoriental Suite (11:46):
a) Bagua
b) Kan Hai De Re Zi
c) Views from Chicheng Precipice
6. Kuru (4:31)
7. The Okanogan Lobe (7:36)
8. Uncle Tang’s Cabinet of Dr. Caligari (3:44)
9. Blues for a Bruised Planet (4:35)
10. Waylaid (5:31)
11.  Middlebräu (9:09)

Dennis Rea – guitar
Alicia DeJoie – violin
James DeJoie – baritone sax, flute, percussion
Kevin Millard -  8-string bass
Stephen Cavit – drums, percussion

Slivovitz – Bani Ahead

18 novembre 2011

Alla terza prova discografica, gli Slivovitz consegnano alle stampe Bani Ahead, anche stavolta un lavoro di buona qualità. La spumeggiante, ispirata e forse irripetibile baldanza dell’ottimo Hubris (nomen omen), lascia qui il posto ad una maggiore compattezza d’assieme. Permane una positiva attitudine ad esplorare e rielaborare percorsi di alta qualità, con un taglio personale ed uno “stile” ormai definito nei suoi tratti fondamentali: Balcani, Mediterraneo, jazz-rock e qualche spruzzo, più o meno conscio, di prog 70 e rock in opposition.

Tra gli episodi più riusciti, e per certi versi sorprendenti, due momenti meditativi: la parte centrale di Egiziaca, tromba echeggiante in stile Davis elettrico su tappeto chitarristico;  e Opus Focus, ben curato a livello compositivo, e  molto bello nel suo incedere cameristico.
Com’è ovvio, numerose le fasi ad alto tasso energetico: citiamo Cleopatra Through, con un bel solo centrale di Riccardo Villari e l’incalzante chiusura affidata al sax di Pietro Santangelo, la coinvolgente title-track (Dr. Nerve in salsa Bregovic?), e il febbrile ed angoloso sviluppo di 02-09, che mette in luce un intricato fraseggio chitarra-sax-tromba, incastonato fra un sommesso incipit ed una chiusura altrettanto diluita.
Ancora rilassato e disteso il brano finale, Pocho, che sa più di bossa che di tango (come ci si aspetterebbe dal titolo…), ma va bene così.

Alfonso Tregua

P.S. : se vi capitano a tiro,  dal vivo sono energia allo stato puro…. non perdeteli

Moonjune records

MJR039 – 2011

1. Egiziaca (6:57)
2. Cleopatra Through (5:23)
3. Fat (5:03)
4. Vascello (6:05)
5. 02-09 (5:37)
6. Opus Focus (3:51)
7. Bani Ahead (5:20)
8. Pocho (5:51)

Line-up / Musicians

- Domenico Angarano / Bass Guitar
- Derek di Perri / Harmonica
- Marcello Giannini / Guitar
- Salvatore Rainone / Drums
- Ciro Riccardi / Trumpet
- Pietro Santangelo / Tenor & Alto Sax
- Riccardo Villari / Violin

Oprachina – Opra China

13 luglio 2011

                                                                                                                                                                                                                         SLAMCD 527

Ideale compendio di suggestioni canterburyiane, lezioni hard-bop e forme libere, il nuovo disco di Oprachina vede la luce per i tipi della Slam, prestigiosa etichetta inglese che annovera nelle proprie produzioni artisti del calibro di Paul Dunmall, Tony Hymas, Charles Hayward, Lol Coxhill…..

Si aprono le danze con il rilassato andamento di Spezia, ben punteggiato dalle linee del basso di Fabio Fochesato e dalle folate del sax di De Fabritiis, e si prosegue con grande varietà espressiva fra andamenti sghembi e sincopati (Le cose non sempre….,  Sixa 35,  Lat), talora aperti a sviluppi free condotti con grande misura, altrove risolti con maggiore adesione ad una scrittura più definita, ma sempre fluida e libera da pattern.

Non mancano piacevolissimi sapori di ballad : in Nuova Oprachina,  ancora il tenorista in grande spolvero, autore di un solo svolto con grande coerenza armonica e tematica. Intima e sommessa Maria J., delicato dialogo fra le 4 e le 6 corde.

Ad ampliare lo spettro sonoro conferendo ulteriori suggestioni, echi di camerismo contemporaneo in Grigioscuro. Le molteplici influenze sono comunque amalgamate in un percorso coerente dal lavoro quasi “registico” di Massimo Bognetti, chitarrista, leader e autore della maggior parte dei brani.

Un lavoro caratterizzato quindi da una notevole maturità stilistica, denso e significativo ma mai sterilmente cerebrale, assolutamente godibile all’ascolto. Logica e naturale evoluzione del già validissimo “The jazz Farm”, pubblicato nel 2007 con licenza CC e premiato dal pubblico del Web con oltre 200.000 dowloads

Massimo Bognetti: guitar
Errico De Fabritiis: saxophone
Fabio Fochesato: bass
Adriano Galinari: drums

01.Spezia (Porta d’Arce revisited)

02.Le Cose Non Sempre Vanno Come Si Suppone Debbano Andare

03.Ritrovato

04.Fat Fast (new version)

05. The Moon In August (new version)

06.Sixa 35

07.Nuova Oprachina

08.Lat

09.Maria J

10.Grigioscuro (new version)

11.My Waltz

Recorded, mixed and mastered in Rome c/o Etnofonie: Plutone Recording Studio,

november 2009,july september 2010

Alfonso Tregua – Arca Sonora EP

24 aprile 2011

ambient minimal 70s prog experimental atmospheric

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Marbin – Breaking The Cycle

1 aprile 2011

MJR 038

Ha il piacevole gusto datato di un buon vinile, questo “Breaking The Cycle”. Il repertorio è vario e accattivante, con una riuscita alternanza fra momenti strumentali più liberi ed energetici (la track di apertura Loopy, con grande sfoggio di eloquenza in timbri metheniani della chitarra di Dani Rabin, o il divertente blues Bar stomp), e fasi in cui prevale la tendenza ad aperture melodiche all’interno di strutture molto semplici (come Outdoor revolution, dove il sax di Danny Markovitch declama una vera e propria linea di canto, o Western Sky in forma di “canzone senza testo”), con il picco nella malinconica ballata di chiusura, Winds of Grace, con l’ospite vocalist Daniel White a richiamare alla mente immagini in puro stile “late sixties”.

Ben supportati da una ritmica prestigiosa (Wertico e Rodby non hanno bisogno di soverchie presentazioni), i due Marbin confezionano un prodotto di giusta misura nel minutaggio (43′ circa, due facciate di LP… ma questo l’ho già detto), non pretenzioso, lineare e piacevolmente resistente anche al ripetuto ascolto.

Track Listing: Loopy; A Serious Man; Mom’s Song; Bar Stomp; Outdoor Revolution; Western Sky; Burning Match; Claire’s Indigo; Snufkin; The Old Silhouette; Winds of Grace.

Marbin is Dani Rabin guitar &  Danny Markovitch saxophone

with Paul Wertico: percussion; Steve Rodby: bass;

special guests Jamey Haddad: percussion; Matt Davidson: vocals; Leslie Beukelman: vocals; Daniel White: vocals; Makaya McCraven: drums.

Soft Machine Legacy – Live Adventures

2 novembre 2010

MJR 036 (2010)

Registrato in due date del tour europeo 2009, l’ultimo lavoro della SML mostra in più punti una proficua tensione ad una svolta stilistica nel percorso della band.

Se infatti il repertorio comprende ancora, come è doveroso, estratti e stilemi dal catalogo classico (Gesolreut, dal Live record di Six, ed il breve omaggio al compianto Hugh Hopper con l’intricata esposizione tematica del fondamentale Facelift), in buona parte del disco si va giustamente in cerca d’altro, scegliendo la via di una maggiore linearità delle trame sonore.

Ne sono testimonianza la rilassata fusion nei due brani a firma di John Etheridge (Grapehound e In the Back Room), o le suggestioni etno-prog evocate dai fiati di Theo Travis, come nella rilettura in forma di ballad di Song of Aeolus (con lancinante guitar solo!).

Ciazione a parte quale miglior esito creativo del CD, a nostro avviso, per la dilatata apertura Has Riff II, dove il materiale tematico originale (di Mike Ratledge) è solo memoria frammentata, spunto per una bella impro/esplorazione, fatta di suoni e spazio in lento movimento.

L’ascolto complessivo ci consegna quindi un disco valido, che suona attuale, fresco e scorrevole, saggiamente lontano dalla mera e sterile celebrazione delle pur imponenti radici musicali.

1. Has Riff II 8:31
2. Grapehound 8:38
3. The Nodder 7:04
4. In The Back Room 9:41
5. Song Of Aeolus 6:58
6. The Relegation Of Pluto / Transit 3:02
7. Gesolreut 5:52
8. Facelift 3:28
9. The Last Day 5:01

JOHN ETHERIDGE guitar
THEO TRAVIS tenor sax, flute
ROY BABBINGTON bass guitar
JOHN MARSHALL drums.

Recorded at Posthof, Linz, Austria on 22 October 2009 (3, 5, 8, 9) and at The Village, Habach, Germany on 23 October 2009 (1, 2, 4, 6, 7)

CAM Jazz Group

15 settembre 2010

Un sito da segnalare assolutamente, per la sua eccezionalità nell’ambito delle etichette che producono musica interamente protetta da “diritti d’autore” .

Qui il link alla homepage, punto di partenza di una navigazione che è anche un’enorme occasione di ascolto. Una congrua quantità di titoli in formato CD (in particolare i più recenti) è infatti interamente messa a disposizione dell’utente, basta avere installata l’opportuna applicazione per il formato Flash. Una volta apprezzato per intero un disco, si può optare per l’acquisto sulle principali piattaforme digitali (itunes, emusic, amazon, fnac…) o del CD fisico, direttamente dal sito. O accontentarsi di averlo ascoltato gratis…..

La qualità è elevata, sia nel caso delle nuove produzioni che delle imperdibili ristampe da cataloghi storici quali Black Saint, Soul Note e Dischi della Quercia.

In proposito, particolare l’appeal della sezione “box sets”, cofanetti monografici a prezzo davvero contenuto: tra le prossime uscite (previste per fine settembre 2010) due monumentali blocchi di 9CD ciascuno, rispettivamente dedicati a George Russell e Bill Dixon.

Marco Giaccaria – Musica Mantecata vol.3 – Six Solos For Strings

9 settembre 2010

A conclusione di un processo compositivo durato sei anni circa, il terzo volume di “Musica Mantecata” vede all’opera sei solisti di diversa estrazione, fra cui l’autore Marco Giaccaria, che improvvisano su stralci di elettronica provenienti dal secondo omonimo volume, di cui si è già parlato qui.

La partenza è potentissima, con la sei corde elettrica di Damir Nefat lanciata in una scorribanda power metal di grande intensità, che sfumando lascia posto alle compassate atmosfere etniche disegnate dall’oud di Sergio Pugnalin, in un episodio impeccabile dal punto di vista dell’integrazione con il tappeto sonoro originario.

Un breve “interludio” di drum machine e tastiere sintetiche introduce il solo del leader, che sceglie i suoni taglienti del violino elettrico e costruisce una trama fascinosa e cangiante, a tratti dal sapore vagamente orientale.

Ancora una pulsante cesura (“whà?”) fra gli string solos, e poi tocca al contrabbasso di Enrico Fazio, che muove la sua cavata nitida e libera su una fluida base percussiva, confluendo nell’episodio successivo, dove con lentissimo incedere Paolo Avanzo apre un classico raga, affiancando a tratti il canto armonico al suono del sitar. In graduale e canonica progressione ritmica, la splendida e ipnotica performance si chiude dopo 16′ circa.

Ultima breve “intermission” e infine la chitarra elettrica di Claudio Lodati, che firma l’episodio forse più intransigente dell’intero disco, un solo febbrile caratterizzato da fraseggio spezzettato e momenti alle soglie del rumore, in cadenze para-free-jazzistiche.

Brevissimo ed enigmatico “postludio” in chiusura, per un ottimo lavoro che compendia e a nostro avviso supera il pur validissimo volume precedente, grazie al determinante apporto di dita, corde vocali, talento e ispirazione, elementi non surrogabili da qualsivoglia elettronica.

Ah, come al solito, tutto gratis e in alta fedeltà: il link è qui. Buon ascolto, fidatevi.

Alfonso Tregua

DENNIS REA – Views from Chicheng Precipice

26 luglio 2010

MJR034 (2010)

Musicista versatile come pochi, Dennis Rea dà alle stampe un sentito omaggio alle musiche cinesi di tradizione. Il materiale sonoro di base è trattato con rispetto ma manipolato con creativa ispirazione; ne risulta una riuscita sintesi fra suoni ancestrali e contemporaneità, felice nella struttura e nelle scelte timbriche.

Siamo lontani mille miglia (per fortuna) sia dall’oleografia che è rischio insito in progetti di questo genere, che dalla “classica” e funambolica fusion east-west.

E’ un lavoro profondo, essenziale e ricco di sfumature, da cogliere con ripetuti ascolti.

Entrando nel dettaglio, la scaletta si apre con Three Views From Chicheng Precipice (after Bai Juyi), unico originale a firma del chitarrista, in misurato equilibrio tra le tipiche pentatoniche disegnate da violino e cello e l’impro di stampo prog, per proseguire con l’autentico gioiello Tangabata, meditativo e cameristico nell’impianto, con l’iconica presenza del trombonista Stuart Dempster ad impreziosire un brano ricco di fascino, quieto e dissonante, oggetto sonoro evolutivo, inafferrabile e mutevole ad ogni ascolto.

Solido e lineare Kan Hai De Re Zi, quasi un interludio a preparare l’eccellente, ed arguto anche nel titolo, Aviariations on “A Hundred Birds Serenade the Phoenix”, in origine concepito come esercizio di virtuosismo per oboe cinese; alla mente occidentale è automatico il richiamo ai lavori di Olivier Messiaen sul canto degli uccelli, con l’impressionante vocalità di Caterina De Re, a metà strada fra il birdsinging e l’opera cinese, a svolgere il compito tradizionalmente assegnato allo strumento a fiato. A sostegno, il solo leader con kalimba e tappeti di chitarra elettrica.

A chiudere Bagua (“Eight Trigrams”), enigmatica mistura che prende le mosse dalla musica rituale dello Yunnan per addentrarsi con gran sicurezza nella pura improvvisazione prima di tornare, con interrrogativa e sospesa conclusione, al punto di partenza, in una circolarità che spinge a premere (di nuovo e ancora) il tasto play…..

Alfonso Tregua

1. Three Views From Chicheng Precipice (after Bai Juyi) 9:56
2. Tangabata 15:55
3. Kan Hai De Re Zi (“Days by the Sea”) 3:41
4. Aviariations on “A Hundred Birds Serenade the Phoenix” 6:51
5. Bagua (“Eight Trigrams”) 10:35

DENNIS REA electric and resonator guitars, melodica, Naxi jaw harp, kalimba, dan bau (Vietnamese monochord);

ALICIA ALLEN violin;

GREG CAMPBELL drums, percussion;

RUTH DAVIDSON cello;

JAMES DEJOIE bass flute, bamboo flute, bass clarinet;

CATERINA DE RE voice;

STUART DEMPSTER trombone, conch shell;

WILL DOWD drums, percussion;

ELIZABETH FALCONER koto;

JOHN FALCONER shakuhachi;

JAY JASKOT drums;

PAUL KIKUCHI percussion;

KEVIN MILLARD baliset.

Marco Giaccaria – Sussurro e Fragore / Musica Mantecata

30 aprile 2010

Pluristrumentista dalla solida preparazione accademica, da sempre affiancata ad un indomito spirito di ricerca, Marco Giaccaria si presenta con due nuovi lavori che costituiscono, in qualche misura, una vera e propria summa dei molteplici percorsi sonori intrapresi e battuti in 25 anni di carriera (l’esordio in vinile, Folkestralia, è datato 1986).

Poliedrico negli interessi e rigoroso nelle (invero assai diverse) produzioni, il nostro ha spaziato dal folk italiano e irlandese a materiali di impronta rigorosamente classica, dal progressive alle musiche innovative, dall’elettronica alle collaborazioni para-jazzistiche, mantenendo sempre una fresca vena comunicativa al di là della maggiore o minore cerebralità delle proposte.

Sussurro e Fragore (2009), è un godibile raccolta nella quale, in totale solitudine, Giaccaria rende omaggio a gran parte delle sue fonti d’ispirazione, dall’Irlanda all’India passando per i Balcani, il blues e l’improvvisazione, destreggiandosi con una quantità davvero notevole di flauti (strumento d’elezione), plettri, violini, suoni computerizzati. Un ascolto assai scorrevole, con il picco di intensità nella lunga suite finale [...] e Fragore, che viene poi sviluppata nella sua pienezza nel successivo lavoro.

Musica mantecata – volume 2 (2010) mette infatti a fuoco aspetti più sperimentali ed esplorativi. Un lungo, unico tappeto di suoni elettronici, un muro compatto, poco penetrabile, dall’incedere lento e ipnotico. 57′ circa di quieta trance meditativa, con intensa progressione in basse frequenze (intorno ai 33′ circa) ad introdurre una pulsante e ritmica conclusione, con percussioni sintetiche a sostegno in buona evidenza.

Last but not least, entrambi i CD sono liberamente scaricabili, con licenza Creative Commons, (gradita eventuale donazione volontaria). Qui il primo e qui il secondo, entrambi in formato flac, per cui anche la qualità del suono è ai massimi livelli.

Altre notizie e materiali sonori sono reperibil sul blog di Marco Giaccaria, e sul sito di Musica Mancina.

Alfonso Tregua


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